Biodiversità

Un albero su due è a rischio estinzione: tutta colpa della deforestazione

Solo il 41,5% degli arbusti presenti sul Pianeta può considerarsi al sicuro. Con la loro. Ma interrompere questa tendenza è possibile
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Sul nostro Pianeta sono presenti 58.497 specie di alberi. Ma come accade ormai per molti organismi il loro stato di salute è in pericolo. Il 30% è infatti a rischio di estinzione e solo il 41,5% può essere considerato al sicuro. Vengono colpite piante in tutti gli ambienti, da quelli temperati a quelli tropicali. In media l'11% degli arbusti di ogni Paese ha problemi. Le cifre sono però molto superiori in alcune regioni, come a Sant'Elena (69%), in Madagascar (59%), Mauritius (57%), Messico (31%), Malesia (24%). In Italia delle 155 specie che abbiamo, di cui 20 sono endemiche, sono insidiate il 5%.

Questi sono i risultati del rapporto State of the world trees, pubblicato da Botanic Gardens conservation International, un organo dello Iucn, l'agenia Onu per la conservazione della natura che stila le liste rosse delle specie in pericolo. Lo studio, durato cinque anni ha coinvolto oltre 60 istituzioni, tra cui giardini botanici, università e organizzazioni forestali, e oltre 500 esperti. È il primo che, a livello globale, fa il punto della situazione.

Le cause principali di questo disastro sono l'agricoltura (il 29% le coltivazioni, il 14% l'allevamento), il taglio (27%), la costruzione di case e centri (13%), il fuoco (13%), le attività estrattive (9%), le piantagioni di altri alberi da reddito (6%), il cambiamento climatico (4%). Nel corso degli ultimi cento anni la copertura forestale è diminuita del 40% e 29 Paesi hanno perso il 90% della loro copertura. Il taglio del legname fa sparire 100 milioni di alberi ogni anno.

Luglio di fuoco, devastati migliaia di ettari di foreste nel mondo

Gli alberi, a parte nelle regioni polari, vivono ovunque. La maggiore biodiversità di trova in Centro e Sud America, con 23.631 specie, seguita da altre regioni equatoriali come l'Asia tropicale (13,739) e l'Africa sub sahariana (9,237). Alcune specie sono ubiquitarie, come il legno di sego diffuso in oltre 96 Paesi, altre, il 58%, si trovano solo in uno. Il più ricco è il Brasile (8,847), seguito dalla Colombia (5,868) e Indonesia (5,716). Le regioni dove la minaccia è più presente sono l'Africa tropicale e il Madagascar.

Gli alberi svolgono un ruolo fondamentale per la sopravvivenza dell'uomo e della natura. Oltre la metà delle piante e degli animali terrestri dipendono da loro. Producono ossigeno, immagazzinano carbonio. Le foreste, che coprono il 31% della superficie del globo, hanno un ruolo biogeochimico importantissimo. Influenzano la produzione del suolo, favoriscono il ciclo delle sostanze nutritive, e permettono la regolazione delle acque. Oltre il 75% dell'acqua potabile dipende da loro. In più c'è il valore economico: gli alberi forniscono infatti moltissimi prodotti ad alto valore, come legno, combustibile, polpa, medicine ed essenze, frutta e semi, molti dei quali vengono raccolti allo stato spontaneo.

Purtroppo in questo momento non se ne stanno andando solo alcuni individui ma intere comunità, e dunque anche tutti gli esseri a loro connessi da interazioni ecologiche. Non sono solo le essenze più rare o fragili a soffrire. Di quelle a rischio una su cinque è utilizzata direttamente dall'uomo. Nell'elenco infatti sono presenti anche magnolia, quercia, acero. Di un sorbo che vive nel Galles sono rimasti solo 30 alberi. La shala e la canfora del Borneo, appartenenti alla famiglia delle Dipterocarpacee sono in competizione con le piantagioni di olio da palma, mentre l'ebano viene sovrasfruttato in Madagascar, il mogano e il palissandro nei Caraibi e in Brasile. Una mappa dettagliata che fornisce informazioni per ogni albero è raggiungibile sul Global Tree Portal.

Gli scienziati ritengono però che sia ancora possibile interrompere questa tendenza. Il 64% degli alberi infatti si trova in almeno un'area protetta e il 30% in giardini botanici e altre collezioni. Si tratta però di pianificare piantagioni di essenze spontanee e soprattutto consentire la rigenerazione spontanea nei luoghi originari, di migliorare la rete di connessioni tra le aree protette, assicurare che vengano create delle riserve genetiche, fare in modo che le comunità locali vengano coinvolte, aumentare i fondi destinati alla conservazione e al monitoraggio.