Vinitaly, bilancio positivo. Danese (Veronafiere): "E ora uniti per sfidare la Francia"

Maurizio Danese, presidente di Veronafiere 
Tredicimila presenze alla Special Edition di Verona. Il presidente dell'evento: "Un'intesa con il governo per unificare le fiere di filiera: grazie ai fondi statali siamo riusciti a recuperare le perdite. Adesso puntiamo ad aumentare il valore del vino". Il sottosegretario Centinaio: "Compatti contro le imitazioni dei nostri prodotti". Prandini (Coldiretti): "I falsi ci sottraggono un miliardo di euro"
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“Stiamo facendo un ragionamento col governo per unire le fiere della filiera agroalimentare, è arrivato il momento di mettere da parte i campanilismi e fare progetti comuni fra eventi”. Maurizio Danese, presidente di Veronafiere, nello stand de Il Gusto tira le somme della Special Edition di Vinitaly che nei tre giorni di esposizione ha visto protagonisti 13mila operatori professionali, più di 2500 buyer (circa il 22% del totale) e 60 nazioni rappresentate, in attesa della 54^ edizione in programma dal 10 al 13 aprile 2022. “All’inizio il governo era sordo alle nostre richieste, ma in questo momento si sta rivelando molto attento alle esigenze del sistema fieristico – spiega Danese - Le risorse stanziate dai due ministeri Mise e Turismo ci hanno permesso di ristorare quasi completamente le perdite. E grazie a questi finanziamenti importanti nell’agroalimentare abbiamo evitato la possibilità di acquisizioni da parte dei nostri colleghi, principalmente tedeschi, di fiere italiane che, senza aiuti, non avrebbero avuto la possibilità di andare avanti”.

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Tra gli stand della fiera, dedicata al business e quindi in versione ridotta, si è soprattutto respirata una forte volontà di partecipare di nuovo a eventi di presenza fisica, con incontri e degustazioni faccia a faccia. Prova che il digitale esploso durante i lockdown, potrà affiancare, ma non sostituire le fiere. “Abbiamo voluto un Vinitaly dedicato anche al mercato interno del vino che nell’horeca (hotel, ristoranti e bar) ha perso oltre 1 miliardo 800mila milioni di fatturato”, nota dice Danese.

Soddisfazione anche nel governo per la riuscita della manifestazione veronese.  “L’edizione speciale di Vinitaly conferma la ripartenza del vino Made in Italy dopo la pandemia. E il quadro emerso a Verona è più che positivo”, dice il sottosegretario alle Politiche agricole alimentari e forestali, il senatore Gian Marco Centinaio. “Il nostro settore vitivinicolo nel 2021 fa registrare livelli record che superano anche i risultati raggiunti nel periodo pre-Covid. Aumentano anche i consumi interni e familiari. E si conferma soprattutto l’apprezzamento dei nostri vini all’estero con le esportazioni cresciute in questa prima parte dell’anno di oltre il 15% e con la prospettiva di chiudere l’anno raggiungendo per la prima volta la quota di 7 miliardi”.

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Un dato che solleva entusiasmi, come conferma Coldiretti, che nel suo stand a Verona ha portato fisicamente cestini carichi delle numerose varietà di uve che compongono il ricco e variegato vigneto Italia. “Abbiamo portato a Vinitaly Special Edition il Sistema Italia per rappresentare al meglio eccellenze del vigneto italiano – dice Ettore Prandini, presidente della Coldiretti nazionale – Il mondo del vino è ripartito con slancio: nell’export stiamo raggiungendo il record storico di più di 7 miliardi di euro, e questo è un segnale concreto di quanto vale i nostri prodotti”. Ma attenzione, avverte Coldiretti: “Si parla molto di quantità – aggiunge Prandini - ma ora dobbiamo puntare di più sul valore economico delle singole cantine, mutuando da chi, come la Francia, è cresciuto molto più di noi. Ormai siamo arrivati a oltre 12 miliardi fatturato complessivo e anche nella grande distribuzione c’è molta più attenzione anche alla presentazione del prodotto. Non a caso, durante lockdown c’è stato un exploit dei vitigni autoctoni. L’Italia è il Paese con maggior numero di varietà al mondo, e questo è un ulteriore elemento culturale di cui i consumatori possono e devono tenere conto”.

