"Quando mio papà, a 15 anni, scrisse il manifesto della nostra cantina"

 Le vigne Lodali a Treiso
 Le vigne Lodali a Treiso 
Un tema di scuola del 1950, ritrovato da Walter Lodali, produttore dell'omonima tenuta delle Langhe, è l'occasione per aprire un nuovo capitolo per l'azienda: "Mio padre Lorenzo in quel compito espresse obiettivi attualissimi: vini raffinati al miglior prezzo possibile per far conoscere il territorio"
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“Cercherò non di confezionare vini scadenti […], ma vini fini quale il Barbaresco, Barolo ecc. e di metterli in circolazione al miglior prezzo possibile. Se avrò la fortuna di poter iniziare bene il commercio di vini in Italia, cercherò di esportare il vino pregiato italiano all’estero, a un prezzo conveniente da poter vincere la concorrenza. […] lo farò per farmi un nome all’estero e far sì che i prodotti italiani siano sempre più apprezzati all’estero".

Qualità, export, valorizzazione del territorio. A 15 anni, nel 1950, Lorenzo Lodali aveva già le idee chiare. E in questo tema redigeva quello che nei decenni è diventato il manifesto dell’azienda Lodali di Treiso (Cuneo), nel cuore delle Langhe. Oggi al timone c’è il figlio Walter, 44 anni, diploma alla Scuola enologica di Alba, che dal padre ha ereditato la passione, a cui ha aggiunto la cura per i dettagli e la voglia di rinnovarsi, sempre nel rispetto della tradizione. Walter Locali oggi più mai ha preso in mano la cantina sulla quale ha impresso il suo stile, rinnovando i packaging nel segno dell’eleganza, ma esaltando i tratti salienti che dal 1939 caratterizzano il marchio di famiglia. A partire dalle etichette, realizzate in un cotone piacevole al tatto e chic nell’aspetto, su cui Walter ha recuperato la grafia del padre, dedicandogli una linea – quella top di gamma – di vini: dallo Chardonany alla barbera fino a Barbaresco e Barolo. È lo stesso Lodali a raccontarlo: “L’obiettivo era creare un nuovo abito in grado da un lato di rappresentare l’evoluzione della cantina e dall’altro trasmettere la storia che si cela dietro ogni bottiglia – spiega Walter Lodali - il primo passo è stato quello di concentrarsi sulla realizzazione di un nuovo logo che comunicasse la storia e l’identità dell’azienda. Così, dopo un lungo studio, la scelta si è concentrata sul restyling di un lettering che era già elemento di riconoscimento sulle nostre etichette degli anni ‘50 e unico che sentivo appartenermi davvero”.

La linea Lorens, top di gamma
La linea Lorens, top di gamma 

Ed ecco allora apparire in etichetta la scritta a mano Lorens (Lorenzo in dialetto piemontese), con la grafia recuperata da quel tema del 1950 manoscritto da Lorenzo Lodali e impressa sull’etichetta dei top di gamma, proprio a voler sottolineare quanto e come la storia di una famiglia del vino sia in grado di essere riscritta senza rinnegare le origini, anzi riproponendole in chiave moderna. “Per le Riserve Lorens di Chardonnay, Barbera, Barolo e Barbaresco  - sottoline Walter - abbiamo scelto di dar vita ad una grafica più elegante, grazie allo sfondo avorio, e che gli rendesse ancora più omaggio: non solo è stata ridisegnata la cornice di una vecchia etichetta di Barbaresco, ma per il nome è stata ricreata, dallo studio di un tema scolastico del 1950, la calligrafia di mio papà”.

Walter Lodali nella sua cantina
Walter Lodali nella sua cantina 

È stata poi la volta del packaging, studiato dalla SGA di Bergamo, leader nel mondo della creazione di etichette di vino: “Il lavoro è stato elaborato - prosegue Walter - ma studiato nei minimi dettagli e alla fine, con grande soddisfazione ed emozione, posso dire di presentare oggi dei vini le cui etichette sono state create davvero in modo sartoriale per ogni tipologia. Per la collezione classica, invece, è stata creata un’immagine molto lineare ed elegante dove, insieme al logo, ho voluto apporre le mie iniziali, proprio per creare quel perfetto collegamento tra passato e futuro, nonché in segno di mia totale dedizione alla cantina di famiglia”.

Vecchie etichette di Lodali anni Settanta
Vecchie etichette di Lodali anni Settanta 

Una bella storia, segnata anche dalla presenza femminile di Rita, mamma di Walter, rimasta vedova molto presto (Lorenzo è venuto a mancare nei primi anni 80) con un bimbo piccolo, ha preso in mano l’azienda diventando una delle prima donne a condurre una realtà vinicola nelle Langhe, fino ad arrivare al nuovo percorso intrapreso da Walter. “Tuttora mia madre è una forza della natura e non esiste agente di commercio o esperto di marketing che possa gareggiare con la sua personalità e la sua capacità magnetica di attirare il cliente. L’altra sera è riuscita a vendere centinaia di bottiglie a dei visitatori liguri che erano venuti per curiosare e per acquistare 5-6 etichette. Sono andati via con un ordine importante, ma soprattutto per il sorriso sulle labbra per aver vissuto un’esperienza unica. Dopo essersi accordati sull’acquisto, mia madre ha detto: ora sedetevi con me, dimenticate gli affari e guastiamoci una merenda. Vino, pane, salame e tanta spensieratezza!”.

Walter Lodali con la mamma Rita
Walter Lodali con la mamma Rita 

Un modus operandi che solo chi ama la sua terra e le sue vigne può concepire e applicare. Del resto, l’amore per il territorio in casa Lodali è cosa ben collaudata: Walter è la terza generazione, nipote del fondatore, nonno Giovanni, e conosce sin da bambino quei filari che arredano, con eleganza, le pendici delle stupende colline della proprietà, tra Treiso e Roddi. Viti di Nebbiolo, in primis, ma anche di Chardonnay, Barbera e Dolcetto protagoniste di un progetto che ha al centro la qualità in vigna.

Il fascino della natura a Treiso
Il fascino della natura a Treiso 

“La vite e l'ambiente sono il motore: senza la massima attenzione ed il rispetto per le radici in particolare e poi anche per rami, foglie e grappoli non si può avere un'uva che contenga la magia del grande vino – dice Lodali - In cantina abbiamo rinnovato tutto utilizzando le tecnologie più avanzate, ma soprattutto semplificando al massimo: il buon vino nasce dall'uva migliore, nella trasformazione bisogna poi solo essere delicati e precisi cercando di rispettare il più possibile le caratteristiche del territorio. Insomma: poco uomo e tanta natura. E soprattutto un nuovo capitolo che prende forma giorno dopo giorno”.