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Il ristoratore: un lavoro stupendo. Ma spesso incompreso dalla politica...

Riceviamo e pubblichiamo una riflessione di Flavio Cerioni, proprietario e gestore, dal 1976, dell’hotel ristorante Alla Lanterna (1 cappello sulla Guida Espresso 2020) di Fano (Pesaro-Urbino)

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Faccio parte di quella categoria di imprenditori per i quali sono stati ideati i ‘ristori’. Molti di noi li chiamano ‘mancette’ perché - realmente - si tratta di pochi spiccioli che comunque, in questo momento, non abbiamo la possibilità economica di rifiutare. Non possiamo rifiutare, nemmeno un centesimo, perché molti, troppi di noi - come il sottoscritto - rischiano di rendere del tutto vani, in queste condizioni, i sacrifici di una vita intera. E tutto questo rischia di farci sentire moralmente dei falliti, soprattutto agli occhi dei nostri figli e dei nipoti ai quali stiamo negando quella possibilità di sognare, e di credere in nuove e migliori opportunità, che invece hanno offerto a noi i nostri padri e i padri dei nostri padri. Non ho mai pensato che le soluzioni ai nostri problemi passino per ribellioni ed esternazioni.
Continuo invece a credere, come cittadino e come ristoratore, che vadano rispettate le regole. Però devono essere le regole di un gioco trasparente, ove a perdere non possiamo essere sempre e solo noi cittadini e imprenditori.
Dopo che tutto questo sarà passato, perché prima o poi passerà, vorrei un giorno poter ospitare nel mio ristorante un politico, non importa di che colore. E vorrei che potesse lavorare con noi, con i nostri stessi orari, dalla mattina presto a notte fonda. Vorrei fargli indossare la giacca da cuoco fin da quando si iniziano a pulire le prime verdure fino a quando viene l’ora di uscire in sala per ricevere i complimenti per i piatti e, a notte fonda, si sparecchia prima di chiudere. Vorrei che venisse a fare la spesa e controllasse con me fatture, tasse, costi, oneri, contributi, mettendoli tutti in fila e facendo la somma di una giornata di lavoro.
Credo che se un politico intelligente e attento vivesse realmente sulla sua pelle, attimo per attimo, le difficoltà di questo bellissimo mestiere che noi facciamo tutti i giorni, potrebbe tornare alla sua scrivania più consapevole e più utile a tutti noi e all’intera collettività. Mi si lasci dire, senza alcuna retorica, che il nostro è un lavoro stupendo ma anche molto duro, fatto di sacrifici mentali e fisici, che adesso - ora che siamo pressoché fermi, ora che stiamo vivendo in questa dolorosa e pericolosa sospensione - è gravato anche dalla sensazione e dalla paura di precipitare e dal senso di incomprensione di una politica incapace di mettersi nei nostri panni e di comprendere realmente i nostri veri problemi, che ormai riguardano la nostra stessa sopravvivenza come imprenditori.
Per questo vorrei che un politico, un giorno, venisse a trovarmi con il coraggio e la voglia di indossare, in tutti i sensi, la giacca da cuoco. Per avere, almeno io, la sensazione che esiste ancora qualcuno capace di capire cosa stiamo facendo e con che cosa ci stiamo confrontando in questo momento così difficile.
Non voglio aggiungere altro. Ma colgo l’occasione che mi si sta dando per abbracciare colleghe e colleghi che, come me, stanno preparando piatti da asporto con la stessa cura di quando hanno la sala piena. Anche questo è un modo per fare onore al nostro bellissimo lavoro.