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Geologi, ingegneri ambientali, energy manager: la transizione ecologica sta cambiando il mondo del lavoro

Geologi, ingegneri ambientali, energy manager: la transizione ecologica sta cambiando il mondo del lavoro
La valutazione della sostenibilità delle imprese, in base ad aspetti ecologici, sociali e di governance (Esg), crea nuove opportunità di lavoro e di formazione per profili ad hoc
3 minuti di lettura

Geologi, ingegneri ambientali, energy manager ed esperti di finanza green. E, soprattuto, non essere monotematici ma avere la capacità di muoversi tra diversi saperi. Gli Esg (acronimo di Environmental, Social, Governance) sono tre fattori che servono a misurare il grado di sostenibilità di un'impresa o di un investimento. Portano con loro nuove professioni e nuovi percorsi formativi. La transizione ecologia è un break strutturale, uno di quegli eventi che cambiano radicalmente il modo di lavorare.

"Porterà a distruggere vecchi lavori e a crearne di nuovi - spiega Lucia Visconti Parisio, professore ordinario di Scienza delle Finanze dell'Università di Milano-Bicocca e responsabile scientifica dell'osservatorio O-Fire sulla finanza sostenibile -. Se, per esempio, non ci saranno più i distributori di benzina, non ci saranno più i benzinai, però ci saranno nuove professioni".

Alla Bicocca c'è un osservatorio e stiamo guardando avanti per intercettare queste nuove professioni e quindi costruire dei corsi di studio e di specializzazione per formare i giovani che lavoreranno in settori che sono in fase di sviluppo o che non esistono ancora, noi stiamo progettando corsi e insegnamenti che rendano la sostenibilità un oggetto di studio a 360 gradi. Ogni ateneo ha la flessibilità per costruirsi i corsi di perfezionamento e i master che ritiene, è importante che i ragazzi seguano le settimane di orientamento delle varie università".

"Le caratteristiche generali di questi nuovi lavori, a mio parere, saranno la multidisciplinarietà, la capacità di muoversi tra diversi saperi e non avere più una preparazione monotematica come quella a cui siamo abituati. Si spazierà dall'ambiente e la biodiversità a obiettivi di carattere sociale come, per esempio, una giustizia più equa ed efficace o la lotta alla povertà. La preparazione è importante perché altrimenti si rischia di risolvere un problema e di aggravarne un altro. Le città andranno ripensate, non più con un solo centro e una periferia ma città policentriche in cui ogni edificio, servizio o attività sarà raggiungibile in 15 minuti, senza bisogno di percorrere lunghi tragitti. Avranno molto lavoro geologi e ingegneri ambientali che dovranno studiare i suoli e cercare di capire come sfruttarli senza rovinarne le capacità rigenerative, dovranno studiare l'aria e creare politiche per renderla più respirabile, soprattutto nelle grandi città. C'è la finanza ambientale, ci sono i temi dell'economia circolare, ci sono gli aspetti giuridici, ci saranno nuovi lavori e quelli esistenti avranno nuovi percorsi di sviluppo".

Tutte figure che dovranno lavorare di concerto, così come dovranno fare gli energy manager: "In Bicocca ne abbiamo uno, si occupa dell'efficientamento energetico mediante la manutenzione e le modifiche degli impianti elettrici, inserendo pannelli solari e pianificandone lo sviluppo insieme ai fornitori di energia. Ci saranno altri impieghi, per esempio nell'agricoltura con nuove forme di allevamento e coltivazione che riducano l'impatto ambientale".
 

La pandemia ci ha insegnato che anche la sanità deve essere sostenibile: "Sostenibile e soprattutto resiliente agli shock inaspettati. È importante avere figure professionali preparate nell'organizzazione dei sistemi sanitari sia nelle fasi ordinarie sia in quelle pandemiche. Per portare avanti tutti questi progetti serviranno investimenti ingenti", precisa la professoressa Visconti Parisio.

Nuove professioni ma anche nuovi percorsi formativi per acquisire le competenze necessarie che la scuola sta cercando di inquadrare per offrire la migliore istruzione possibile. Una missione impervia anche perché molte delle professioni del futuro non esistono ancora.

Le tre P

Gli Esg sono argomento attuale perché preannunciano un cambio di paradigma trasversale che parte dalle politiche aziendali e si estende fino al mondo del lavoro e fino a quello della finanza.

"Fino a prima degli anni Novanta un'impresa o un investimento venivano valutati soltanto in base alla loro profittabilità. Con l'avvento degli interessi e del peso dato ai fattori sociali e ambientali, si è cominciato a valutare anche due altre chiavi oltre al profitto. Le persone e il pianeta", ci spiega la professoressa Visconti Parisio. "Profitto, Persone e Pianeta sono criteri che servono a dire quanto le attività di un'impresa o il risultato di un investimento servano ad accrescere azioni di rispetto del pianeta e delle persone. Sul fronte ambientale, quindi del pianeta, i criteri di sostenibilità possono riguardare la gestione dei rifiuti, il contributo all'inquinamento, l'emissione di gas serra, la deforestazione e via dicendo. La parte sociale fa riferimento invece a criteri che valutano l'azienda in rapporto agli individui, ovvero l'attenzione nei confronti del personale che può essere rappresentata con il rispetto della loro salute, della tutela dei diritti, dell'inclusività, degli aspetti di genere, ossia come un'impresa viene in contro alla sua comunità. Infine il tema governance fa riferimento al modo in cui le aziende sono gestite e amministrate".

Cambiano quindi i paradigmi della misurazione delle performance aziendali. Gli indicatori Esg tengono conto degli aspetti ecologici, sociali e di governance di un'impresa. Il risultato non è soltanto una fotografia dell'andamento di un'azienda ma impatta in modo positivo sulla sua reputazione. Esg e performance finanziarie formano un sodalizio evidenziato nel 1992 da Robert Kaplan della Harvard Business School, creatore della scheda di valutazione bilanciata secondo cui una buona performance Esg contribuisce direttamente alla performance finanziaria di un'azienda e una buona reputazione Esg aiuta ad attrarre e trattenere dipendenti altamente qualificati.
Gli Esg sono temi che vanno al di là del profitto e servono a classificare le attività delle imprese in rapporto a principi che si sono affermati nel tempo e che oggi sono alla base degli obiettivi europei e internazionali per la sostenibilità.

Non solo marketing

Nel mondo imprenditoriale può esserci la tendenza a millantare comportamenti etici e rispettosi dell'ambiente, facendone attività di marketing utili ad attirare clienti e investitori. Nell'ambito degli Esg questa deriva sta per essere arginata, come spiega la professoressa Visconti Parisio: "L'Europa è avanti perché sta emanando una serie di atti giuridici come la taxonomy regulation, risalente al 2020, e che costituisce un quadro che serve a favorire gli investimenti sostenibili. Una griglia che contiene dati tecnici per stabilire se un'attività economica contribuisce al raggiungimento degli obiettivi aziendali e, poiché la transizione necessita di ingenti investimenti, le aziende li dovranno reperire sui mercati". Un meccanismo di auto-regolamentazione che apre le porte alle aziende virtuose e tende a escludere le imprese che fanno della sostenibilità una strategia di marketing.

La misurazione dei parametri Esg appare ancora caotica e questo ha ricadute sia sul rating aziendale sia sugli investimenti. Occorrono politiche più mirate.

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