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Gaia Dragone e Benedetta Cocco, sul piazzale della chiesa (foto: Mattia Zoppellaro/Contrasto, 2022)
Gaia Dragone e Benedetta Cocco, sul piazzale della chiesa (foto: Mattia Zoppellaro/Contrasto, 2022) 

Nella comunità energetica e solidale di Napoli

Un grande scrittore racconta l'esperimento di CER di San Giovanni, di un dodicenne Alfiere della Repubblica per l’impegno ecologico e di un’associazione guidata da una donna coraggiosa che è riuscita nel miracolo

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Nel cielo limpido e azzurro d'inizio luglio sta un sole pieno e ingombrante, in volo si affaccendano i grandi gabbiani, con versi striduli passano sulle nostre teste, paiono spavaldi, s'azzuffano per niente, per ingozzarsi di resti di cibo avariato, cercano tra l'immondizia nelle strade del rione. Eppure, da quassù, dal tetto della Fondazione Famiglia di Maria, nel cuore di San Giovanni, quartiere dell'area orientale di Napoli, del mare non v'è traccia, il mare non si vede, pur volgendo lo sguardo a ogni angolo, e alzandosi sulle punte, l'orizzonte mostra solo tetti e antenne contorte, che sui parapetti stanno come gli arbusti sulle vette delle montagne, piegate al suolo, a difendersi dalle intemperie.

Noemi Profenna e Swami Matrisciano sedute davanti alle palazzine di Taverna del Ferro (foto: Mattia Zoppellaro/Contrasto, 2022)
Noemi Profenna e Swami Matrisciano sedute davanti alle palazzine di Taverna del Ferro (foto: Mattia Zoppellaro/Contrasto, 2022) 

La spiaggia in verità è a due passi, e potrebbe essere un vanto e uno sfogo per gli abitanti di qui, in un giorno afoso la sabbia si riempirebbe di ombrelloni colorati, dando così refrigerio e un po' d'allegria ai bambini costretti dal cemento. Invece l'acqua negli anni è stata oggetto di numerosi e ripetuti sversamenti nocivi, e l'intera area aspetta da decenni una bonifica che non arriva. Un tempo qui era zona industriale, c'erano molte aziende che davano lavoro a intere famiglie, c'era la Cirio, per dirne una; San Giovanni era considerato (e in parte lo è ancora) un quartiere operaio. Ora non c'è rimasto nulla, c'è il campus della Federico II, con all'interno l'Apple Academy, unico esempio di recupero urbanistico, ma nient'altro, solo degrado, palazzoni grigi, garage e serrande, poco verde. Il mare, dicevamo, da quassù non si scorge, lo rubano agli occhi i tanti fabbricati cadenti che intasano i viali deserti, tirati su alla buona durante la speculazione edilizia, negli anni Sessanta del secolo scorso.


A poca distanza c'è il Bronx, come sono definite le strade attorno ai due casermoni gemelli nati di fretta e furia dopo il terremoto dell'Irpinia, quando non si poteva avere visione del futuro, ma c'era solo la necessità di alloggi nuovi. Oggi sono famosi perché sulle due ampie facciate ospitano i ritratti di Jorit, i volti di Che Guevara e di Maradona, e quest'ultimo, mi sia permesso, pare avere nello sguardo maggiore ribellione rispetto al Comandante, quasi a pretendere giustizia per il suo popolo, lui ultimo dei masanielli, per i suoi figli, quegli scugnizzi che ingombrano l'asfalto di notte, correndo su e giù su scooter modificati, senza un'idea in testa per il domani, senza forse nemmeno un sogno, di certo senza una speranza, senza una via alternativa da percorrere rispetto alla sola e unica spettatagli in malasorte per nascita. Tra queste impervie strade sorge la Fondazione Famiglia di Maria, istituzione laica che deve il suo nome all'antico fabbricato che in passato ospitava un orfanotrofio.

I pannelli solari sul tetto della comunità Famiglia di Maria nel quartiere di San Giovanni Teduccio, a Napoli (foto: Mattia Zoppellaro/Contrasto, 2022)
I pannelli solari sul tetto della comunità Famiglia di Maria nel quartiere di San Giovanni Teduccio, a Napoli (foto: Mattia Zoppellaro/Contrasto, 2022) 

La Fondazione, con a capo Anna Riccardi, che in questa afosa giornata d'estate s'è arrampicata quassù sul tetto con me, si occupa, di concerto con le amministrazioni locali, dei giovani del rione, li accoglie, li nutre nella propria mensa, si preoccupa della loro istruzione, dell'educazione, li tiene al doposcuola, organizza per loro attività formative. Una comunità al servizio degli altri, dei bisognosi e dei disagiati, dei più poveri, gli ultimi e gli emarginati, un presidio di legalità e solidarietà a disposizione delle famiglie che qui vivono, nella maggior parte dei casi, sulla soglia della povertà.

