Anita Casamento, la sommelier dell’olio che ascolta gli ulivi

Anita Casamento, titolare dell’azienda agricola Oliviera a Olivola, nel Monferrato Casalese 
Ha riportato la coltivazione a Olivola, nel Basso Monferrato, dopo oltre un secolo: "Oggi conosco le mie piante una per una, sono loro a chiamarmi: io ascolto"
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Anita Casamento è la donna che ha riportato gli ulivi a Olivola, nell'Alessandrino, dopo più di un secolo di assenza. Sui dolci pendii delle colline del Monferrato patrimonio Unesco, in provincia di Alessandria, l’imprenditrice di nascita milanese, ma con le radici ben piantate in Piemonte grazie alla madre, ha portato avanti un’operazione legata al passato del borgo, alle tradizioni che si erano completamente perse. Gli agricoltori raccoglievano le olive per la Real Casa. Una gelata a inizio Novecento ha bruciato, letteralmente, tutti gli alberi presenti. Ed è finita così, non si è più visto un ulivo fino a qualche anno fa. 

«Il primo – racconta – l’ho portato nella mia casa di campagna, qui a Olivola, nel 1995. Era un regalo di compleanno per mia figlia Valentina. Osservarlo è stata la mia ispirazione, ho visto che riusciva a sopravvivere rigoglioso. E allora ne ho piantati due, dieci, venti, trenta». Ora è arrivata a quattro ettari, sviluppati su un terreno giusto in collina a 250 metri sul livello del mare, rivolto a sud est. Sole pieno. 
«Fin da quando siamo arrivati a Olivola, nel Monferrato casalese, ci aveva incuriosito la presenza dell’ulivo nel nome e nello stemma del borgo. Una ricerca negli archivi del municipio ha svelato il mistero: il ramo ricordava che qui si produceva l’extra vergine per i Savoia e che venne portato all’Esposizione mondiale del 1911 come eccellenza d’Italia. Dal 1913 ci furono inverni rigidissimi, le piante sono state decimate dal gelo». Rimaneva solo il ricordo di un’epoca che tutti davano per scomparsa. Tranne lei. 

 

«Essendo la prima che ci riprovava – spiega – non avevo idea né di come si coltivasse qui né di quale qualità avrei avuto bisogno. Allora ho piantato undici cultivar diversi e ho provato. Capendo, poi, che per l’olio è importante l’integrazione: le piante devono convivere fra loro, mescolarsi. Il nostro olio, L’Unico, nasce così da un insieme di sapienza Leccino, Leccio del Corno, Carolea, Picholin, Taggiasca, Moraiolo, Bianchera, Grignan e un tocco di Coratina. Io conosco uno per uno i miei ulivi, li abbraccio, li vado a trovare durante le mie passeggiate; sono loro a dirmi “vieni a guardarmi”. E io ascolto». 

 

L’azienda agricola Oliviera ha un obiettivo preciso: offrire un prodotto buono. Ma che sia certificato da un professionista. Per questo Anita Casamento è diventata sommelier dell’olio. «Mi interessava analizzarlo da ogni punto di vista. Ho partecipato ai corsi di Bibenda, ho studiato per creare un extra vergine buono per sapore e per ricchezza di nutrimento; raccolgo presto, a metà ottobre, per ottenere la massima quantità di polifenoli e vitamine. Diventare sommelier ti apre la sensibilità, quella che tutti abbiamo ma non siamo capaci di sfruttare appieno. Ho imparato a utilizzare l’olfatto per capire le caratteristiche dell’olio, per definire esattamente il profumo che si sente». E intanto i ristoranti stanno cominciando ad affiancare alla carta dei vini e a quella delle acque minerali, pure le specifiche degli extra vergine, così si può scegliere quale abbinare ai piatti. Anita Casamento non può essere più entusiasta di così: «È importante far capire che i profumi si sprigionano da soli. Che la chimica va lasciata fuori dalla bottiglia e anche dai terreni. Noi continueremo a liberare le piante dalle erbacce con la zappa».