Biodiversità

Aumentano le aquile testa bianca, ma per gli altri uccelli predatori è allarme

Una campagna di protezione dei nidi e dei territori durata decenni e il bando del Ddt nel 1972 hanno salvato la specie, ma le popolazioni di tutti gli altri grandi rapaci sono in declino. Prioritario agire sugli habitat e sul cambio climatico
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La popolazione di aquila a testa bianca, il simbolo degli Stati Uniti è cresciuta. C'erano solo 72 mila individui nel 2009, ora sono più di 300 mila. È il risultato di una campagna di protezione dei nidi e dei territori durata decenni e del bando dell'insetticida Ddt nel 1972, che rendeva sottile il guscio delle uova e uccideva gli embrioni. Capace di vivere fino a 30 anni e grande predatore, è purtroppo l'unico tra gli uccelli che cacciano a mantenere un buono stato di conservazione. Tutti gli altri infatti sono in declino. Uno studio dell'Istituto di Ecologia di Città del Messico, supportato dalla Iucn (International Union for the Conservation of Nature) e da Bird life International ha infatti appena verificato che il 30 per cento dei rapaci sono a rischio di estinzione.

Le attività umane sono responsabili per la diminuzione e scomparsa di animali e piante in tutto il mondo. Le stime dicono che i vertebrati sono calati del 70 per cento dagli anni Settanta. Gli uccelli predatori sono tra i più fragili proprio perché sono al vertice della catena alimentare e negli ultimi trent'anni la loro situazione è ulteriormente peggiorata. L'indagine è una delle più complete mai effettuate: è stata svolta sulle 557 specie che vivono in tutto il Pianeta e che hanno già manifestato segni di debolezza. Sono animali che vanno dai 40 grammi di peso del falchetto cosce nere ai 15 chili del condor delle Ande. La maggiore biodiversità si trova nelle Ande sudamericane, nell'Himalaya indiano e nelle isole pacifiche e in particolare nelle aree tropicali. La minore nelle regioni polari e in quelle aride e temperate di entrambi gli emisferi. I loro areali variano dai 195 milioni di chilometri quadrati del falco pellegrino, un grande volatore, ai 16 chilometri quadrati del gufo scop che vive nell'isola di Annobón.

Ne è stata analizzata l'abbondanza, l'ampiezza del territorio disponibile, lo stato di conservazione, le dinamiche della popolazione. Le minacce arrivano prima di tutto dalla riduzione dei territori e dalla loro frammentazione, dall'inquinamento, dalla presenza dell'uomo e dalle alterazioni climatiche. A livello globale fino al 40 per cento delle foreste sono state convertite in altri usi, prima di tutto l'agricoltura. L'insetticida Ddt, che ha decimato le aquile calve, ha alterato il tasso di nascita anche di altri uccelli. Insetticidi ma anche il piombo delle pallottole che resta in alcune prede provocano ulteriori danni. Gli anti infiammatori sono un altro fattore negativo. Usati per il bestiame, hanno portato a un calo degli avvoltoi fino al 95 per cento in Argentina, Asia e India. I migratori di lunga distanza che vivono tra Cina, Mongolia e Russia sono disturbati dalla densità e dalle attività umane, soprattutto nei punti di passaggio obbligato.

La relazione tra rapaci e uomo è sempre stata contraddittoria: sono sempre stati considerati un simbolo di potenza e allevati dai falconieri che ne hanno fatto un'arte, ma hanno fatto sorgere anche molti conflitti per la loro predazione di pecore e animali da allevamento. Secondo la prospettiva ecologica, sono molto importanti per il mantenimento degli ecosistemi. Controllano le altre specie evitando che diventino invasive, eliminano quelli che possono essere considerati rifiuti e facilitano anche la dispersione dei semi.

Gli studiosi hanno anche verificato l'efficienza delle aree protette esistenti, il cui miglioramento è prioritario rispetto a creare nuove riserve. Tuttavia espandere i parchi rende più efficiente la protezione. Le zone più importanti nelle quali intervenire sono India, Nepal, Iran, Cambogia, e Myanmar, ma anche Russia, Cina, Mongolia, e Arabia Saudita. In Africa l'attenzione deve andare invece su Sudan, Niger, Algeria, and Namibia.