 Emanuele Sannino, Susy Formicola, Noemi e Stefano Oliviero, Assunta Formicola, Rita Palmieri, tra i vicoli di San Giovanni (foto: Mattia Zoppellaro/Contrasto, 2022)
 Emanuele Sannino, Susy Formicola, Noemi e Stefano Oliviero, Assunta Formicola, Rita Palmieri, tra i vicoli di San Giovanni (foto: Mattia Zoppellaro/Contrasto, 2022) 

L'unica istituzione presente sul territorio, e che del territorio si prende cura, ciò che in verità spetterebbe allo Stato, quello che un tempo passato almeno facevano i partiti attraverso le sezioni dislocate nei quartieri più popolari; oggi è invece ahimè lasciato tutto ai singoli di buona volontà, alle iniziative delle tante associazioni, ai parroci vogliosi, che hanno il compito, quando riescono, di tentare di salvare la vita anche a uno solo di questi ragazzi grazie ai giusti consigli e all'esempio. Giù, in cortile, ce ne sono una decina in questa mattinata carica di luce abbagliante, i genitori tengono da lavorare e non hanno tempo per guardarli, e per strada i minori è meglio che non restino, perché fuori c'è un mondo pericoloso, fuori di esempi ce ne son pochi. Meglio tenerli qui, allora, i ragazzi, al riparo. Mi hanno accolto con un sorriso e un educato saluto, prima di tornare ai fatti loro, alcuni sul fondo giocavano a biliardino, altri parlottavano, alcuni ascoltavano musica dalle cuffie.

Gennaro Dragone, 12 anni, nominato Alfiere della Repubblica dal presidente Sergio Mattarella (foto: Mattia Zoppellaro/Contrasto, 2022)
Gennaro Dragone, 12 anni, nominato Alfiere della Repubblica dal presidente Sergio Mattarella (foto: Mattia Zoppellaro/Contrasto, 2022) 

Uno in particolare m'ha preso lo sguardo, porta un caschetto biondo sopra occhi celesti come il cielo sopra di noi, pare Nino D'Angelo, nelle sue movenze però m'è sembrato di intravedere uno spicchio di tristezza, che, come i suoi compari, ha imparato a mascherare con la tracotanza, e nello sguardo ho trovato la timidezza dei buoni d'animo. M'ha fatto pensare mio figlio, e a quanto nella vita conti la fortuna, quanto l'ambiente nel quale nasci e cresci ti formi, e che ritrovarsi in un'esistenza sbagliata, e prendere la strada sbagliata, è questione di attimi, di ciorta, perlopiù. Anna Riccardi tiene a raccontarmi la storia di ognuno di loro, mi presenta Genny, Gennaro Dragone, dodici anni, ragazzino vispo e dal bel sorriso, nominato di recente Alfiere della Repubblica dal presidente Mattarella per l'entusiasmo e la passione mostrati nella promozione della tematica ambientale. La Fondazione ha infatti risposto presente alla proposta di Legambiente, la quale da anni spinge al decentramento energetico, cercando di promuovere la realizzazione di piccole centrali autosufficienti. In pieno lockdown per la pandemia, grazie all'investimento a fondo perduto da parte di Fondazione con il Sud, che finanzia progetti di sviluppo sociale, sul tetto di questo ex orfanotrofio che tanto assomiglia a un vecchio convento, nel quale le stanze dalle spesse mura di tufo ad arco si susseguono l'una nell'altra, sono stati installati 166 pannelli solari capaci di produrre una potenza complessiva di 53 kilowatt. Un impianto che genera circa 60mila kilowattora annui, e irradia energia a un intero isolato, permettendo così a una ventina di famiglie in difficoltà (numero destinato a salire prossimamente fino alle quaranta unità) di abbattere i costi, pagare bollette meno care, e beneficiare anche di un bonus alla fine dell'anno.

Il campo di calcio della Fondazione Famiglia di Maria (foto: Mattia Zoppellaro/Contrasto, 2022)
Il campo di calcio della Fondazione Famiglia di Maria (foto: Mattia Zoppellaro/Contrasto, 2022) 

Una piccola comunità autosufficiente, quindi, nel cuore di un quartiere a rischio di una metropoli del Sud. Un progetto che si è fatto presto vanto per la città, e in special modo per il quartiere, perché finalmente si parla di San Giovanni per una positività, e non per fatti di camorra, perché questo disegno ha doppia valenza, unisce il tema ambientale a quello sociale. Perché il degrado è un incastro di più deprivazioni, nasce dalla non conoscenza, dall'invisibilità di molti, degli ultimi, dall'impossibilità per questi spesso di trovare vie d'uscita, nasce dall'indifferenza che li prende. Da subito qui invece si è voluto coinvolgere nell'impresa le famiglie più vicine all'istituto, affinché facessero la loro parte, affinché istruissero a loro volta altri, li convincessero della bontà dell'operazione, della necessità di capire, di informarsi, di tendere la mano e non girarsi più dall'altra parte. Il desiderio di attirare la curiosità di persone che spesso paiono disinteressate forse solo perché sentono d'essere emarginate, perché si ritengono a giusta ragione sole. Ma l'indifferenza non è per chi non crede, ma per chi ha creduto e non crede più. Perciò la si combatte tendendo una mano, andando a prendere la gente nelle case, risvegliando la voglia d'esserci e partecipare che è in ognuno di noi, noi che abbiamo bisogno di uno scopo, noi che vogliamo crederci, e sentirci utili, per dare un senso al nostro piccolo passaggio terreno, così da avvertire meno la fatica del vivere. La solidarietà e la cooperazione sono a mio avviso un buon modo di venire a patti con l'esistenza.

