Vi presento il Lambrusco Cremonese: dai Gonzaga ai fratelli Caleffi

Vi presento il Lambrusco Cremonese: dai Gonzaga ai fratelli Caleffi
È merito di Davide ed Emanuele della cantina Caleffi se oggi si può degustare questo vino eccezionale, figlio di un terroir unico, al confine col Mantovano: i due pionieri hanno recuperato i metodi di vinificazione tradizionali, a partire dalla riferimentazione in bottiglia. E così, laddove un tempo c'erano paludi, ora verdeggia una vite sana e ricca di frutti
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Lambrusco cremonese? Sì, avete capito bene, proprio lambrusco cremonese. E se oggi se ne parla per la prima volta, lo si deve esclusivamente all'intraprendenza di due fratelli agricoltori di Spineda, Davide ed Emanuele Caleffi, che quattro anni fa, per pura passione condivisa, decisero di convertire parte della loro attività zootecnica e cerealicola in vitivinicola. Loro si trovano al confine tra le province di Cremona e Mantova, in una lingua di terra che i Gonzaga donarono ai Marchesi Cavalcabò di Cremona. Il dono comprendeva anche alcune barbatelle di cabernet sauvignon, a loro volta avute in regalo dai Gonzaga dal Re di Francia; ecco spiegato perché queste uve vengono definite autoctone e qui si era soliti utilizzarle come taglio per “rinforzare” il lambrusco.

Un tempo paludosa e invasa da rovi e sterpi – da qui il nome del comune di Spineda – questa zona, storicamente, aveva come vino di riferimento il Lambrusco mantovano prodotto nei comuni limitrofi di Viadana e Sabbioneta – che sono in provincia di Mantova, ma appartengono alla Diocesi di Cremona.

Davide ed Emanuele, consapevoli della bontà finora inespressa del terroir – sono ancora oggi gli unici produttori e imbottigliatori della provincia – hanno recuperato i metodi di produzione “tradizionali”, ricorrendo al metodo ancestrale della rifermentazione in bottiglia; e quindi declinando quattro tipologie di lambrusco, con la varietà autoctona viadanese a recitare un ruolo da protagonista, accanto a lancillotta e salamino. Nei cinque ettari vitati di proprietà, ai quali si aggiungono tre ettari in affitto (30 mila le bottiglie), caratterizzati da terreni fertili e argillosi, i filari vengono lasciati inerbiti e per concimarli viene utilizzato il letame del loro allevamento bovino. Fondamentale anche la potatura verde “importante”, da loro svolta per abbattere il numero dei grappoli e la sovrafogliazione.

 

Prova del loro impegno quotidiano è il piacevolissimo Lambrusco Frizzante Rosso “Ven Ros”, da uve lambrusco viadanese (75%), lambrusco salamino (20%), ancellotta (5%) che stanno 5 giorni sulle bucce. Abbiamo davanti a noi un lambrusco rustico, vinoso, con sentori di frutta secca (noce) e poi un sorso cremoso che corrisponde all’invito di quelle bollicine rosee e saltellanti nel bicchiere.

Lambrusco Frizzante Rosso “Ven Ros”
Lambrusco Frizzante Rosso “Ven Ros” 

Poi, è la volta di un lambrusco nero, il “Ven Negar” (ancellotta 60%, lambrusco viadanese 30%  e 10% lambrusco salamino), otto giorni in tini di legno, che rivela un colore quasi impenetrabile, ed è pieno, fresco, intenso, un vino da mangiare con le sue speziature tipiche che talvolta si ritrovano nei Lambrusco di Viadana.  Davvero buoni e sorprendenti questi vini!

Lambrusco "Ven Negar"
Lambrusco "Ven Negar" 

Quindi, il Lambrusco Rosato “In Fiore”, da uve lambrusco viadanese (80%), con minori percentuali di  salamino e un qualcosa di fortana. Ottenuto dal fiore mosto,  al naso senti la ciliegia pura e note di pelle di salame. In bocca scende secco e avvolgente. 

Lambrusco Rosato “In Fiore”
Lambrusco Rosato “In Fiore” 

Infine, per la linea “Le Regone” il Mantova Ancellotta  “Terra Forte” un'uva ancellotta in purezza che fa 6 mesi in tonneaux e altrettanto tempo in cemento. Interessante fin dal colore rubino brillante e fitto con riflessi violacei generosi, al naso ti raggiungono note agrumate e di mandorla. In bocca è un velluto, rotondo e con un tannino fine e sottile.

“Terra Forte”
“Terra Forte” 

Ma c’è anche il Cabernet Sauvignon in purezza, sempre dell’Igt Mantova che si presenta distesa, meno floreale di quanto ci si aspetta, ma speziato. Ha la medesima morbidezza dell’Ancellotta, ma una complessità diversa.

 

Nota finale con la Malvasia Frizzante “Ven Blanc”: secca, molto beverina, che rivela una piacevole acidità e sapidità, note di frutta (mela, pera). In bocca la freschezza è espressiva, spiccata, con una bollicina finissima che offre un prototipo secco, disteso, davvero piacevole.

 

Tutti vini che rappresentano la nostalgia delle feste e richiamano l’abbinamento con i cotechini vaniglia e i salumi del Cremonese, distretto agroalimentare da riscoprire.

 

 

Cantina Caleffi

Spineda (Cr)

via Cantonazzo, 3

tel.  338 9340320 – 339 4087517

Una bottiglia di Lambrusco Frizzante Rosso “Ven Ros”: 20 euro 

 

 

 

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