Fact checking

È davvero possibile piantare 6,6 milioni di alberi in Italia entro il 2024?

Sentendo il parere degli esperti le criticità sono molte, alcune quasi insormontabili. Per esempio i fondi stanziati
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Entro la fine del 2024 l'Italia dovrà piantare almeno 6,6 milioni di alberi in 14 città metropolitane, da Milano a Roma, passando per Torino, Napoli e Genova. Questo è uno degli oltre 500 obiettivi che il nostro Paese ha fissato con l'Unione europea per ricevere nei prossimi cinque anni un totale di 191,5 miliardi di euro del "Piano nazionale di ripresa e resilienza" (Pnrr), finanziato con risorse europee per rilanciare l'economia italiana dopo la crisi causata dalla pandemia.
 

Numeri e pareri degli esperti alla mano, però, gli oltre 6 milioni di alberi promessi dal Pnrr sono un traguardo quasi impossibile da raggiungere. Il piano del governo ha infatti una serie di punti deboli e i soldi messi a disposizione sembrano essere insufficienti.

Il piano del Mite

Tra le risorse destinate alla transizione ecologica, il Pnrr ha stanziato 330 milioni di euro per la "tutela del verde urbano ed extraurbano". Il piano varato dal governo Draghi mira a piantare "almeno 6,6 milioni di alberi, per 6.600 ettari di foreste urbane", con diversi obiettivi: mitigare l'impatto dei cambiamenti climatici e i problemi legati all'inquinamento atmosferico, e ridurre la perdita di biodiversità. Con "foresta urbana" si fa generalmente riferimento a gruppi di alberi che sono collocati in aree urbane o limitrofe alla città, lungo le strade o in parchi, giardini e zone attualmente abbandonate.
 

Per avere un ordine di grandezza del progetto, stiamo parlando di una superficie pari a oltre 9 mila campi da calcio, con un albero piantato ogni nove cittadini residenti in Italia. Secondo le stime del Ministero della Transizione ecologica (Mite), le 14 città metropolitane che saranno coinvolte raggruppano quasi 1.270 comuni, con una popolazione complessiva di 21 milioni di persone sul 15,5% del territorio nazionale. Oltre al Mite e alle 14 città metropolitane, nell'iniziativa sono coinvolte altre istituzioni, tra cui l'Istituto superiore per la protezione e la ricerca ambientale (Ispra) e il Comando unità forestali ambientali e agroalimentari dell'Arma dei Carabinieri.
 

"Mille alberi per ettaro sono un numero molto ambizioso", ha spiegato a Green&Blue Francesco Ferrini, professore di Arboricoltura all'Università degli studi di Firenze e presidente del distretto vivaistico-ornamentale della provincia di Pistoia. "Basti pensare che per le foreste urbane la densità è in media intorno ai 100-150 alberi a ettaro".
 

I 6,6 milioni di alberi sono stati comunque un passo indietro rispetto a quanto promesso dal precedente secondo governo Conte. A novembre 2020 l'allora ministro dell'Ambiente Sergio Costa aveva infatti dichiarato che con il Pnrr, all'epoca in fase di stesura, sarebbe stata finanziata la messa a dimora di addirittura 50 milioni di alberi, cifra poi ridotta di quasi dieci volte. Molto probabilmente, come vedremo meglio tra poco, hanno pesato le difficoltà legate al raggiungimento dell'obiettivo.

Le scadenze in arrivo

Nel cronoprogramma del Pnrr, due traguardi intermedi scandiscono l'obiettivo generale di piantare almeno 6,6 milioni di alberi entro il 2024. Un traguardo è stato fissato per la fine del 2022 e prevede di piantare almeno un milione e 650 mila alberi. Un altro traguardo, fissato per la fine del 2021, è stato raggiunto lo scorso 30 novembre, con l'approvazione del ministro della Transizione ecologica Roberto Cingolani del "Piano di forestazione urbana ed extraurbana". Questo testo è il quadro di riferimento tecnico-scientifico che andrà rispettato a livello nazionale per il raggiungimento del traguardo finale fissato dal Pnrr. Se gli impegni con l'Ue non saranno rispettati, l'Italia correrà il rischio di vedersi bloccare l'erogazione di una parte dei fondi, in particolare la rata prevista per la seconda metà del 2024.
 

La promessa del Pnrr non nasce dal nulla. Sul fronte della forestazione urbana, i progetti finanziati dal Pnrr seguiranno infatti la strada già tracciata dal cosiddetto "decreto Clima", approvato nel 2019. In totale quel decreto aveva già stanziato circa 33 milioni di euro, per gli anni 2020 e 2021, finanziando la messa a dimora di oltre 365 mila alberi (il piano è un po' in ritardo: la graduatoria dei progetti vincitori per il 2021 è uscita a metà dicembre scorso). In base al cronoprogramma del Mite, le risorse già stanziate e gli alberi finanziati rientreranno (pag. 69-71) nel computo per il raggiungimento del traguardo finale. Ora il Pnrr promette comunque di fare quasi venti volte tanto - 6,6 milioni di alberi contro 365 mila - di qui al 2024.

