Lunga vita al Negroni, il principe dei cocktail

 Originariamente era guarnito con una fetta di limone. La variante con fetta d'arancia divenne famosa solo alcuni anni dopo la nascita dell'originale  
La storia del più italiano e aristocratico tra i long drink, sugli aneddoti degli aperitivi ottocenteschi all'argento nella classifica dei migliori del mondo di "Drinks International". Gli altri cocktail del mito: Gin Tonic / Martini / Manhattan
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Una storia tutta italiana quella del Negroni, leggenda con un posto particolare nel mondo dei cocktail che, proprio nei giorni scorsi, ha conquistato il secondo posto nella classifica dei migliori drink del mondo, subito dietro l’Old Fashioned. Ad un secolo dalla nascita, il riconoscimento è arrivato dalla prestigiosa rivista “Drinks International” che a completare il podio mette il Manhattan. Seguono, Daiquiri e Martini Dry. Chiudono la top ten, Whiskey Sour, Margarita, Sazerac, Moscow Mule e l’intramontabile Mojito, nato – raccontano in molti – dalla fantasia di Sir Francis Drake.
 
Il Negroni, quello originale, è nato a Firenze ed è legato a un personaggio eclettico della nobiltà del posto. Anzi due, perché insieme al conte Camillo Negroni, a cui ovviamente si deve il nome, c’è anche il barman Fosco Scarselli. Era la fine dell’Ottocento e nei caffè fiorentini nel tardo pomeriggio scattava per i gentiluomini “l’ora del vermouth”, insieme a quella del Bitter. «Ben presto – racconta Luca Picchi nel suo libro “Negroni cocktail, una leggenda italiana” – prese piede la moda di consumare una combinazione di Vermouth e Bitter ancora oggi molto apprezzata: l’Americano». Era l’alba del Negroni. Per completare la storia dobbiamo però aspettare qualche anno e spostarci alla bottega Giacosa, in via de’ Tornabuoni 83. E’ proprio qui che «un giorno imprecisato tra il 1917 e il 1920 – racconta Picchi – il conte chiese a Fosco di “irrobustire” il suo Americano. La scelta cadde sul gin che avrebbe notevolmente alzato il grado alcolico, senza tuttavia variarne la tonalità del colore, aggiungendo al drink una piacevole sensazione secca e pulita ed esaltandolo con lo straordinario e inconfondibile gusto amarognolo del ginepro». Per un breve periodo divenne “un Americano alla maniera del conte Negroni", ma ben presto il suo nome fu "semplicemente Negroni”.
 
 Il "Negroni sbagliato" è nato quando Mirko Stocchetto, convinto di versare il Gin, prese invece la bottiglia di Brut. Una variante che ha conquistato tutto il mondo.  

 Il più aristocratico dei cocktail è uno dei pochi con una storia certa e una composizione mai discussa. Ovvero un terzo di gin, uno di Bitter Campari e un’altro di Vermouth, miscelati in un bicchiere old fashioned con tanto ghiaccio e una fetta di limone come decorazione (o arancia, variazione diffusa qualche tempo dopo la nascita del cocktail). Ed è anche quello che ha resistito a tutte le mode, le tendenze e i cambiamenti del bere miscelato. «Facile da preparare, facile da ricordare e facile da ordinare in tutte le lingue». Mauro Lotti, che all’inizio della sua carriera è passato anche da Firenze al bar dell’Orologio, racconta così la forza e la fortuna di questo drink: «Alcuni cocktail avevano nomi intriganti e divertenti: Ottocolpi, Fuoco di Satana, Bagno di Poppea. Intorno a questi si faceva grande ilarità.

Quando però qualcuno chiedeva ”un Negroni” era come se fosse stata pronunciata una parola magica». Una parola che ha sedotto il gusto di personaggi di ogni tipo (compreso Orson Welles) al punto da diventare, insieme al Bellini, il cocktail italiano più bevuto al mondo. Quello che rappresenta più di tutti il gusto e i profumi mediterranei, ma che ha avuto un enorme successo anche negli Usa, diventando negli anni Cinquanta uno dei drink preferiti nei “transition bar”, i cosiddetti bar di passaggio nelle stazioni ferroviarie. Immortalato anche nel film “La primavera romana della signora Stone” del 1961, tratto dalla novella di Tennessee Williams, dove la protagonista si abbandona appunto in uno di questi bar a un “magnifico Negroni per dimenticare e aprirsi ai giovani amori”. Persino Ian Fleming, l’ideatore di James Bond, in un suo racconto (Risiko del 1960) diventa un ambasciatore del Negroni. Servito rigorosamente con il Gordon Gin.
 
 Il negroni: la ricetta 

A partire dagli anni Cinquanta anche questo cocktail ha cominciato a fare i conti con qualche cambiamento. Ha avuto tante varianti ma tutte senza modificare (o quasi) l’idea e la forza del Negroni originale. La prima che vale la pena di raccontare arriva da Roma. Siamo nel 1950, anno del Giubileo, e il barman dell’Hotel Excelsior decide di dedicare un cocktail a un cardinale che in alcune occasioni sceglieva proprio quel posto per l’aperitivo. Così, ispirandosi al colore dell’abito pensò immediatamente ad una variazione del Negroni. Sostituì, però, il Martini rosso con il Dry. Era la prima variante del cocktail del conte Camillo che prese appunto il nome di “Cardinale”.
 
Bisogna arrivare però negli anni Settanta per trovare una delle varianti più divertenti e famose. Ovvero il Negroni Sbagliato. Tutto merito di Mirko Stocchetto (scomparso lo scorso novembre), che al bar Basso di via Plinio a Milano ha preparato per la prima volta l’insolita ma oggi famosissima versione. L’idea era quella di “alleggerire” il Negroni sostituendo il gin con lo spumante brut. La nascita, un po’ rocambolesca, la racconta Stefano Nincevich nel suo ultimo libro, "Cocktail Safari, un viaggio avventuroso nella storia di oltre 70 drink”. Stocchetto, in realtà, prese una bottiglia per un’altra e pensando di versare il gin aggiunse il brut. Il risultato però piacque subito ai presenti e poi a tantissimi altri e così “lo Sbagliato”, che poi tanto sbagliato non doveva essere, ha avuto quasi la stessa fortuna di quello originale. In Inghilterra lo chiamano Negroni Mistaken e nei paesi di lingua spagnola Negroni Equivocado.
 
Da qui in poi la lista si allunga. Vale la pena citare il Negroski, con la vodka al posto del gin risulta molto meno aromatico di quello tradizionale ma certamente più “leggero”. E se poi si vuole proprio esagerare ecco il Negroni Insolito con Gin, Americano Cocchi e China Clementi e una guarnizioni di chicchi di caffè oppure il Western Style Negroni con il Bourbon Wild Turkey al posto del gin e gocce di bitter al cioccolato. Ma per fortuna, al conte Camillo Negroni questa lista resterà sconosciuta.