Venezia capitale del mondo dei cocktail per una settimana

 Bar Dandolo (foto Martino Dini) 
Dal 13 al 19 dicembre 2021 la manifestazione fiorentina si trasferisce nella Serenissima. L'organizzatrice Paola Mencarelli: "Con la Venice Cocktail Week il sogno è fare cultura del bere"
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Creare un movimento del buon bere, della cultura della grande mixology, della bartenderie nel senso più alto del termine. Riportare in quella capitale del glamour senza tempo che è Venezia la rivoluzione miscelata che negli ultimi 6 anni ha travolto Firenze prima e la Toscana poi. E' questo l'obiettivo della Venice Cocktail Week, spin-off lagunare della Florence Cocktail Week (tenutasi lo scorso settembre e in pausa annunciata per il prossimo anno), nato quasi per caso e portato avanti con il solito entusiasmo da Paola Mencarelli, vulcanica organizzatrice sia del progetto iniziale che di questa nuova avventura. Avventura che, ancora una volta con la media partnership de Il Gusto, andrà in onda dal 13 al 19 dicembre 2021 nella città della Biennale, dei Dogi, del Festival del cinema, "aperta e accogliente come forse non mi sarei aspettata", dichiara la padrona di casa. 

Sette giorni di incontri e condivisioni, sul modello già conosciuto della FCW, per una vera e propria invasione spiritosa e culturale di Venezia, che verrà conosciuta attraverso un itinerario meno consueto dei soliti, che toccherà tutti i 26 bar selezionati così come le case private e gli hotel dove si terranno i momenti di approfondimento pomeridiani e serali. Un programma (quello in continuo aggiornamento qui) complesso e vivace, che arriva a pochi giorni da Natale a un banco di prova importante in una città molto diversa da quella in cui è nato il format, accolta con curiosità dai cittadini e con grande entusiasmo dalle istituzioni cittadine: " Siamo particolarmente felici dell’arrivo in città della Cocktail Week" ha infatti dichiarato l'assessore al Turismo Simone Venturini, " un’occasione importante per raccontare al mondo la grande professionalità dei nostri barmen e la qualità dei prodotti utilizzati". Tutto incrociando e incontrando la storia di Venezia con un occhio al design (il logo è disegnato da Pietro Lissoni), uno al dna della liquoristica locale (ci sarà una mostra dedicata ai 100 anni di Select, azienda locale) e un'altra alla naturale e millenaria propensione della Serenissima a incontrare altre culture (ci si potrà divertire con i cocktail dedicati a RiESCO a Bere Italiano, per esempio, dove ogni barman sarà chiamato a utilizzare prodotti artigianali di altre regioni). 

Paola Mencarelli (foto Veronica Gaido) 
Una bella avventura che Paola Mencarelli ha raccontato a ilGusto con entusiasmo e un pizzico di sana ansia di chi si trova ai blocchi di partenza. 


La prima domanda viene spontanea: perché allontanarsi da Firenze e perché proprio Venezia?
"Io non avrei mai pensato di esportare il format, quantomeno in questo momento storico in cui tutto diventa più difficile. Siamo stati contattati alcuni mesi fa da Aman Venice, un resort meraviglioso e sono stati loro (che avevano seguito con interesse la FCW) a chiederci di organizzare qualcosa di simile a Venezia. Inizialmente doveva essere un evento spot, un qualcosa di più leggero, ma poi ci ha travolti l'entusiasmo e abbiamo deciso di replicare il format". 

Quanto è stato difficile oggi, nel 2021, con la pandemia ancora alle porte?
"Moltissimo. Ma forse era anche il momento di farlo, dopo molti anni di organizzazione dell'evento fiorentino che oramai vive quasi di vita propria, l'entusiasmo di organizzare un qualcosa di così complesso (a partire dalla logistica), ci ha travolti. E ho capito che esportare la cultura del buon bere in altre città, creare un movimento italiano, è quasi una missione per me. Oggi sono quasi certa che ci saranno altri eventi come questo, magari altrove".  

Hai passato gran parte dell'ultimo anno a Venezia, per immergerti nella città e capirla. Com'è stato il tuo incontro con la Serenissima?
"È stato direi sorprendente, perché la città ha accolto con grandissimo entusiasmo me e l'iniziativa. E dopo un primo momento di curiosità, guardinga, si è aperta al nostro progetto con un grande interessamento. Meraviglioso è stato il sostegno delle istituzioni, ricevere il patrocinio della città non era affatto scontato, soprattutto al primo anno di un nuovo progetto che parla di alcol e miscelazione. Hanno dimostrato entusiasmo, lungimiranza e coraggio, perché c'è da sottolineare che qui a Venezia non c'è mai stato un singolo evento legato alla miscelazione in senso corale. Siamo degli apripista in questo senso". 

