Non sprecare

L'invidia: peggio che uno spreco, autolesionismo

L'invidia personificata da Giotto nella Cappella degli Scrovegni di Padova. Wikipedia 
Molti studi medici la collegano a rabbia, rancore, tendenza a isolarsi, depressione. Due le armi per contrastarla: allegria e leggerezza. E rileggere Dante...
1 minuti di lettura

Tutti siamo invidiosi, inutile nasconderlo. Ciascuno di noi ha un momento nella vita in cui guarda l’altro con l’occhio obliquo: non accetta la sua felicità, il suo successo, i risultati che ha ottenuto. Ma pochi sono consapevoli di quante cose sprechiamo con l’invidia e dei danni che facciamo alla nostra salute.

Socrate, a suo tempo, aveva anticipato i risultati di diverse ricerche scientifiche sugli effetti collaterali dell’invidia, definendola "l’ulcera dell’anima". E oggi gli studi medici ci avvertono: quando diventiamo invidiosi introduciamo un veleno nel nostro organismo. Da qui la rabbia, il rancore, la tendenza a isolarsi, la depressione. Con l’accumulo di una frustrazione e di un senso di inferiorità, di inadeguatezza che, proprio come aveva ben capito Socrate senza essere uno psicanalista, affonda i suoi colpi micidiali dalle parti dell’anima.

Fatta la diagnosi, la terapia diventa più complicata. Come possiamo tenere a distanza l’invidia? Esiste uno strumento per aiutarci a governare quella che ha tutte le sembianze di una legge della natura?

Due armi mi sembrano molto potenti. La prima richiama la definizione dell’invidia come una "passione triste" (copyright di San Tommaso d’Aquino): e se le cose stanno in questi termini, dobbiamo contrastarla con "passioni allegre". Più ne riusciremo a introdurre e più potremo proteggerci dal veleno pronto a intossicare corpo e anima. Saremo talmente presi dalle nostre passioni, che non avremo neanche il tempo da dedicare a ciò che hanno realizzato gli altri.

Un secondo antidoto si chiama leggerezza, da non confondere mai con la superficialità. Avere delle ambizioni, essere competitivi, sono scelte naturali, ma è salutare alleggerirle anche con il tocco magico dell’autoironia. E appena sentiamo il serpente dell’invidia che avanza, allora ricordiamoci di un verso dantesco che mia madre mi ripeteva sempre, quando mi sfogavo per qualche delusione ricevuta da un amico: "Non ti curar di lor, ma guarda e passa".

Sapendo che in questo modo evitiamo guai seri, come l’ulcera e la depressione.

Nonsprecare.it