Pomodoro riccio di Parma: in Parlamento una legge per tutelarlo

La deputata Antonella Incerti ha presentato una proposta legislativa per promuovere una fetta importante di storia agroalimentare emiliana
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Il pomodoro riccio di Parma ha un santo in paradiso. Si chiama Antonella Incerti. Non ha carattere di sacralità, ma da deputata parmense doc ha il merito di aver presentato in Parlamento una proposta di legge per la salvaguardia, la valorizzazione e la promozione dell’’Oro rosso’ della pianura padana, come è stato ribattezzato questo ultracentenario ortaggio dalla buccia delicatissima, le inconfondibili solcature e la ‘spalla’ di un verde brillante. Una legge, spiega Incerti, che se andasse in porto avrebbe grande rilevanza per una produzione che l’Emilia porta avanti da 154 anni e che oggi sarebbe sparita senza la caparbietà e l’impegno di un pugno di agricoltori che hanno voluto custodire un’antica tradizione agricola.


La legge proposta da Incerti finanzierebbe con 1 milione e mezzo di euro in tre anni lo sviluppo di questo specifico settore produttivo e la tutela ambientale delle zone di coltura, nel rispetto del principio di sostenibilità sancito dalle istituzioni europee. La commercializzazione del Riccio, prevede ancora il disegno di legge, dovrà naturalmente rientrare nel quadro normativo in materia di certificazione dei prodotti, per assicurare una leale concorrenza nel mercato e garantire al consumatore informazioni chiare e precise. I siti di produzione, che rappresentano “una rilevante espressione nazionale di tradizioni e pratiche secolari” saranno individuati con decreto del ministro delle Politiche agricole. Si prevede inoltre un contributo di 100mila euro al Crea, il Consiglio per la ricerca e la sperimentazione in agricoltura, con l’obiettivo di “sviluppare tecniche agronomiche orientate alla qualità e al miglioramento delle caratteristiche dell'antico pomodoro riccio di Parma”. 

In inizio fu proprio l'industria conserviera a far diventare famosa questa tipologia di pomodoro 

La ‘Tomàca ‘d Parma’, o ‘Nostrano’, o ‘Rosso Grosso’, solo per citare alcuni tra i nomignoli con cui in passato gli agricoltori locali hanno ribattezzato il riccio di Parma, ha una lunga e avventurosa storia. Le prime selezioni, nel 1867, si devono al pioniere dell’introduzione del pomodoro all’interno della rotazione agraria, l'agronomo parmense Carlo Rognoni che inizia la coltura a pieno campo del riccio a La Mamiana, il suo podere di Panocchia, frazione del comune di Parma di poco più di 600 abitanti. Sotto la sua direzione nel fabbricato colonico La Conserviera viene realizzata la prima conserva dura in pani, allora definita ‘sestuplo concentrato’. Rognoni intuisce, e i fatti gli daranno pienamente ragione, che lo sviluppo della coltivazione del pomodoro sarebbe stato garantito solo creando e sostenendo l'attività di trasformazione. Fermo sostenitore di questa tesi, partecipa nel 1878 all’Expo di Parigi presentando i suoi ‘gioielli’: le conserve di pomodoro in pani e in vasi di cristallo con chiusura ermetica. Ma Rognoni intuisce anche quanto sia indispensabile una cultura agraria diffusa per superare le difficoltà dell’agricoltura di fine Ottocento. E per rilanciare l’economia contadina nelle zone di produzione del Riccio, diventa uno dei più fermi sostenitori delle ‘cattedre ambulanti’, nate a Pisa quasi trent’anni prima e via via sorte in quasi tutte le regioni, diventando per quasi un secolo la più importante istituzione di istruzione agraria, rivolta in particolare ai piccoli agricoltori. Il favore incontrato da queste ‘scuole itineranti’ fu tale che non solo vennero istituite in tutte le province, ma dal 1901 si cominciarono a creare sezioni specializzate accanto a quelle ordinarie, nei più importanti centri rurali. A capo della cattedra un docente in scienze agrarie, assistito da laureati nella stessa materia. Il ‘pool’ teneva conferenze, effettuava sopralluoghi nelle aziende agricole, dispensava consigli ‘tecnici’ agli agricoltori sui concimi da utilizzare, sulle sementi o gli strumenti da utilizzare per la coltivazione della terra. Molte delle cattedre, inoltre, pubblicavano opuscoli e giornali per divulgare le varie tecniche colturali sperimentate in ambito accademico e scientifico.
La legge proposta da Incerti finanzierebbe con 1 milione e mezzo di euro in tre anni lo sviluppo di questo specifico settore produttivo e la tutela ambientale delle zone di coltura, nel rispetto del principio di sostenibilità sancito dalle istituzioni europee 

La fortuna del Riccio di Parma dura qualche decennio. Poi la sua stella si offusca e la coltivazione va in crisi dopo la seconda Guerra Mondiale, quando l’industria conserviera, in espansione, sceglie altre varietà di pomodoro più adatte alla lavorazione industriale: troppo elevato il suo tasso di acidità e troppo difficile il suo trasporto, reso complicato dalla delicatezza della buccia. Paradossalmente dunque l’industria conserviera bolla come difetti proprio le peculiarità dell’Oro della Pianura padana che torna così negli orti per il consumo fresco e domestico. La rinascita di questo pomodoro, colto da fine luglio ai primi di settembre a seconda della stagione, che può pesare fino a 400 grammi, misurare fino a 10 centimetri di diametro ed avere un'altezza di 4-5 centimetri, si deve all’Associazione degli agricoltori custodi del Riccio (http://www.pomodororicciodiparma.it/associazione/), che seguendo gli insegnamenti del professor Rognoni ha studiato e selezionato i semi riportando agli antichi splendori la varietà autoctona nelle aree tipiche di produzione fin dalle origini, Traversetolo, Lesignano dè Bagni. Mamiano, Vigatto, Felino e Langhirano. 


La Mamiana, dove tutto è cominciato, è ancora in piedi; ben ‘conservata’, è il caso di dire. È oggi dimora storica, tutelata dal Mibac insieme alla villa, la stalla e la conserviera, dove il pomodoro veniva passato a mano con grattugie, per togliere pelle e semi, poi bollito in pentoloni e lasciato asciugare al sole sopra lunghe tavole di legno fino a formare, per via del processo di ossidazione, un denso concentrato scuro. Infine la ‘conserva nera’ veniva modellata in forma di cilindri avvolti poi in carta oleata. Ma tutto cambia con l’arrivo dell’invenzione del pasticcere francese Appert: la conserva finisce sterilizzata e sottovuoto, dentro barattoli di vetro chiusi ermeticamente che consentono così al pomodoro di mantenere il suo color vermiglio. Per il ‘re dell’orto’ è l’inizio dell’era moderna.