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Tre Comuni uniti contro il carobollette: così cresce la comunità energetica

Il paese di Dolceacqua
Il paese di Dolceacqua 
Tre amministrazioni, una ligure e due piemontesi, costituiscono insieme una comunità energetica per una potenza complessiva da 4 megawatt. E per la Commissione europea è già un "modello da esportare"
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Sarà un inverno difficile per tutti, e per qualcuno sarà difficilissimo. Le attività commerciali, le botteghe, i bar e i ristoranti dovranno far fronte a bollette che non potranno riversare sui clienti. I paesi che vivono di turismo sono i più esposti. Fulvio Gazzola, sindaco di Dolceacqua, ne sa qualcosa: "Dobbiamo dare un aiuto alle nostre aziende e attività commerciali, ma anche ai nostri edifici pubblici, come la scuola e la casa di riposo".


Borgo alle spalle di Ventimiglia, celebre per il suo centro storico arroccato ai piedi del castello medievale, per il ponte romano e per il vino Rossese, Dolceacqua sta per entrare in una grande comunità energetica. Con i Comuni piemontesi di Magliano Alpi e Carrù installerà pannelli fotovoltaici per una potenza complessiva di 4 megawatt, un'opera finanziata dal Pnrr e co-finanziata dalla Compagnia di San Paolo.


"Nel solo comune di Dolceacqua pensiamo di arrivare a 1 megawatt. Una parte importante sarà installata sui futuri cinque edifici della nuova scuola in costruzione", dice Gazzola. La legge che consente la creazione di grandi comunità energetiche come questa è nuovissima, e ancora mancano i suoi decreti attuativi, ma per Sergio Olivero "è questo il momento di gettare le basi: i decreti attuativi arriveranno entro fine anno e dobbiamo farci trovare pronti". Olivero è un ingegnere elettronico con un passato nelle aziende e un presente all'Energy Center del Politecnico di Torino. Del progetto Macado, dalle iniziali dei tre Comuni Magliano, Carrù e Dolceacqua, è il responsabile scientifico. "Per prima cosa dobbiamo decidere dove mettere i pannelli. Poi stabilire qual è la potenza massima installabile e stabilire chi ha più bisogno di energia".


Ogni comunità ha le sue caratteristiche specifiche, ma tutte sono accomunate dallo stesso obiettivo: autoprodurre e fornire energia rinnovabile a prezzi accessibili ai propri membri. "A Dolceacqua il centro storico è vincolato e in quella parte del paese non è possibile installare pannelli fotovoltaici. Ma la costituzione di una CER aiuterà anche chi non sarà in grado di installarli sulla propria abitazione", spiega il sindaco.

Al progetto Macado collaborano, oltre alle tre amministrazioni e all'Energy Center del Politecnico di Torino: il Joint Research Center, centro di ricerca scientifica della Ue con base a Ispra, sulla sponda lombarda del Lago Maggiore; l'Rse, che è l'ente pubblico di ricerca del Gse; il Gocer, gruppo di Magliano che mette insieme progettisti, installatori e manutentori di impianti fotovoltaici; e l'Enea che qui ha il compito di sviluppare le piattaforme digitali per la gestione della CER, gli strumenti di simulazione e i sistemi di blockchain per proteggere i dati dei consumi energetici.

"Per una volta i piccoli Comuni sono all'avanguardia. Hanno colto il cambiamento prima delle grandi città. La comunità energetica Macado potrà essere d'esempio al resto d'Italia", dice Olivero. Lo è già per il resto d'Europa: un progetto finanziato dalla Ue con 2,5 milioni di euro l'ha individuata tra le best practice da esportare.