Riscaldamento globale

Shopping, cibo, trasporti: la nostra quotidianità che può fermare il cambio climatico

L'emergenza clima ha bisogno di decisioni politiche ed economiche, ma anche ciascuno di noi può contribuire a ridurre le emissioni CO2 con prodotti e abitudini rispettosi dell'ambiente. Perché il singolo non incide, ma la comunità conta
3 minuti di lettura

Cosa può fare ciascuno di noi di fronte all’emergenza climatica? Mai forse come nelle ultime settimane anche tra le persone comuni si è diffusa la percezione di quanto sia una realtà il riscaldamento globale. E non tanto per i rapporti scientifici, come quello reso pubblico dall’Ipcc a inizio settimana che  conferma la gravità di una situazione già nota da tempo agli studiosi, quanto per le manifestazioni più evidenti dell’innalzamento delle temperature globali: i 50 gradi sfiorati in Sicilia pochi giorni fa e addirittura in Canada il mese scorso, le inondazioni che hanno sconvolto la Cina e il Centro Europa, gli incendi che mandano in fumo migliaia di ettari di boschi, dalla Calabria alla Siberia passando per Grecia e Turchia. Di fronte all’allarme dei climatologi Onu e al bollettino di guerra quotidiano del global warming ci si aspetta che le nazioni agiscano in modo rapido e risoluto. Nel frattempo però è lecito chiedersi se esistono, e quali sono, le piccole azioni quotidiane che permetterebbero a ciascuno di noi di contribuire al taglio delle emissioni di gas serra.

A tavola

Modificare la propria dieta, in modo da privilegiare cibi a chilometri zero o che comunque per essere prodotti non richiedano grandi emissioni di CO2 o di metano. È noto per esempio, che da questo punto di vista le carni rosse hanno un enorme impatto ambientale: per ogni chilo si rilasciano 25,8 kg di CO2. Meglio il pesce (5,2  kg di CO2), le carni bianche (3,7 kg di CO2), le uova (3,2 kg di CO2), o i legumi (0,5 kg di CO2). Ogni pasto di un singolo individuo dovrebbe comportare l’emissione di un chilo di CO2, mentre oggi in Europa la dieta media produce almeno due chili di gas serra ogni volta che ci si siede a tavola, il doppio. E la situazione peggiora in paesi “iperproteici” come gli Stati Uniti. “Non è necessario eliminare le bistecche dai propri pasti”, avverte Gianmaria Sannino, climatologo Enea. “Basta ridurne il consumo, magari mangiando carne rossa non più di due volte a settimana”.

In strada

Anche i trasporti sono una voce importante per le emissioni di gas climalteranti. “Quando e dove è possibile, meglio usare la bici, mezzi elettrici o trasporto pubblico. E sfruttare gli inventivi statali per rinnovare il parco auto con veicoli che hanno un impatto più leggero sull’ambiente”, consiglia Antonello Pasini, fisico dell’atmosfera per il Cnr. “La bicicletta sarebbe la soluzione ideale, perché unisce il benessere personale a benefici più generale: quello che fa bene a te fa bene anche al clima”. Un adagio che si può applicare anche al paragrafo precedente: meno carne significa anche meno malattie cardiovascolari e oncologiche.

 

In casa

“Si deve spingere sul risparmio energetico”, spiega Sannino. “Ancora in troppi, soprattutto tra i giovanissimi, non si rendono conto che lasciare le luci accese in stanze vuote significa immettere inutilmente grammi di CO2 nell’atmosfera. E poi bisogna migliorare l’efficienza energetica degli edifici: sprechiamo troppo per riscaldare o rinfrescare abitazioni e uffici”. A proposito di sprechi, dovremmo essere più bravi nel recupero e riciclo: “Se tutti noi contribuissimo alla nascita di una vera economia circolare”, continua il ricercatore Enea, “ci sarebbe bisogno di molte meno materie prime, la cui estrazione costa energia e quindi CO2 nell’atmosfera”.

Lo shopping

Viviamo nella società dei consumi e se c’è un aspetto positivo è che i consumatori hanno il potere con le loro scelte di condizionare le aziende. “Possiamo indirizzare il mercato premiando le imprese ecosostenibili”, conferma Pasini. “Certo, occorre saper distinguere chi davvero produce beni e servizi a basse emissioni, da chi invece fa solo abili campagne di greenwashing”. Anche quando si tratta di scegliere il fornitore di energia elettrica sarebbe auspicabile rivolgersi a chi la produce con fonti rinnovabili, grazie a centrali eoliche o fotovoltaiche. 

 

Al lavoro

Ridurre i viaggi aerei non strettamente necessari. “Nella mia attività di ricerca era un continuo incontrarsi in meeting internazionali”, racconta Pasini. “La pandemia ci ha mostrato, ed è uno dei pochi insegnamenti positivi di questa vicenda, che ci si può confrontare virtualmente anche senza prendere aerei. Incontrarsi faccia a faccia in alcuni casi è fondamentale, ma non sempre è necessario. E questo vale anche per il lavoro d’ufficio. Grazie allo smart working, nel 2020 le emissioni globali sono precipitate del 6-7%, proprio la quota annua necessaria per centrare gli obiettivi degli Accordi di Parigi. Laddove è possibile, lavorare da casa andrebbe incoraggiato anche dopo la fine dell’emergenza Coronavirus”.

Nella società

Per quanto però ci si possa impegnare in tante piccole buone azioni quotidiane per il clima, lo sforzo dei singoli da solo non basta. “E non è neppure giusto far pesare sulle spalle dei cittadini responsabilità di aziende e Stati che tardano a imboccare la transizione ecologica”, concorda Sannino. “I numeri in gioco sono talmente grandi che i comportamenti virtuosi di una singola persona incidono davvero poco”. Ma tante singole persone insieme formano una comunità che invece può fare la differenza, esercitano pressioni su governi e imprese. “Sono convinto che si possano innescare circuiti virtuosi dal basso”, dice Pasini. “I cittadini possono spingere sui politici perché accelerino questa transizione epocale e la governino, in modo che i costi non gravino sui più fragili”. “Ma perché ciò accada”, avverte Sannino, “occorre che i cittadini-elettori siano informati su quello che sta accadendo. Devono per esempio sapere che le soluzioni per arginare l’emergenza climatica esistono già, ma vanno adottate in fretta. Altrimenti, alla fine del secolo, nessuno comportamento dei singoli potrà salvare il Pianeta”.