Da “tarallucci e vino” a “che pizza”: ecco l’origine dei modi di dire sul cibo

 Non piangere sul latte versato, è uno dei detti più famosi  
Su un vassoio di parole, motti e detti che uniscono tutta Italia, con i loro significati nascosti
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Da "Parla come mangi" a "Mangia come parli". I modi di dire legati al cibo sono davvero tanti. Un enorme vassoio di pietanze fatte di vocali e consonanti pronte per apparecchiare intere tavolate di frasi, motti, proverbi. Detti popolari entrati da tempo nel lessico quotidiano di tutta Italia. Spesso però è ignoto il loro significato originale. Non si sa bene cosa ci sia dietro quelle parole ripetute chissà quante volte. Come centrotavola verbali, dalla colazione alla cena. Ce n'è davvero, è il caso di dirlo, per tutti i gusti. In un viaggio di bocca in bocca, ecco un percorso ragionato e assaggiato con le posate della curiosità e della meraviglia. Per conoscere e scoprire un universo di storie e riferimenti a volte sorprendenti. 

Si può iniziare col "Rendere pan per focaccia", riprendendo un detto in uso nel Medioevo che inizialmente non aveva il significato negativo che ha ora, ovvero ripagare un torto subito con la stessa moneta. In origine questa frase si riferiva a un'usanza di buon vicinato: le massaie che non avevano abbastanza farina per fare il pane chiedevano alle loro vicine un po' di impasto, le focacce appunto, per poi ricambiare il favore restituendo il pane appena sfornato. All'alimento base della nutrizione si rifanno diversi detti: Chi non ha il pane non ha i denti; È pane per i tuoi denti; Non è farina del tuo sacco; Non di solo pane vive l'uomo; che rimanda anche ad altri termini che legano il cibo alla sopravvivenza economica. Da salario, che deriva dal sale per il suo essere prezioso usato in tempi antichi come moneta di scambio a "pagnotta da portare a casa" riferita ai soldi per vivere. Poi c'è l'espressione "Se non è zuppa è pan bagnato" di origine toscana. Idica due azioni molto simili l'una all'altra, tali da poter essere la stessa cosa. Così come lo erano le zuppe fatte con il pane inumidito e raffermo tipiche della regione. 

"Uff che pizza!" ha varie interpretazioni  

Ed ecco una delle esclamazioni più usate nelle situazioni di stallo, di attesa, di fastidio: Che pizza!, spesso anticipata da uno sbuffo ("Uffa...che pizza"). Strano che sia associata a uno dei simboli del Made in Italy più amato ma sembra che ci siano varie interpretazioni del motivo che ha portato a questa espressione tanto usata. Una si riferisce ai tempi lunghi della lievitazione dell'impasto che richiede pazienza e attesa. L'altra riguarda invece non la pizza che si mangia ma la pellicola dei vecchi film custoditi in una custodia metallica, nei casi in cui erano lunghi e risultavano noiosi. Quindi sulla punta della lingua, non può mancare il nettare di Bacco "In vino veritas", retaggio latino che non trova oblio ma scopre sempre la verità nel vino, che ha la capacità di far parlare apertamente e senza inibizioni. Come dire, per l'appunto "Pane al pane e vino al vino". Rimanendo in cantina, si continua a usare l'espressione "Finire a tarallucci e vino" dall'antica consuetudine, in Puglia e in Campania, di offrire entrambi a fine pasto come simbolo di convivialità informale sia all'interno della famiglia che con gli ospiti. Il significato: concludere una situazione in maniera amichevole.  Quello metaforico usato per indicare esiti inattesi e criticabili come accordi presi sottobanco o compromessi raggiunti tra parti politiche lontane solo all'apparenza. E ancora: "Non si può avere la botte piena e la moglie ubriaca", due situazioni che si escludono a vicenda. Fino a ripetere "Nella botte piccola c'è il vino buono", detto popolare che dovrebbe essere un complimento per le donne non molto alte (con rischio di body shaming, in offesa a queste ultime, qualcuno potrebbe aggiungere...). 

