Biodiversità
Triantha occidentalis. Qianshi Lin, University of British Columbiaa 

Il predatore che non ti aspetti: scoperta una nuova pianta carnivora

La particolarità della Triantha occidentalis consiste nel fatto che è l'unica pianta conosciuta che utilizzi solo lo stelo per la cattura e le digestione delle prede

2 minuti di lettura

Un predatore che non t’aspetti, appena fuori dalle città sulla costa nord-occidentale del Pacifico. La Triantha occidentalis è la prima pianta carnivora che si conosca tra le appartenenti all’ordine delle Alismatali. La scoperta – pubblicata tra gli atti della National Academy of Sciences of the United States of America – ha stupito i ricercatori perché questo vegetale non viene utilizzato dall’uomo e non era mai stato preso in considerazione; ma, soprattutto, perché non ha le caratteristiche visibili del divoratore d’insetti. Potrebbe essere il segnale che altre carnivore agiscono in incognito o che alcune specie stanno sviluppano tale attitudine.

Se nell’immaginario comune il modello è rappresentato dalla Venere acchiappamosche (Dionaea muscipula), nella realtà esistono più di 500 tipi diversi di piante carnivore, divisi in 13 famiglie. E sono comprese quelle abbastanza forti da mettere al tappeto un topo. La maggior parte vive in habitat soleggiati e umidi, dove il terreno è povero di sostanze nutritive, in particolare azoto e fosforo, e gli animali diventano cibo alternativo.

Padova, piante carnivore in mostra: belle e dannate

“Di solito – spiega al New York Times Qianshi Lin, botanico dell’University of British Columbia e coautore dello studio – mandano chiari segnali della loro natura, crescono insieme a esemplari simili e sono dotate di strutture per catturare le prede”.

La Triantha, o falso asfodelo occidentale, invece, si trova in ambienti in cui compaiono anche altre piante carnivore, ma è all’apparenza innocente. Durante la stagione estiva, produce fiori bianchi che sbocciano in cima a lunghi steli senza foglie e ricoperti di peli appiccicosi. Nei campioni conservati negli erbari, in effetti, ci sono spesso mosche o coleotteri attaccati a questi ultimi; tuttavia, si credeva che fungessero da meccanismo di difesa contro attacchi esterni. Un indizio del loro vero ruolo è arrivato quando gli scienziati hanno notato dei marcatori genetici a volte associati alle piante carnivore.

Occorreva, allora, dimostrare la qualità nascosta. Come? Verificando che i nutrienti passino dagli animali alla pianta. Lin e i suoi colleghi hanno allacciato i moscerini della frutta con isotopi di azoto-15 e li hanno posizionati sugli steli del falso asfodelo, oltre che sulla carnivora Drosera capensis e sull’innocuo Erigeron peregrinus. Quando hanno controllato i livelli di 15N di tutti e tre, si sono accorti che il primo e la seconda ne avevano assorbita più o meno la stessa quantità; rispetto all’Erigeron, la Triantha aveva un valore più alto di azoto, di cui circa il 64% derivante dagli insetti.

Dentro le piante carnivore


Non solo. I suoi peli secernevano una fosfatasi, cioè un enzima digestivo, che molte specie carnivore usano per estrarre il fosforo. E sembra che l’energia così conquistata sia servita per sostenere fiori e frutti, ma non si esclude che eventuali eccedenze possano essere immagazzinate nelle radici come riserva per la successiva fioritura.

Il falso asfodelo occidentale, comunque, resta unico nel suo genere. Nessuna pianta predatrice usa soltanto i gambi come arma di caccia; molte fanno fiori, ma di norma essi nascono distanti dall’apparato digerente.

Lo stelo della Triantha occidentalis, con le prede catturate. Qianshi Lin, University of British Columbia 

“Potrebbe apparire come un controsenso il fatto di uccidere gli insetti che prelevano il polline, lo trasportano e aiutano la pianta a riprodursi”, continua Lin sulle pagine del quotidiano statunitense. Ma i ricercatori credono che i peli e le secrezioni della Triantha riescano a colpire esclusivamente prede piccole, come zanzare o mosche, e che siano troppo deboli per bloccare accidentalmente impollinatori più grandi, come farfalle o api.

Del resto, è possibile che sia un esempio di come talune piante tendano ad adattarsi e a trasformarsi in carnivore. La tesi dei botanici è questa: una volta che il vegetale sta già intrappolando gli insetti, il passo evolutivo che lo porterebbe a mangiarli è relativamente breve. Tanto più in ambienti che lo rendano necessario a fini di sopravvivenza. La strategia, poi, potrebbe essere anche quella di non sprecare gli insetti catturati per difesa. Mentre le altre carnivore attirano intenzionalmente le prede con profumi e colori allettanti, infatti, non si è ancora appurato che il falso asfodelo le richiami di proposito.

Non si dimentichi, infine, che la Triantha ha tre specie sorelle da sottoporre a test. Il lavoro per stanare i carnivori criptici è proprio all’inizio.