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L'Europa mette a rischio la sopravvivenza degli squali perché è tra i maggiori esportatori di pinne

L'Europa mette a rischio la sopravvivenza degli squali perché è tra i maggiori esportatori di pinne
Il report Ifaw sottolinea che gli stati membri Ue sono l'origine del 45% di carne di questi animali verso i mercati asiatici. "Serve una regolamentazione immediata o perderemo questi fondamentali predatori"
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Nonostante l'assurda narrazione che negli anni ha dipinto gli squali come feroci animali pericolosi per l'uomo, la realtà ci dice tutt'altro: gli assassini siamo noi che, soprattutto in Europa, stiamo portando questa meravigliosa specie al collasso. Un nuovo report appena pubblicato dall'Ifaw, Fondo internazionale per il benessere degli animali, denuncia chiaramente come i paesi dell'Unione Europea stiano svolgendo un ruolo chiave nel commercio mondiale di squali, aumentando così i rischi di sopravvivenza per questi predatori fondamentali negli equilibri degli ecosistemi marini.



L'Ifaw ha analizzato i dati doganali di importazioni ed esportazioni di alcuni paesi asiatici, dove viene consumata la carne di squalo ma soprattutto dove le pinne sono considerate una prelibatezza. Per ottenere questo piatto si pratica il finning, che consiste nel tagliare le pinne agli squali per poi in molti casi ributtarli in mare ancora vivi. Osservando i dati relativi ai mercati di Hong Kong, Singapore e Taiwan dal 2003 al 2020 emerge come "gli stati membri dell'Ue sono stati l'origine del 45% dei prodotti importati legati alle pinne di squalo" di questi tre Paesi nel solo 2020. Ciò significa che quasi la metà dei principali esportatori mondiali di pinne di squalo si trova proprio in Europa: al primo posto c'è la Spagna con 51795 tonnellate, poi il Portogallo (642 tonnellate), l'Olanda (621), la Francia (295) e l'Italia (25). L'Italia è ai primi posti per l'importazione in Europa di carne di squalo dai paesi asiatici.


 A livello mondiale, in totale sono state importate nei tre mercati asiatici 188.368 tonnellate di pinne di squalo. La quota europea delle esportazioni è aumentata notevolmente negli ultimi anni, nonostante l'opinione pubblica stia portando avanti campagne importanti come quella chiamata Stop-finning, che chiede tra le altre cose il divieto di questa pratica e ha già raggiunto 1,2 milioni di firme in una petizione lanciata a livello europeo.

La sovrapesca, gli habitat depauperati, le reti fantasma, l'inquinamento e altri fattori hanno portato oltre il 50% delle specie di squali a essere considerate minacciate o quasi a rischio di estinzione. Gli squali pelagici hanno visto diminuire le loro popolazioni di oltre il 70% in soli 50 anni.  Nella Lista Rossa Iucn delle specie già a rischio estinzione sono elencati il 37% degli squali e delle razze. Solo per le "zuppe" e altri prodotti a base di pinne, si stima che possano essere uccisi anche 100 milioni di squali all'anno per il finning. Per l'Ifaw, l'Unione Europea deve dunque imporre al più presto criteri di sostenibilità per il commercio degli squali e rafforzare i divieti alle pratiche del finning. Dal 2013 l’asportazione delle pinne a bordo di navi e nelle acque dell’Unione Europea è vietata: ma ciò non impedisce che appena gli squali vengono scaricati nei porti le pinne vengano subito rimosse.


 
Il Fondo per il benessere animale chiede dunque che l'Ue si faccia carico di un monitoraggio e  tracciamento della propria pesca e del commercio di squali e che sostenga i limiti commerciali attraverso la Convenzione sul commercio internazionale delle specie di flora e di fauna selvatiche minacciate di estinzione (Cites). Per riuscire a garantire un futuro a questi affascinanti e delicati predatori dei mari, si tratta di un passaggio non più procrastinabile, ma bensì "necessario e urgente data la chiara evidenza del declino degli squali" conclude il report.