Quella birra americana così "bastarda e arrogante"

Quella birra americana così "bastarda e arrogante"
Due amici e il sogno di un grande birrificio, avveratosi grazie a una ricetta sbagliata che è riuscita a fare la storia. Seguici anche su Facebook 
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"Questa è una birra aggressiva. Probabilmente non ti piacerà. È molto improbabile che tu abbia il gusto o la raffinatezza per poter apprezzare una birra di questa qualità e complessità". Recita così l’etichetta della Arrogant Bastard Ale del birrificio Stone, una delle birre più rappresentative della rivoluzione artigianale americana e un prodotto che riesce a condensare, a livello gustativo e comunicativo, l’essenza anticonformista e poco incline alle regole del movimento brassicolo.

Stone, che oggi è l’ottavo birrificio artigianale per grandezza degli Usa, sorge a Escondido, qualche chilometro a nord di San Diego. È il 1989 e la California non è ancora lo stato americano con il più alto numero di birrifici della nazione. Greg Koch e Steve Wagner sono due giovani, si occupano di musica e sono appassionati di birra. Si incontrano una sera a un corso di degustazione organizzato dall’Università della California a Davis e dopo poco parole scoprono che entrambi hanno un sogno: essere protagonisti nella rivoluzione birraria che in quegli anni sta prendendo il via sul suolo americano.
Negli anni successivi i due proseguono ognuno la propria attività ma si incontrano spesso e ogni volta disegnano e perfezionano il loro destino. Nel 1995, dopo qualche mese di ricerche, Greg e Steve trovano il luogo adatto a realizzare il loro sogno e il 26 luglio 1996 dal birrificio Stone esce il primo fusto di birra: una pale ale dal carattere luppolato. All’inizio del 1997 vengono vendute le prime birre in bottiglia, ma è nel novembre di quello stesso anno che viene commercializzata la birra della svolta: la Arrogant Bastard Ale.

Questa birra, che diventa da subito un modello, nasce per un errore di Steve che producendo una pale ale aggiunse una dose di malto e di luppolo molto più elevate di quanto la ricetta non prevedesse. Il risultato è una birra alcolica e ricca, dalle intense note di caramello e di resina dei luppoli. Una birra iconica che decreta il successo di Stone (che oggi ha tre sedi di cui una a Berlino) e che ha ispirato centinaia di birrai negli anni a venire.
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