Emissioni
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Bere bene. Dalla birra al gin alla vodka, ecco le aziende 'carbon negative'

Alcuni produttori di bevande alcoliche hanno messo in atto strategie per ridurre la loro impronta di carbonio. I più virtuosi riescono a rimuovere più CO2 dall'atmosfera di quanta ne producano

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Salvare il pianeta bevendo un gin tonic, una vodka o una birra con gli amici.

Fare scelte sostenibili può essere divertente e bere in alcuni casi può far del bene non solo allo spirito, ma anche al pianeta. Assistiamo in questi anni all’evoluzione di un consumatore sempre più attento nello scegliere prodotti naturali e con il minor utilizzo possibile di sostanze chimiche: ad esempio i cosiddetti vini coraggiosi (vini vegani, naturali e eroici) da qualche anno spopolano e stanno conquistando una fetta di mercato sempre più rilevante.

Le aziende, dal canto loro, adeguano le loro produzioni per restituire all’appassionato un prodotto il più genuino possibile. In alcuni casi però la loro attenzione verso la natura e l’ambiente ha fatto un salto quantico e le ha portate ad individuare soluzioni che non solo non danneggiano l’ecosistema ma addirittura lo migliorano.

Sono aziende carbon negative (o climate positive), cioè iniziative che, grazie anni di ricerche, piani di sostenibilità ben congegnati, e in alcuni casi grandi quantità di fondi investiti, sono riuscite a trovare l’alchimia perfetta per neutralizzare le emissioni di carbonio delle loro produzioni e adottare provvedimenti per rimuovere ulteriore anidride carbonica dall'atmosfera. Gli esempi nel mondo sono tantissimi, eccone alcuni.

È il caso del birrificio scozzese BrewDog che solo qualche mese fa ha annunciato, considerati i suoi impianti produttivi e l’intera catena di pub, di essere carbon negative e di immettere nell’aria una quantità di ossigeno doppia rispetto alla sua produzione di CO2

Un risultato importante raggiunto grazie a un piano green studiato al dettaglio e a un investimento cospicuo di oltre 30 milioni di sterline. Tra le azioni che l’hanno portato ad essere la prima birra carbon negative al mondo, l’acquisto di oltre 2mila acri di terreno nelle Highlands scozzesi dove sorgerà la BrewDog Forest dove entro quest’anno verranno piantumati un milione di alberi dando vita a una delle più grandi foreste native di tutto il Regno Unito. Fino a quando la foresta non sarà in grado di iniziare a rimuovere attivamente il carbonio dall'aria, BrewDog lavorerà con partner verificati per la compensazione del carbonio, come Nature Conservancy of Canada, per rimuovere due volte l'impronta di carbonio delle aziende.

Non solo birra, ma anche vodka. O meglio: Air Vodka, ideata dalla startup innovativa newyorkese Air Company, fondata a Brooklyn da Stafford Sheehan e Gregory Constantine e realizzata utilizzando la CO2 “estratta” dall’aria. Air CO, come recita l’etichetta, è una bevanda alcolica fatta di aria e acqua, che sostituisce al comune processo di fermentazione delle patate una reazione chimica attivata con l’aiuto di un catalizzatore metallico, messo in funzione con l’energia solare. Il catalizzatore utilizza la CO2 presente nell’aria per produrre etanolo, che al termine del processo di distillazione si troverà disciolto in acqua in percentuali che oscillano tra il 20 e il 25% . Una bottiglia di vodka Air Co da 750 ml purifica l’aria di 340 grammi di anidride.

 Questo prodotto innovativo è valso ad Air Company un posto come finalista al NRG COSIA Carbon XPRIZE , una competizione globale che riconosce tecnologie innovative in grado di convertire le emissioni di CO2 in prodotti utilizzabili.

Oppure basta utilizzare i piselli, come ha fatto la scozzese Arbikie Distillery con la sua linea di gin e vodka Nadar, una linea climate positive, perché nel suo processo di produzione assorbe più carbonio di quanto ne generi.

Nadar in gaelico significa natura e la sua realizzazione ha richiesto studi e ricerche per oltre cinque anni. Il risultato però è sorprendente: una bottiglia di Nadar, da circa 700 ml ha un’impronta ecologica di -1,54 kg di anidride carbonica. Lo spirito di base viene realizzato utilizzando i piselli, che differentemente dai cereali non richiedono l’utilizzo di fertilizzanti sintetici che hanno un impatto significativo sulle emissioni di gas serra. Quindi, dopo la distillazione, i sottoprodotti residui vengono utilizzati per produrre mangimi ad alto contenuto proteico, con zero rifiuti.

Greenbar Distillery di Los Angeles, combatte l’inquinamento una bottiglia alla volta, piantando un albero alla volta per ciascun alcolico venduto. Così facendo dal 2008, Greenbar Distillery ha piantato quasi 900 mila alberi nelle foreste pluviali dell'America Centrale. L'azienda ha inoltre verificato il carbonio generato durante la produzione di gin, whisky, rum e altri prodotti per creare la più piccola impronta possibile e restituire più del necessario: sono stati ridotti i rifiuti da imballaggio, vengono evitate la plastica e vernici metalliche, utilizzate anche bottiglie leggere ed etichette riciclate a partire da rifiuti post-consumo. Per queste azioni Greenbar Distillery dichiara di aiutare a rimuovere 315 volte più gas serra di quanto effettivamente generato.