Lo studio

Quasi tutte le regioni in ritardo sull'adattamento climatico

(bussalino)
Solo Lombardia, Abruzzo, Sardegna ed Emilia Romagna hanno terminato il percorso di allineamento con i principi disposti dall'Ue
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L'Italia tarda ad allinearsi ai principi dell'adattamento climatico disposti dall'Unione Europea. Più che il Paese in generale sono le regioni a rinviare le proprie azioni per un serio processo di adeguamento al clima attuale ed ai suoi effetti. Uno studio delle università di Torino e Brescia condotto dai professori Marco Bagliani e Antonella Pietta mostra la lentezza delle autorità locali a far partire le iniziative.

Solo Lombardia, Abruzzo, Sardegna ed Emilia Romagna hanno terminato il percorso virtuoso. Le altre debbono ancora iniziare, di diverse non se ne conosce nulla mentre alcune hanno appena avviato solo l'iter burocratico. È vero che non c'è un limite temporale ed è altresì importante spiegare che buona parte di loro si sono dedicate a realizzare le strategie legate allo sviluppo sostenibile. Un obiettivo molto più generale e inclusivo di vari elementi che non lo specifico cambiamento climatico. Eppure, l'Europa già nel 2013 aveva disegnato una sorta di strategia: "L'intenzione - dice il professor Bagliani - è di rendere il territorio più resiliente. Non solo seguendo principi generici ma anche sviluppando ricerche dettagliate affidando agli enti locali l'onere di agire con esigenze specifiche diverse da posto a posto". 
 

L'Ue, che svolge un ruolo di coordinamento e promozione di questi compiti insieme a quello  di finanziamento ha aggiornato nel 2021 gli studi che dovrebbero  essere portati avanti entro il 2050, tenendo conto degli accordi di Parigi. 
 

Calabria, Marche, Friuli, Campania, Valle D'Aosta e Puglia non hanno risposto alle ripetute chiamate dei due docenti, affidandosi completamente all'Ispra (l'Istituto Superiore per la Protezione e la Ricerca Ambientale).  Nel 2018 avevano iniziato un progetto di sviluppo sostenibile e nel 2021 si attende la pubblicazione dell'Ispra dei progressi raggiunti. Ma di adattamento climatico specificatamente non se ne sa proprio nulla, nemmeno si è riuscito a conoscere se e quando quest'ultime regioni abbiano intenzione di cominciare. Il Molise addirittura non ha risposto nemmeno a Ispra e docenti.

"In ogni regione - spiega Antonella Pietta - ci sono uffici preposti a funzioni dell'adattamento climatico. Laddove non esistano specificatamente, le mansioni vengono integrate da quelle di altro personale. Noi abbiamo indirizzato la nostra curiosità proprio ad esso".  Ed è così che sono giunte notizie del resto delle regioni italiane che sono indietro, avviluppate anche loro dai laboriosi iter burocratici. Eppure è fondamentale che si muovano in un panorama assai precario e instabile per la estremizzazione degli eventi climatici che stanno caratterizzando l'intero continente.
 

Proprio dalle regioni più virtuose è nato una sorta di metodo di lavoro da seguire anche per le altre. Vulnerabilità e resilienza sono stati i primi punti analizzati per attuare un programma d'intervento. Si valutano le caratteristiche di un territorio  che viene esposto a rischio danni e la sua capacità di restare in vita. La Lombardia per esempio ha potenziato la campagna tesa a sensibilizzare i cittadini su questi fenomeni senza trascurare il monitoraggio e gli allerta urbani in caso di eventi estremi. Ha predisposto anche una sorta di mappa per le aree destinate nei prossimi anni a essere innevate.


Una particolare attenzione al verde ed ai boschi è stata concretizzata dalla Sardegna. Oltre alla comunicazione verso le comunità locali sono state alimentate attraverso il legno dei boschi le azioni rivolte all'assorbimento della CO2, potenziando le energie rinnovabili a scapito dei combustibili fossili. L'Emilia Romagna oltre a puntare alla riduzione delle specie alloctone e mitigare la riduzione della biodiversità ha rivolto una serie di azioni tese al miglioramento della qualità delle acque costiere. A parte il rapporto Ispra del 2021 l'attesa è per quel che farà il resto del Paese dove l'agenda amministrativa stenta a  seguire l'evoluzione della realtà.