Carlo Mondavi: "Mio nonno Robert mi ha insegnato a proteggere la terra: ecco come"

Il nipote del re dei rossi californiani è tornato in Italia, a Diana d'Alba, nell'azienda Sorì della Sorba, dove coltiva Nebbiolo. La sua strategia contro il riscaldamento globale
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COSTIGLIOLE D'ASTI. Carlo Mondavi è un giovane manager del vino, animato da grandissima passione, con il sorriso sempre sul volto e idee vulcaniche sul futuro della viticoltura di cui parla con competenza e trasporto. È il nipote di Robert Mondavi, padre della Napa Valley in California, che ha fatto diventare una delle zone eccellenti della produzione vitivinicola mondavi, e figlio di Tim Mondavi, pioniere del Pinot Nero, sin dagli anni ‘70. Carlo ha vissuto la vigna sin da bambino, sempre al fianco del nonno, che gli ha trasmesso saggezza, segreti, ma soprattutto entusiasmo e determinazione, oltre alla consapevolezza di dover lasciare i vigneti migliori di come li ha trovati: questa la filosofia di famiglia che si tramanda sin dai tempi di Cesare Mondavi, padre di Robert, italiano delle Marche emigrato negli States nel 1906.

Nato a Napa, e cresciuto accanto alla casa del nonno, nel ranch di Wappo Hill (distretto di Stags Leap), oggi Carlo dirige la Raen Winery (Raen è l'acronimo di ricerca, agricoltura, enologia, natura), fondata col fratello Dante, dove produce Pinot Nero da tre vigneti che costellano le colline dell'estrema costa californiana di Sonoma, a un soffio dall’oceano Pacifico. Ma gestisce anche un’azienda in Italia, nelle Langhe con la compagna Giovanna Bagnasco: Sorì della Sorba a Diano d’Alba. Lo abbiamo incontrato a Costigliole d’Asti, nell'azienda Mura Mura di Guido Martinetti e Federico Grom, e con lui abbiamo parlato del futuro dei vini, in tempi di global warming, e delle misure da adottare in campagna per contrastare inquinamento e rimettere la salute dell’ambiente al centro.

Carlo Mondavi e il fratello Dante (@Raen winery instagram)
Carlo Mondavi e il fratello Dante (@Raen winery instagram) 

Quali saranno le caratteristiche dei vini nel futuro?

“Che cosa accadrà nel giro di venti, trenta, quaranta, cinquanta anni? Oggi il cambiamento climatico determina belle annate e annate disastrose. Un anno tiri fuori un grande vino e l’anno dopo hai gelate, grandinate, incendi, eventi che creano difficoltà nelle vigne di tutto il mondo. Ma fra le annate critiche, ce ne sono alcune davvero deliziose. E se riusciamo ad occuparci del cambiamento climatico, allora possiamo lottare. Ormai oggi viviamo a contatto con l’inerzia climatica (la resistenza dei sistemi climatici ai cambiamenti, ndr): se anche smettessimo di aumentare la nostra impronta carbonica, se smettessimo immediatamente, ci sarebbe comunque l’inerzia climatica che causerebbe un lieve innalzamento delle temperature. Quindi dovremo affrontare queste sfide ancora per qualche tempo. Ma la mia speranza, il mio sogno e il mio obiettivo è riuscire ad avere una stabilizzazione del clima. Quando raggiungeremo la stabilità, fra 30-40 anni, avremo vini davvero ottimi, eleganti, migliori rispetto ad oggi, e ci sarà il ritorno di alcuni classici. Tuttavia, di fronte al rischio concreto di avere a che fare con annate tragiche dal punto di vista climatico, dobbiamo agire subito per contrastare il cambiamento climatico, in modo tale che nei 30 anni successivi ai prossimi, quindi fra 60 o anche cento anni, avremo la stabilizzazione del clima, potremo fare grandi vini e avere meno paura del cambiamento climatico. Questo è l’obiettivo che dobbiamo porci”.

Il ritorno in Italia di Carlo Mondavi: "Coltivo Nebbiolo e lancio la sfida al global warming"

In che modo agricoltori e viticoltori possono lottare contro il cambiamento climatico?

