Fondi sostenibili, la carica dei prodotti europei

Cresce la raccolta ma anche il numero di fondi sostenibili, grazie anche alla normativa Sfdr entrata in vigore lo scorso marzo
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È l'Europa a guidare la crescita dei fondi sostenibili, in termini di raccolta e di patrimonio. Secondo le stime dell’ultimo Global Sustainable Fund Flows di Morningstar, il Vecchio Continente ha contribuito per l’81% ai 134 miliardi di dollari di raccolta netta del terzo trimestre a livello globale, mentre gli Stati Uniti si sono fermati al 12%. È europeo inoltre l’88% del patrimonio gestito complessivamente dai fondi sostenibili, che ha raggiunto i 3.900 miliardi.

Morningstar classifica come sostenibili i fondi aperti e gli Etf che, in base a prospetto, scheda informativa o altre risorse disponibili, affermano di avere un obiettivo di sostenibilità e utilizzano criteri ambientali, sociali e di governance vincolanti per la selezione degli investimenti. I numeri, in crescita, dei fondi sostenibili in Europa sono l’effetto dell’introduzione nello scorso marzo del regolamento europeo relativo all’informativa sulla sostenibilità nel settore dei servizi finanziari, noto come Sfdr - Sustainable Finance Disclosure Regulation.

A fine settembre Morningstar, società di servizi finanziati, ha censito in Europa 6.147 prodotti sostenibili, il 65% in più rispetto a fine giugno. Una crescita legata essenzialmente al maggior numero di fondi che soddisfano i criteri di sostenibilità di Morningstar, più che al lancio di nuovi prodotti. Nel terzo trimestre, infatti, gli analisti della società hanno contato 168 nuovi prodotti, in calo rispetto ai 204 rilevati a fine giugno. Novità che per il 60% sono rappresentate da prodotti azionari e per l’88% da fondi a gestione attiva. Ben più consistente il numero di fondi “riconvertiti”, da inizio anno sono 3.111, quasi 2.000 nel solo primo trimestre in coincidenza con l’entrata in vigore della Sfdr.

Grafico a cura di Silvano Di Meo 

“Gli asset manager hanno colto l'opportunità di pubblicare nuovi prospetti conformi alla Sfdr per migliorare le strategie di integrazione Esg dei loro fondi, aggiungere esclusioni, passare a fondi con mandati incentrati sui fattori Esg e, in alcuni casi, rinominare le strategie esistenti”, si legge nel rapporto. Nuovi o riconvertiti che siano, in Europa i fondi sostenibili sono molto richiesti e rappresentano circa la metà delle sottoscrizioni complessive del terzo trimestre.

Da segnalare che anche i flussi di raccolta dei fondi Esg passivi continuano a essere sostenuti: nel trimestre sono stati pari a 26,7 miliardi di dollari con una crescita del 9% rispetto al dato precedente. Siamo lontani dalle dinamiche del mercato Usa dove i fondi di tipo passivo prevalgono su fondi a gestione attiva anche per quanto riguarda gli investimenti sostenibili; sette dei primi dieci prodotti che attirato i maggiori volumi di sottoscrizioni nel terzo trimestre sono fondi passivi, sei di loro comparivano nella top 10 del trimestre precedente, con una larga presenza di fondi che hanno come sottostanti indici Msci Esg riferiti ad aree geografiche diverse e basati su differenti strategie di selezione.

Il rapporto segnala anche la crescita della raccolta di fondi sostenibili di tipo obbligazionario, con un incremento (+22%) superiore a quello complessivo dei fondi a reddito fisso. A dominare la graduatoria dei gruppi di gestione che hanno raccolto di più nel trimestre sono BlackRock e Amundi, che hanno attirato rispettivamente 11,7 miliardi di dollari e 8 miliardi di dollari. Un ultimo dato riguarda le masse gestite dei fondi sostenibili che a fine settembre rappresentavano il 25% circa del totale delle attività dei fondi europei. Gli esperti di Morningstar prevedono che questa percentuale continuerà a crescere nei prossimi trimestri, man mano che l’universo investibile dei fondi sostenibili acquisirà un maggior numero di prodotti con informativa Esg in grado di soddisfare i criteri della società di analisi statunitense.