Biodiversità

La percentuale di specie a rischio estinzione salirà al 37 per cento

La previsione in uno studio di 60 scienziati pubblicato su Frontiers in Ecology and Environment. La buona notizia è che se agiamo subito la percentuale può scendere al 25 per cento
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Se le api si estinguono siamo tutti spacciati. Quante volte abbiamo sentito questa frase e abbiamo pensato che fosse eccesso di allarmismo. Non la pensano allo stesso modo i 60 esperti di tutto il mondo che hanno preso parte a un grande studio sulla perdita di biodiversità, scoprendo che le previsioni per i prossimi anni sono – per molte specie animali e vegetali – molto più nere di quel che pensavano. E lo sono, di conseguenza, anche per noi. Lo studio è stato pubblicato su Frontiers in Ecology and Environment, una delle riviste di riferimento nel mondo dell’ecologia.

La scimmia leonina a forte rischio di estinzione (Foto di Eric Kilby)
La scimmia leonina a forte rischio di estinzione (Foto di Eric Kilby

Perché la biodiversità è un nostro problema

Quando una specie si estingue, viene persa per sempre. È un processo irreversibile e il costo, anche per chi rimane, non è nullo. La ragione è che gli ecosistemi sono governati da un delicato equilibrio di interdipendenza fra le specie, in cui ognuno ha un suo insostituibile ruolo. All’interno di un ecosistema, quindi, la biodiversità – intesa come varietà delle forme di vita che lo popolano – è fondamentale per la sopravvivenza di tutte le specie. Gli esseri umani sono invece sempre più portati a pensare che la natura sia qualcosa di separato da essi. Anche nelle nostre città così poco naturali, invece, ciascuna specie ha un ruolo preciso e se diminuisce la sua presenza anche solo su scala locale, le conseguenze coinvolgono tutto l’ambiente. Se diminuisce su scala globale, poi, queste conseguenze diventano irreversibili.

Alcune conseguenze

È ormai chiaro, ad esempio, che la perdita di biodiversità contribuisce all’insicurezza alimentare ed energetica e aumenta la vulnerabilità ai disastri naturali. E, se vogliamo vederla anche da un punto di vista strettamente utilitaristico, gli esperti dicono che la biodiversità rafforza la produttività di ogni sistema essendo fonte di beni, risorse e servizi cosiddetti ecosistemici. Il primo avvertimento riportato nello studio, infatti, è che la perdita di biodiversità globale probabilmente ridurrà il funzionamento degli ecosistemi e il contributo della natura all'uomo, e che l’impatto potrebbe essere addirittura peggiore di quanto si pensasse.

Ancora una volta la responsabilità è dell’uomo

Gli esperti di biodiversità che hanno preso parte allo studio hanno stimato a partire dal 1500 che circa il 30% delle specie è stato minacciato o portato all'estinzione a livello globale. Se le tendenze attuali dovessero continuare, la percentuale potrebbe salire al 37% entro il 2100. Lo studio riporta infatti che i fattori che più stanno influenzando la perdita di biodiversità sono il cambiamento climatico, l'inquinamento e lo sfruttamento della terra e del mare. Ancora una volta, come per l’emergenza climatica e la crisi energetica cui stiamo assistendo, gli esseri umani sono coinvolti in prima persona.

Necessaria un’azione locale e globale

Allo studio hanno preso parte esperti da tutto il mondo, perché se anche l’importanza della biodiversità è stata compresa a livello globale, ci sono moltissime differenze locali in termini di comprensione del problema e azioni concrete. E, se il quadro generale dipinto nell’articolo è piuttosto allarmante, una (parziale) buona notizia c’è: aumentando notevolmente gli investimenti e gli sforzi di conservazione sin da ora è possibile eliminare la minaccia di estinzione per una specie su tre, fra quelle a rischio di estinzione entro il 2100. Se agiamo subito, in altre parole, la percentuale di specie estinte potrebbe scendere al 25%.