In tema femminile non manca un altro riferimento che mette in risalto l'età delle donne. È "Gallina vecchia fa buon brodo" indicando, in maniera non proprio lusinghiera, la sostanza delle donne mature. Dal vino a "Acqua in bocca" il sorso è breve. Con questo modo di dire si intende far promettere a qualcuno di mantenere un segreto. Si fa risalire a una leggenda secondo la quale una signora che spettegolava spesso sui suoi concittadini e per evitare di farlo ancora chiese consiglio al suo confessore che le disse di tenere in bocca alcune gocce di acqua benedetta per non cadere di nuovo in tentazione. Invece "Far scendere il latte alle ginocchia" indica annoiare senza limiti. Ricorda i tempi in cui la mungitura avveniva manualmente e si era costretti a rimanere a lungo seduti ai piedi della mucca, finché il secchio trattenuto tra le ginocchia non si riempiva. E poi c'è  il famosissimo "Non si piange sul latte versato", perché è impossibile tornare indietro quindi inutile pentirsi di aver fatto qualcosa che non andava fatto. Alle uova son dedicate diverse espressioni. Da "Non rompere le uova del paniere" che significa non fare il guastafeste, a "Non cercare il pelo nell'uovo". Quest'ultimo detto indica chi è estremamente meticoloso e si mette alla ricerca di cose che non può trovare. E poi si raccomanda di "Non camminare sulle uova", se non si vuole fare una frittata, intesa per problemi ed esiti negativi.


Capitolo ricco per quanto riguarda ortaggi, verdure e tutto quanto vien donato dalla terra. Si dice "Casca a fagiolo" quando accade qualcosa che si incastra perfettamente con la situazione. Potrebbe derivare dall'usanza toscana di usare questi legumi tanto amati e presenti nella cucina regionale anche per tenere il conto di votazioni pubbliche. Ancora ai toscani si attribuisce la frase "Andare in un brodo di giuggiole", vale a dire essere felici e soddisfatti. In realtà non solo le giuggiole, che pure esistono nonostante molti credano il contrario, le protagoniste del detto ma le succiole, cioè, dal dialetto toscano,  le castagne cotte nell’acqua. Il termine si è poi esteso ai frutti della pianta del giuggiolo usati per liquori, decotti e marmellate. Invece se "Le castagne si levano dal fuoco (con la zampa del gatto)", ci si riferisce a un'azione che rovina i piani di un altro e facilita i propri. Si fa risalire a una favola in cui una scimmia per prendere i marroni che un uomo stava arrostendo si servì di un felino e le mangiò al posto suo che aveva fatto tutto il lavoro. E riuscì a  non "Esser preso in castagna". 

Poi si raccomanda di "Non cavare sangue da una rapa", perché anche se di color rosso non si può ricavare altro che non il suo succo, quindi occorre lasciar perdere e non accanirsi a cercare laddove non è possibile trovare ciò che ci si aspetta. È anche impossibile "Salvare capra e cavoli", ovvero riuscire a fare delle cose incompatibili fra loro. Risalirebbe a una storia-indovinello in cui un contadino con una barca a due posti doveva caricare insieme un lupo, una capra e dei cavoli senza che nessuno dei primi due mangiasse nulla. E volte, inoltre, c'è qualcosa che c'entra  come i cavoli a merenda, cioè non si associa per niente, come un improbabile spuntino pomeridiano di questo genere. E c'è chi ha "Uno spirito di patata", ovvero che non ha nessun senso dell'umorismo, in quanto l'alcol che si ricava dalle patate non ha molto effetto e si usa solo per pochi liquori. 

"Avere poco sale in zucca" può essere un dramma  


Non manca chi ha "Poco sale in zucca": qui torna l'importanza del sale usato nell'antichità come moneta di scambio e custodito anche all'interno delle zucche come saliere ante litteram per la conservazione degli alimenti. Non trovarne significa "non avere testa", cioè aver la zucca vuota. Infine "Siamo alla frutta", alla fine del pasto, quando si è dato fondo a tutte le energie. Prima un memo: "Una mela al giorno toglie il medico di torno" per le sue proprietà benefiche per la salute. Da ricordare poi che la mela non cade mai lontana dall'albero, perché in famiglia ci si assomiglia un Poeta  tutti, che si cerca sempre "La metà della mela"e che si ha a che fare con "Il pomo della discordia", oggetto di mitologica memoria. E come scordare: "Al contadino non far sapere quanto è buono il cacio con le pere"? Un proverbio popolare dallo sfondo  classista, sulla cui origine si sono interrogati in tanti. E sembra ormai accertato che alla base ci sia la frase francese di epoca medioevale: “Oncques Deus ne fist tel mariage  comme de poire et de fromage". Ovvero: “Dio non ha mai fatto un matrimonio così riuscito come quello tra  la pera e il formaggio”.

Si può quindi concludere con "Le nozze con i fichi secchi", che proprio non possono garantire un banchetto nuziale degno di questo nome. E con la ciliegina sulla torta, che non deve mancare mai.