Anna Pianese tra i palazzi del Bronx (foto: Mattia Zoppellaro/Contrasto, 2022)
Anna Pianese tra i palazzi del Bronx (foto: Mattia Zoppellaro/Contrasto, 2022) 

All'inizio le famiglie erano reticenti, c'era da scalfire le loro radicate convinzioni, la malcelata diffidenza nei confronti del nuovo e delle istituzioni, da combattere anche la storta consuetudine ahimè di allacciarsi illegalmente al contatore della luce. Poi, piano piano, le cose sono cambiate, le famiglie si sono fermate ad ascoltare, hanno compreso di poter essere parte di un qualcosa di importante, per il rione, per i propri figli, per tutti loro. E alla fine si sono fatte promotrici dell'iniziativa, informando gli altri sull'importanza della tematica ambientale, sulle molte possibilità delle energie rinnovabili, su quanto sia essenziale conoscere, e partecipare alla costruzione di un mondo migliore. Perché il degrado ambientale va di pari passo con quello estetico e culturale, perché prendendosi cura del territorio s'impara a prendersi cura di sé e del prossimo, si apprende il rispetto per il bene comune, ci si istruisce sulla bellezza. Il recupero passa dal coinvolgimento delle persone, quando in tanti sposano un progetto si aprono opportunità, si creano connessioni.


Il luccichio da quassù produce alla vista sfarfallii, per gettare lo sguardo oltre c'è bisogno di portarsi la mano alla fronte. Una signora sta affacciata alla ringhiera del suo balconcino fumando assorta, dai palazzetti adiacenti pendono panni di tutti i colori stesi ad asciugare. I piccioni sostano sui cucuzzoli e nelle intercapedini, appollaiati sui tubi e sulle grondaie, paiono anch'essi diffidenti, scettici, svogliati ci osservano, col capo infossato, come a non volersi immischiare. Come fanno i ragazzi all'inizio, che la fiducia la elargiscono poco alla volta, perché qui la fiducia è cosa per pochi, se non per nessuno. Eppure, a ben vedere, le loro corazze sono di carta velina, si sfaldano con niente, come fiori sotto il temporale; a smuovere i loro animi arroccati basta un sorriso, basta trattarli da pari a pari, farli sentire coinvolti, appunto, ed essere pronti all'ascolto, per ritrovarseli amici. Una motoretta truccata giù in strada passa strombazzando, i colombi s'allontanano in volo, infastiditi forse dalla tracotanza umana, un gatto striato d'arancio s'arrampica sornione tra una balaustra e un'inferriata, ha movenze e criniera da re, pare non aver paura di niente, sguscia dentro una finestrella e scompare, randagio tra i randagi. Dal cortile sale sui muri di tufo una musica piena di bassi, c'è nei ragazzi la voglia d'essere spensierati e ridere dell'estate, il desiderio di omaggiarla a modo loro, la stagione, com'è dei giovani, con ostentata allegria, come gli è permesso, come possono, loro che chissà se davvero lo sono, spensierati. Fuori il mondo è ostile, corre a mille all'ora, fuori c'è poco spazio per la comprensione e la conoscenza, per la solidarietà e la fiducia, fuori c'è addirittura chi ha pensato di sparare al cancello d'ingresso della Fondazione, per intimidire, chissà.


Fuori c'è poca bellezza, poche occasioni, e le scelte sono sempre le stesse, si riducono a un nulla. Il sole di mezzogiorno è ritto in cielo, e l'arsura ora corrode i confini delle case, Anna Riccardi con gentilezza e pazienza punta l'indice a indicarmi i palazzi attorno a noi che godono della corrente prodotta da questo tetto. Mi spingo a guardare, anche se ho visto quel che c'era da vedere, ho sentito ciò che c'era da sentire. Mi faccio allora accompagnare giù all'ingresso, saluto e vado via, torno al mio mondo incantato, io privilegiato tra i privilegiati. E però mi dico sempre più convinto che questa città, questa nostra terra amata e martoriata, non ha bisogno più di promesse e parole a vuoto, ma di esempi, di pochi uomini di buona volontà che danno vita a opere degne, come questa. Qualche maestro che sappia indirizzare gli altri, e indichi la via ai più giovani.
Che, di questo son certo, saranno pronti a seguirlo.