L'albero giusto al posto giusto

Come sottolinea in più parti il piano del Mite, ognuna delle 14 città metropolitane ha le sue peculiarità sia dal punto di vista territoriale sia dal punto di vista della vegetazione. Per questo motivo, dovrà essere seguito il principio dell'"albero giusto al posto giusto": ogni albero piantato, scrive il piano, dovrà essere "coerente con le caratteristiche biogeografiche ed ecologiche dei luoghi", evitando specie che, tra le altre cose, possono causare allergie nella popolazione.
 

Il piano non prevede interventi solo sui territori urbani, ma anche nelle zone limitrofe alla città e nelle zone extraurbane. Tra gli interventi finanziabili, potranno essere incluse aree "recentemente incendiate" e le "aree agricole intensive". Inoltre, tra le mille piante per ettaro da piantare potranno essere considerati non solo gli alberi, ma anche gli "arbusti sempreverdi", perché secondo il piano del ministero "possono concorrere in modo significativo alla rimozione del particolato", ossia le polveri con un diametro inferiore al centesimo di millimetro.

Per la messa a dimora dei primi 1,6 milioni di alberi, da piantare entro la fine di quest'anno, ogni città metropolitana dovrà presentare almeno cinque proposte progettuali, per la forestazione di almeno 150 ettari. L'avviso pubblico del Mite con i dettagli dei finanziamenti dovrà essere pubblicato (pag. 70) entro la fine di marzo.

Sono soldi ben spesi?

Prima ancora di valutare la fattibilità della promessa contenuta dal Pnrr, vale la pena chiedersi se i 330 milioni di euro destinati dal piano alla forestazione urbana siano soldi ben spesi oppure no.
 

"Come in tutti i progetti per la gestione del territorio, la risposta dipende dagli obiettivi che sono stati prefissati con questo intervento", ha spiegato a Green&Blue Giorgio Vacchiano, ricercatore e docente in Gestione e pianificazione forestale all'Università Statale di Milano, e indicato dalla rivista scientifica Nature tra gli undici scienziati emergenti nel mondo nel 2018. "Il motivo principale del piano finanziato dal Pnrr non può essere il sequestro dell'anidride carbonica", ha sottolineato Vacchiano. "In Italia abbiamo circa 20 miliardi di alberi, che assorbono più o meno il 10% delle nostre emissioni. I 6 milioni di alberi promessi in più non spostano praticamente nulla a livello di capacità di mitigazione del cambiamento climatico".
 

Nel piano di forestazione approvato dal ministero poco meno di due pagine sono dedicate ai "risultati attesi", dove al primo posto viene messo proprio l'assorbimento di CO2. Letteratura scientifica alla mano, lo stesso piano ricorda però quanto gli alberi in città possano contribuire all'assorbimento delle sostanze inquinanti o al contenimento delle temperature. 
 

"In questo caso, nelle zone urbane gli alberi possono essere un'utile misura di adattamento, per limitare le ondate di calore, per assorbire le piogge o per contenere l'inquinamento atmosferico", ha sottolineato Vacchiano. "In città anche un piccolo numero di alberi può dare il proprio contributo, ma questi interventi non devono essere una distrazione per fare altro, come la decarbonizzazione dei trasporti o dell'industria".
 

Al di là degli obiettivi, lo sforzo promesso dal Pnrr sarà davvero consistente, se confrontato con lo stato della forestazione urbana nel nostro Paese. Secondo i dati Istat più aggiornati, pubblicati a giugno 2021, al 2019 interventi di forestazione urbana erano presenti in 43 capoluoghi di provincia e interessavano 1.100 ettari di terreno, una superficie cresciuta del 30% rispetto ai nove anni precedenti. Stiamo parlando comunque di un'area grande soltanto un sesto rispetto a quella promessa di essere alberata grazie al Pnrr in tre anni.

Soldi e piante non basteranno

Secondo alcuni esperti, nonostante le buone intenzioni dietro alla promessa fatta nel Pnrr, le risorse messe a disposizione - 330 milioni per circa 6,6 milioni di alberi - sono comunque insufficienti.

"Lo stanziamento di 50 euro a pianta dovrà bastare per il suo acquisto, il trasporto, la messa a dimora, la gestione e la cura, dall'irrigazione alla difesa contro le specie invasive", ha sottolineato Ferrini a Green&Blue. "Questa cifra è compatibile con l'impianto di piantine alte al massimo un metro-un metro e mezzo, non di alberi già formati. L'aumento dei costi delle materie prime e dell'energia, in corso da mesi, farà inoltre lievitare i prezzi delle piante probabilmente anche del 30%".
 

E non solo i soldi rischiano di essere insufficienti: ad oggi gli alberi prodotti in Italia nei vivai, da dove verranno quelli per le aree urbane, non sono in grado di soddisfare il traguardo degli oltre 6 milioni di alberi piantati nel giro di tre anni.