“Ci sono diverse cose importanti. La prima: l’agricoltura è responsabile per il 25% della nostra impronta ecologica sul pianeta, e una delle cose che noi agricoltori facciamo maggiormente è arare. Quando si dissoda il terreno, si rilasciano il nitrogeno e il carbonio che restano imprigionati nel suolo. Quindi una delle prime cose che consiglio di fare alla nostra comunità è mettere in atto programmi di non aratura, ovvero di agricoltura rigenerativa. Bisogna abbandonare le pratiche di aratura dei prati. Poi va posto l’accento sulla biodiversità, che è davvero importante. Sono convinto che la permacultura (l’insieme di pratiche mirate al rispetto degli ecosistemi naturali, ndr) sia il graal dell’agricoltura: in questo modo si ha una coltivazione permanente, mirata, che permette ad esempio di introdurre nei campi i fiori che a loro volta portano insetti utili all’ecosistema. Una biodiversità così fatta è così buona e così grande che diventa difficile per la biodiversità “cattiva” trovare spazio. Quindi, non-aratura del terreno, biodiversità, e poi un’altra cosa che credo sia indispensabile è il trattore Monarch (Mondavi col fratello ha fondato il movimento The Monarch Challenge, ndr). Si tratta di un trattore smart, elettrico e a guida autonoma, che ci permetterà di colmare il divario in termini di impronta ecologica tra le pratiche agricole convenzionali e quelle biologiche. Essendo un trattore elettrico, permette di utilizzare energia eolica, geotermica, idrica e solare (quella più comune, che noi usiamo più spesso). Così diventa possibile utilizzare solo energie rinnovabili sulla propria tenuta, eliminando il combustibile fossile. È un risultato davvero importante perché un solo trattore compatto di queste dimensioni (il Monarch ha dai 40 ai 70 cavalli) equivale a 17 auto. Quindi, ogni volta che si usa uno di questi trattori 100% elettrici è come se si togliessero 17 automobili dalla strada. Per concludere, usare il trattore Monarch, adottare principi agricoli che vanno oltre il biologico, sistemi di non aratura, e porre l’attenzione sulla biodiversità: così i viticoltori possono proteggere il pianeta”.

Qual è la lezione più grande che suo nonno e suo padre le hanno lasciato in eredità?

“La lezione che io e i miei fratelli consideriamo sacra è che noi siamo gli amministratori della terra: dobbiamo tenerla cara, proteggerla e noi che la lavoriamo e che ci viviamo sopra, la dobbiamo lasciarla in condizioni migliori di quando l’abbiamo ricevuta. Si tratta di andare oltre la permacultura e le pratiche agricole biodinamiche, di andare verso l’agricoltura rinnovabile e allontanarsi dalle fonti di energia fossile nelle nostre tenute, proteggere il pianeta e la biodiversità. Questa è la saggezza, questi sono i consigli più importanti che mio nonno Robert e mio padre Tim hanno trasmesso a me e ai miei fratelli”.

Carlo Mondavi e la fidanzata Giovanna Bagnasco all'azienda Mura Mura a Costigliole d'Asti
Carlo Mondavi e la fidanzata Giovanna Bagnasco all'azienda Mura Mura a Costigliole d'Asti 

 

La sua famiglia è considerata madre e regina della California vitivinicola, ma lei è anche un’azienda in Piemonte: di che progetto si tratta?

“La mia cantina qui in Italia è Sorì della Sorba a Diano d’Alba. Innanzitutto, è un sogno che si avvera, quello di tornare in Italia più di cento anni dopo che i miei nonni emigrarono. Non volevano andarsene, ma era un periodo difficile. E quindi essere di nuovo qui, dopo cent’anni trascorsi a fare vini in America, è il sogno che diventa realtà. A Sorì della Sorba coltiviamo cento per cento Nebbiolo: un anfiteatro con splendida vista su Diano d’Alba, a una bella altitudine. Ed è galvanizzante: i vini sono eleganti, fini, il terreno presenta una delle formazioni più antiche dell’area con molta argilla, che dona all’uva una struttura incredibile. Li adoro: sono vini aromatici, stupendi, delicati, eterei, e mi sento onorato e fortunato di poter coltivare qui in Italia, ancora una volta, a Sorì della Sorba.

 

Quindi i suoi vini italiani sono migliori di quelli californiani??

“Ehehe, sono diversi! In California faccio il Pinot Noir nelle due tenute a Sonoma perché RAEN è un domaine di Pinot Noir, e onestamente i due vitigni miei preferiti, anche prima di Sorì della Sorba, sono sempre stati Nebbiolo e Pinot Noir. Amo la Borgogna, amo Barolo, Barbaresco e Pinot Noir, sono i miei bimbi! Così diversi!”.

Pinot Noir firmato Raen in riva all'oceano Pacifico (@Raen winery instagram)
Pinot Noir firmato Raen in riva all'oceano Pacifico (@Raen winery instagram)