Lo chef Klopotenko trasforma il ristorante in rifugio e lancia un appello: "Cucinate tutti il borscht ucraino"

Ievgen Klopotenko, 35 anni, sul suo profilo Instagram
Ievgen Klopotenko, 35 anni, sul suo profilo Instagram 
Il cuoco ex MasterChef apre le porte del suo locale a chi fugge dalla guerra e ai militari: "Prepariamo quello che c'è"
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Ha trasformato il suo ristorante gourmet in un rifugio in cui cucina per chi combatte. E invita gli chef internazionali a preparare il borscht, zuppa di barbabietole simbolo (tribolato) dell'Ucraina, per dimostrare vicinanza al suo Paese. Ievgen Klopotenko, 35 anni, ex vincitore del MasterChef ucraino e unico tra i suoi connazionali nella lista "50 Next" sui talenti in cucina, si è trovato in mezzo alla guerra e ha deciso di reagire. Dando il suo contributo in prima persona e chiedendo supporto morale ai cuochi di tutto il mondo.

Come? "Cucinate il borscht e postatelo sui social - è il suo appello -. Perché è un piatto ucraino" sottolinea lo chef, anche se molto diffuso, e da tempo, in diversi Paesi dell'Est Europa e in Russia. Russia a cui è spesso associato e che tre anni fa con un tweet ufficiale lo aveva rivendicato come proprio riaccendendo la disputa tra le due nazioni (finita anche sul New York Times, che rimarcava come già nell'era sovietica alcuni storici e libri russi riconoscessero l'origine ucraina). L'Ucraina però non ci sta, e ha presentato all'Unesco nel 2021 una richiesta di riconoscimento di questa zuppa come parte della propria cultura.

"Ora nel mio ristorante/rifugio - racconta all'agenzia Ansa Klopotenko, chef del ristorante 100 rokiv tomu vpered di Kiev - ci sono circa 30 persone. Una metà è qui per proteggersi dalle bombe, l'altra per cucinare per i militari. Il numero delle persone dipende dai giorni - prosegue - quando suonano le sirene aumenta. Non sappiamo cosa cucineremo domani, dipende da quello che ci viene fornito. I negozi sono quasi vuoti e il poco che si trova è destinato alla popolazione. È già un problema trovare farina e cereali, perché sono i primi prodotti che tutta la gente ha accumulato in dispensa all'inizio degli attacchi".

Ievgen Klopotenko sul suo profilo Instagram
Ievgen Klopotenko sul suo profilo Instagram 
"Eravamo abituati alla cucina fine dining, a menu creativi per poche persone ogni sera - spiega lo chef all'agenzia -. Ora cuciniamo per migliaia di persone, i piatti devono essere gustosi e nutrienti, e devono restare caldi e buoni anche dovendoli trasportare". Klopotenko lavora come cuoco da 12 anni e ha un diploma della scuola Cordon Bleu di Parigi. Il suo amore per la gastronomia risale ai primi viaggi in Italia e nel Regno Unito. "Dai 18 ai 20 anni ho lavorato in un ristorante di stampo sovietico ma non mi piaceva, il cibo era terribile - spiega -. Allora ho smesso, ho fatto il cameriere e poi ho iniziato una mia attività nella produzione di confetture, salse e sottaceti. Poi, sei anni fa ho vinto MasterChef e ho deciso subito dopo di aprire il mio ristorante". Che ora ha trasformato in un rifugio per chi cerca riparo dalla guerra.

"50 Next" lo descrive come lo chef "che ha migliorato la cultura alimentare in Ucraina e che la sta mostrando al mondo". Fautore di molte iniziative per consolidare e far conoscere il patrimonio culinario del suo Paese, ha creato "un sito di cucina e un canale YouTube di ricette ucraine e nel 2016 ha lanciato Cult Food, iniziativa per fornire pasti scolastici migliori. Con il sostegno del governo, ha anche scritto un manuale con più di 100 ricette e sta facendo una campagna per ottenere lo status di patrimonio culturale ucraino per il borscht, la cui provenienza - si legge nella descrizione - è fortemente contesa dalla Russia".

L'appello sul bortsch lanciato su Instagram
L'appello sul bortsch lanciato su Instagram 
Il 30 marzo 2021 l'Ucraina ha presentato all'Unesco la richiesta di inserire nel patrimonio immateriale dell'umanità la "cultura della cucina del borscht ucraino". Al momento non è previsto che la candidatura venga discussa quest'anno, e i tempi normalmente sono rigidi, ma un'eccezione c'è appena stata. Nel 2021 l'Unesco ha infatti valutato (e accettato) la zuppa della libertà di Haiti (soupe joumou) in anticipo come riconoscimento per la situazione drammatica del Paese caraibico, sconvolto dal terremoto. Intanto, Klopotenko chiede sostegno alla comunità degli chef: "Ci sono tanti modi per sostenere l'Ucraina. C'è anche il supporto culturale. Basta cucinare piatti ucraini" è l'appello lanciato un paio di giorni fa sul suo profilo social. E prosegue: "Cucinate il borscht. Questo piatto unisce gli ucraini. Provate anche solo a realizzarlo: noi lo cuciniamo anche adesso, anche ora che le bombe cadono e che sentiamo il rumore degli aerei da guerra. Perché niente ci dà forza interiore più del borscht. Per gli ucraini è magico". Tra gli altri piatti elenca tovchanka e Lviv cheesecake.

"Vorrei che la comunità internazionale capisse chi siamo, che l'Ucraina esiste, che non siamo parte della Russia, abbiamo la nostra cultura, anche gastronomica - spiega lo chef all'Ansa -. Quando tutto questo finirà, vorrei invitare tutti a vedere chi siamo, un Paese che non ha paura, che ha combattuto per difendere la propria libertà. Sto chiedendo a tutti gli chef internazionali di cucinare il borscht perché è un piatto ucraino. Di cucinarlo, di servirlo nel proprio ristorante, di postarlo sui social, di donare i proventi di quel piatto se possibile. A volte basta poco, 'Make borscht not war' ci aiuterebbe a sentirci meno soli - sottolinea - e ci farebbe sentire il sostegno dei nostri colleghi nel mondo".

Al momento, racconta ancora, "non hai scelta, devi fare tutto il possibile per salvare il tuo Paese. Non possiamo permetterci di avere paura, per questo vedete le persone disarmate davanti ai carri armati. Ora il modo in cui ci sentiamo cambia da un secondo all'altro: a volte arrivano notizie positive a proposito della resistenza agli attacchi, e allora il morale è alto, ma poi arrivano notizie tipo quella del bombardamento della centrale nucleare, e allora hai paura, perché se una scimmia prende possesso di una centrale nucleare in quel modo fa paura. Ma cerco di non pensarci e di focalizzare la mia attenzione su quello che ho scelto di fare, devo cucinare per le persone e dare il mio contributo al Paese. Sono convinto che vinceremo, dobbiamo impiegare tutte le nostre forze perché questo avvenga".