"Per il verde urbano, al momento la quantità di piante presente nei vivai italiani è intorno ai 6 milioni di alberi, ma circa il 90% va all'estero", ha dichiarato Ferrini. "È stato fatto un grosso progetto senza sentire chi può fornire le piante". Una soluzione temporanea potrebbe essere quella di acquistare gli alberi da altri Paesi, ma questa ipotesi non è esente da critiche. "Da un punto di vista ambientale, non avrebbe alcun senso far arrivare le piantine necessarie dall'estero, per esempio dalla Spagna o dai Paesi Bassi", ha aggiunto Vacchiano. "Dobbiamo produrre le piante il più vicino possibile a dove le dobbiamo piantare".
 

Nel piano di forestazione del Mite alla "reperibilità del materiale vivaistico" sono dedicate solo poche righe, per ricordare che nell'acquisto delle piante le città metropolitane dovranno rispettare le normative nazionali ed europee. Ma nella lista degli oltre 500 obiettivi del Pnrr, tra rischi e ipotesi legati al raggiungimento del traguardo sui 6,6 milioni di alberi piantati vengono comunque sottolineati (si vedano gli investimenti M2C4-19 e M2C4-20) in maniera molto generica "possibili ritardi nell'ottenimento di materiale dai vivai per la fase di impianto", oltre che "possibili problemi dovuti a eventi meteorologici estremi".

Un rapporto sullo stato di attuazione del Pnrr, pubblicato dal Mite a fine dicembre 2021, ha sottolineato (pag. 71) che resta ancora la necessità di "svolgere un approfondimento per confermare la completa disponibilità di piante e sementi rispetto al target di piante da mettere a dimora".
 

Secondo il piano, le risorse messe a disposizione dovranno bastare anche per monitorare la gestione e la cura degli alberi piantati, "per almeno sette anni successivi alla realizzazione del rimboschimento". Questo rende ancora più corta la coperta dei finanziamenti.
 

"Le foreste urbane presentano problemi relativi alla sicurezza, per esempio quelli relativi alla stabilità delle piante, che vanno continuamente monitorate, o alla sostituzione degli alberi che non hanno attecchito", ha spiegato a Green&Blue Maria Cantiani, professoressa di Ecologia forestale all'Università di Trento. "L'impressione è che le risorse stanziate dal piano si concentrino sull'acquisto e la piantagione, e non sulle fasi successive".

La carenza di spazi

Grande attenzione andrà poi data a dove saranno piantati gli alberi: anche qui non mancano le incognite.
 

In primo luogo, bisognerà verificare la reale disponibilità di spazi in città e nelle zone limitrofe. "Gli spazi urbani a disposizione delle città metropolitane per la creazione di foreste urbane non sono molti", ha sottolineato Cantiani a Green&Blue. "E di recente alcune città hanno preferito destinare gli spazi a disposizione per altre finalità, come la creazione di parcheggi".

In secondo luogo, sarà fondamentale nei progetti proposti dalle città metropolitane valorizzare gli spazi che già ci sono e che potranno essere usati per rispettare la promessa del Pnrr. "Il posto preciso dove mettiamo un albero fa una grande differenza: per esempio, l'assorbimento degli inquinanti funziona entro poche decine di metri da dove sono prodotti", ha evidenziato Vacchiano. "I benefici degli alberi devono potere essere accessibili a tutta la cittadinanza, ma nelle nostre città gli alberi non sono distribuiti in maniera uguale. Il piano di ogni città dovrà assolutamente ragionare sui criteri di accessibilità e concentrarsi sulle fasce più vulnerabili della popolazione".
 

Secondo Vacchiano, una soluzione per aumentare la disponibilità di spazi urbani potrebbe essere quella di dotare le città metropolitane di risorse ulteriori per permettere loro di recuperare aree inutilizzate, come i parcheggi in aree ex industriali, per dedicarle alla forestazione.

I tempi stretti

Infine, oltre alla reale capacità dei comuni coinvolti di presentare progetti e di concretizzarli, non bisogna sottovalutare i giorni che effettivamente si hanno a disposizione per piantare gli alberi.
 

"Di norma passano sei mesi per vedersi approvare i finanziamenti: se quest'anno arrivassimo a luglio o agosto, si partirebbe poi a piantare a ottobre o novembre", ha sottolineato Ferrini. "Il riscaldamento globale sta riducendo sempre di più la stagione per la piantagione: se tutto andrà bene, avremo a disposizione un centinaio di giorni all'anno per piantare le piante, tra metà ottobre e metà aprile, togliendo i festivi e i giorni di eccessivo maltempo".
 

Come abbiamo anticipato, entro la fine del 2022 andranno già piantati oltre 1,6 milioni di alberi. Ogni giorno che passa, il tempo a disposizione per raggiungere questo traguardo è sempre meno.