Ettore Prandini, presidente di Coldiretti 

Non solo: in tema di competitività europea, il rating posiziona la filiera vitivinicola al primo posto, superando quella lattiero-casearia, della pasta e dell’ortofrutta, come emerge dai dati dell’Agri4Index, il super-indice innovativo creato da Nomisma per UniCredit in grado di fornire il livello di strategicità della filiera per il sistema agroalimentare italiano e il suo posizionamento competitivo.

Allargando lo sguardo a livello europeo, lo studio coordinato da Denis Pantini, responsabile di Wine Monitor, evidenzia come il settore vino detenga un peso in ambito nazionale superiore a quello francese e spagnolo in merito al valore espresso sia nella fase della produzione agricola (17% contro il 15% della Francia) che in quella industriale (8% contro 7%), mentre sul fronte dell’export l’incidenza del vino sulle vendite oltre frontiera di prodotti alimentari (trasformati) si fermi al 18% contro il 21% della Francia.

Proprio con i francesi, con i quali l’Italia si contende da sempre il primato dell’export mondiale, si evidenzia uno dei principali divari da colmare, in particolare nel posizionamento di prezzo che ancora oggi, dopo anni di importanti rivalutazioni (negli ultimi vent’anni, il prezzo medio all’export dei vini fermi italiani è cresciuto di oltre il 50%) presenta ancora un differenziale del 76% a favore dei transalpini. “Quanto al tema del valore del vino italiano, abbiamo visto che il prezzo medio della bottiglia è cresciuto; certo, i francesi hanno un prezzo quasi al doppio, ma la strada per recuperare è stata intrapresa e c’è coscienza che possiamo pretendere molto di più”, è la riflessione di Danese.

L’Agri4Index ha inoltre calato il confronto di competitività sulle principali regioni vitivinicole del Bel Paese, evidenziando lo scoring più alto per Veneto, Toscana, Trentino Alto Adige e Piemonte, aree territoriali dove risultano più elevate le percentuali di vini Dop/Igp prodotti sul totale regionale (superiori al 90%), più dimensionate le imprese vinicole (con fatturati medi superiori ai 20 Milioni di euro, contro una media nazionale di 6 Milioni) e il cui export cumulato (delle 4 regioni) arriva a pesare per oltre il 77% su quello nazionale.

Il governo, dal canto suo, conferma la lotta alle imitazioni e all’italian sounding, come ha ricordato il ministro dell’Agricoltura, Stefano Patuanelli, domenica in visita alla Special Edition di Vinitaly. “La voglia di vino italiano nel mondo fa aumentare anche i casi di imitazione – nota Centinaio - Bene, dunque, la firma da parte del ministro dello Sviluppo economico del decreto di nomina dei membri del Consiglio nazionale per la lotta alla contraffazione e all’Italian sounding, un fenomeno che sottrae ingenti risorse ogni anno alla nostra economia e che il governo è impegnato a contrastare. Il vino è una nostra eccellenza, il nostro migliore ambasciatore nel mondo ed è espressione dei nostri territori come nel caso del Prosecco le cui colline sono state anche riconosciute patrimonio Unesco. Per questo – prosegue il sottosegretario, che ha la delega al settore – ci batteremo in Europa per fermare tentativi di istituzionalizzare l’Italian sounding, come nel caso del Prosek croato, e in generale per difendere tutte le nostre Dop e Igp”.

Le imitazioni del vino italiano hanno una ricaduta notevole in termini economici, come stimato da Coldiretti. “Il dato stimato oggi delle imitazioni delle nostre Doc, Docg e Igp ha valore complessivo di un miliardo – fa notare Prandini - Valore sottratto al lavoro degli imprenditori delle aziende vitivinicole, ed è un processo che avviene solo sui mercati esteri: quindi, considerando che stiamo per raggiungere il record di valore dell’export del vino 2021 dei 7 miliardi di euro, se noi recuperassimo quel miliardo che ci sottrae chi ci copia, il valore aumenterebbe e in più sarebbe una dimostrazione di attenzione e rispetto per quei consumatori che a livello mondiale amano i nostri marchi. Bisogna tenere alta la guardia su questo tema, anche perché il vino è l’ambasciatore internazionale dell’intero comparto agroalimentare italiano”.

Fa discutere anche il tema della salute pubblica a livello europeo. “Pur essendo d’accordo sulla necessità di tutelare la salute dei cittadini europei e italiani – è la riflessione del sottosegretario Centinaio - la soluzione non può essere rappresentata da health warnings in etichetta, va piuttosto favorita una corretta educazione dei consumatori per un consumo moderato e responsabile non solo di vino, ma di tutte le bevande alcoliche”.