Professioni green

L'esperta di foreste che studia i tornado: "Per salvare campi e boschi dobbiamo conoscere il nemico"

 
Sabrina Diamanti spiega perché eventi estremi come quelli della Pianura Padana di due settimane fa spingono dottori agronomi e forestali a diventare un po' meteorologi
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Studi e progetti che avevano come fulcro il cambio climatico sono da tempo una realtà per dottori agronomi e forestali, ma la settimana scorsa un evento meteo estremo ha portato un'ulteriore accelerazione nelle riflessioni sulla professione. "Il nostro lavoro da sempre nasce per comprendere tutti gi aspetti ambientali - spiega Sabrina Diamanti, dottoressa forestale e presidente di Conaf, il Consiglio dell'ordine nazionale dei dottori agronomi e forestali - perché sappiamo che ogni nostro intervento non si ripercuote solo nel punto in cui noi progettiamo un rimboschimento o un investimento agricolo, ma ha conseguenze più ampie".

Sabrina Diamanti 

 

Quali? E in che ambiti?

"Partiamo proprio da quanto è successo il 19 settembre scorso, quando nella Pianura Padana, in poche ore, si sono originati ben sette tornado, una situazione anomala per l’Italia, direttamente collegata all’emergenza climatica in atto. I meteorologi hanno commentato che "per fortuna il fenomeno è stato breve e limitato alle aree rurali”. Capiamo che se le trombe d'aria si fossero scatenate nei centri abitati ci sarebbero stati più danni alle persone, ma a noi non sfuggono gli effetti devastanti che hanno prodotto su coltivazioni e allevamenti e sulle storie di chi di agricoltura vive. Sappiamo che episodi come questo saranno sempre più frequenti e perciò ci prepariamo a concentrarci non soltanto per pianificare i territori in modo da mitigare le conseguenze degli eventi meteo estremi, ma anche per fare consulenza nel modo migliore alle aziende che devono valutare i danni".

Il vostro ruolo di estimatori dei danni e periti è sottovalutato?

"Forse poco conosciuto e per questo ci stiamo impegnando a far comprendere meglio tutti gli aspetti della nostra professione. Di sicuro con gli eventi estremi dovuti al cambio climatico dovremo ampliare le nostre competenze e le nostre reti di collaborazione per fare al meglio i consulenti a supporto delle imprese agricole e i periti incaricati di stimare i danni. Un esempio su tutti: quando l’entità del danno da stimare si moltiplica e abbraccia aree geografiche più ampie, è evidente che muta il rapporto con le compagnie assicurative e quando cresce la frequenza di eventi così impattanti, cambia anche il rapporto con gli enti di credito, che sono soggetti fondamentali nella fase di ricostruzione. In sintesi, la nostra professione dovrà guardare all’evolversi dei fenomeni atmosferici per anticipare i cambiamenti e adattarsi a un futuro diverso dal presente”.

Dovrete diventare sempre più anche esperti di meteo?

"In realtà molti dei fenomeni estremi sono imprevedibili anche per i climatologi. Per quanto ci riguarda, da sempre abbiamo dovuto fare valutazioni sulle risorse idriche delle aree che esaminiamo e conoscere le precipitazioni di una zona rientra nella valutazione degli approvvigionamenti sia nell’ambito forestale, sia agricolo. Il clima è un tema che abbiamo sempre affrontato, anche e soprattutto per progettare boschi o coltivazioni nella giusta ottica ambientale".

Per esempio?

"Un dottore forestale progetta un bosco sapendo che se si interviene con un certo taglio di diradamento si avranno conseguenze che impattano in maniera positiva o negativa non soltanto nell'area del progetto. Allo stesso modo, nel settore rurale la progettazione di un’azienda agricola ha impatto ambientale importante, per questo si devono cercare le colture adeguate per consumo di suolo e acqua, oppure allevamenti gestiti in maniera tale da ridurre per quanto possibile le emissioni e la nitrificazione dei terreni".

Di fronte ai mutamenti del cambio climatico, quali sono i campi in cui vi sentite più pronti al momento?

"La nostra professione ha un difetto che è anche il suo pregio: è molto eterogenea, perché sono tanti gli ambiti in cui possiamo operare. Questo non ci aiuta, stiamo investendo per far conoscere meglio i campi in cui possiamo operare in collaborazione con altre figure. Sappiamo che la nostra formazione deve migliorare di continuo per affrontare molte delle sfide dei prossimi anni, ma abbiamo già dimostrato di guardare avanti. Per esempio, di fronte a quanto è successo quest'estate con gli incendi, in molte situazioni abbiamo dovuto dire che noi l'avevamo previsto. Eravamo più preparati proprio perché avevamo valutato le situazioni climatiche. Sui tornado non ci sentiamo ancora pronti, ma ci stiamo preparando".