Cosa dobbiamo aspettarci da Venezia nel segno della cocktellerie?
"La città è conosciuta nel mondo per tanti motivi ma nella mappa del mondo della miscelazione non c'è. Anche perché ci sono molti bar d'hotel, ma classici, di tradizione e non veri e propri cocktail bar da strada. Nella nostra mappatura della città ne abbiamo trovati davvero pochissimi. Di fatto, Venezia vive di estremi, tra l'altissimo mondo degli hotel e i bacari, e nei primi la gente ha timore di entrare. Noi cercheremo di unire tutto e raccontare una via di mezzo". 

Caffè Baglioni (foto Martino Dini)  

Difficoltà logistiche e anche un periodo dell'anno complesso, a ridosso del Natale. Quali sono state le difficoltà?
"Ammetto che ci siamo trovati ad avere a che fare con una stagione particolare, infatti l'idea iniziale era di farla ad Aprile, poi per il covid siamo stati costretti a spostare le date. Un cambiamento che però non ci preoccupa, anche perché Venezia èp magica tutto l'anno e ha una grande capacità di rispondere a questo tipo di stimoli. È vero, non si potrà godere della grande e immensa bellezza delle terrazze affacciate sulla laguna, ma sapremo accendere gli interni meravigliosi di caldi e hotel. Proveremo a restituire ai veneziani la loro città con una nuova veste. Le difficoltà logistiche sono invece molto pressanti, ma sono un'ottimista: tutto si risolve". 

Va bene l'ottimismo, ma materialmente come funzionerà l'organizzazione e il modo di raccontare l'evento ai turisti? 
"Nella difficoltà, ci aiuta moltissimo che a Venezia ci si muova moltissimo a piedi, e che tutto sia concentrato al centro. Sarà un itinerario forse più difficile rispetto a quello fiorentino, dove bastava un taxi per muoversi da un locale all'altro, ma permetterà un po' a tutti di conoscere nuovi angoli della città. Ho voluto fortemente che per quest'anno il format restasse identico alle modalità che già conosciamo, ma non esclusiamo per il futuro di adattare il meccanismo alle necessità di Venezia, dovessero emergerne di particolari durante la settimana della VCW".  

Palazzina The Bar (foto Andrea Di Lorenzo) 

L'evento è alle porte. Qual'è la vera sfida?
"Sono due in realtà. La prima è portare a fare gruppo i barman veneziani, abituati a essere molto più individualisti nel lavoro (anche per la forma propria della città) rispetto a quanto oramai siamo abituati a vedere a Firenze o in altre città. E poi in particolar modo sento molto la responsabilità di convincere non solo i cittadini a portare la vita sociale in zone di Venezia che molto spesso durante l'anno sono deserte, ma anche e soprattutto di abbattere il muro che li divide dai grandi alberghi. Molti hanno paura quasi, timore reverenziale, a entrare in alcune strutture e questo frena lo sviluppo di un movimento sano del bere miscelato. Spero di rompere questo circolo vizioso". 

 Va bene una ventata di innovazione, ma il programma come si rapporterà con i simboli del beverage cittadino?
"Abbiamo inserito in cocktail list un twist sullo spritz: ogni barman dovrà rileggerlo a modo suo, ma senza utilizzare il Prosecco. Abbiamo fatto questa scelta proprio per creare un ragionamento collettivo sulla storia di questo cocktail che è, in realtà, nato con un vino fermo. Vogliamo fortemente avviare un percorso culturale rispetto a questo drink. Un altro discorso incentrato sulla storia, invece, è dedicato a Select, il bitter classico veneziano: proporrà una mostra sui suoi 100 anni. Un percorso di rievocazione storica a cui teniamo molto". 

Cosa ti piacerebbe che restasse alla città di quello che state organizzando?
"Bella domanda. Vorrei innanzitutto riuscire innanzitutto a far passare il messaggio del bere di qualità, il bere in maniera responsabile che in Veneto - sorride - è un argomento un po' scottante. Far capire che c'è anche un altro modo di bere, non solo legato al vino e allo spritz, e un altro modo di fare. Sarebbe davvero bello poi far conoscere ai veneziani quello che la città ha da offrire in questo senso e soprattutto che il mondo si accorga di Venezia in questo senso".