La città che innova appartiene a tutti

Piazza Castello a Torino vista dall'alto 
Qui c’è la passione del fare la vera arte del lavoro e chiunque può trovare una strada
 
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Torino è una città dove la Storia è di casa e dove si comprende, si conosce e si apprezza l’arte di saper fare bene le cose. Torino è una città dove la Storia è di casa perché la si trova in ogni angolo, dentro ogni portone come nei racconti di famiglia. Una Storia che ha a che vedere con le radici del nostro Paese, dell’idea stessa di nazione, con lo spirito dello Statuto Albertino che per primo sancì il rispetto dei diritti di tutti i cittadini senza più differenze.

È un’origine che risale a come veniva amministrato il territorio ancor prima che lo Stato Unitario nascesse, a come la famiglia dei Savoia aveva costruito i campi militari da cui sono nate alcune grandi città, come ad esempio Alessandria, all’equilibrio fra lo slancio verso il mare e verso la costa, al rispetto per il popolo della montagna come per quello dei fiumi. Ma poi c’è anche l’arte di saper fare le cose. Se Torino è la città dove sono nati la televisione, il cinema, per non parlare dell’industria, le automobili e molte innovazioni scientifiche - grazie al Politecnico - è perché Torino è una città dove le persone hanno la cultura, la passione del fare.  Si origina dal grande riserbo, dal contegno e dal rispetto per il prossimo, per l’operosità. In una espressione: l’arte del lavoro. Molto spesso mi sono chiesto da dove venisse tutto ciò, e una volta, a Cuneo, incontrando un gruppo di veterani del corpo degli Alpini durante la sfilata annuale, gli ho chiesto che cosa significasse essere alpini, perché gli alpini sono nati in Piemonte, come anche i carabinieri sono nati a Torino. “Che cosa significa essere alpini?” gli chiesi. E uno di loro, fra i più anziani, si è fermato un attimo di fronte alla domanda e mi ha spiegato che essere alpini significa incarnare l’alpinità ovvero saper fare le cose da soli, senza aiuti di sorta, nelle condizioni più impreviste e difficili. Perché in effetti in montagna nelle situazioni più impervie, si apprende a fare le cose da soli. È indispensabile per riuscire a farcela fra picchi e boschi. Dove non c’è nessuno che può aiutarti. Ecco perché molto spesso quando c’è da creare o innovare qualcosa in Italia, viene da Torino. Torino è una città che non aspetta gli altri: crea, agisce, fa. Poi magari ha bisogno degli altri tasselli dell’Unità e dell’identità italiana per continuare a costruire, per fare progetti capaci di essere protagonisti in Europa e nel mondo.

Ma il momento iniziale, quello della creatività nel quale il singolo è da solo di fronte a un’azione o un’impresa, a un oggetto e crea una maniera di pensare, una maniera di lavorare e quindi innova, lì c’è il cuore di Torino. Lì c’è la radice della torinesità che credo venga da una parte dalla vicinanza con il popolo della montagna - perché Torino è profondamente una città di montagna - ma anche dalla vocazione europea a guardare oltre le Alpi verso il Continente e oltre gli Appennini fino all’orizzonte del Mediterraneo, alle mete più ambiziose e più avvincenti. In qualche maniera Torino è una città che appartiene a tutti gli italiani, dove tutti si possono sentire cittadini e dove tutti possono in qualche maniera trovare una strada, una ricetta, un modo, un approccio per innovare.