Emergenza clima

Dalla teoria alla pratica: cosa fare per fermare il cambio climatico

(ansa)
Dopo la pubblicazione del rapporto Onu la parola non passa soltanto alla politica: dalle scelte negli investimenti a quelle alimentari le associazioni spronano tutti a una svolta green
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Lavorare come volontari in una delle tante associazioni che si occupano di ambiente. Diventare attivisti presso le autorità amministrative locali favorendo in tutti i modi svolte “verdi”. Fare pressione sulle scuole perché adottino scuolabus elettrici. E mille altre azioni proattive: “Ogni piccolo gesto conta”, scrive il Washington Post in un appassionato editoriale che, nel commentare ancora una volta il rapporto dell’Onu sul clima, invita a non arrendersi. “La situazione sembra irreversibilmente su un piano inclinato, ma il riscaldamento globale si può fermare se non altro ai livelli attuali. Non bisogna abbandonare le speranze”, scrive il quotidiano statunitense, da sempre in primissima fila nella lotta al climate change. Un editoriale che è un fortissimo invito a riscoprire il valore dei contributi individuali.

Certo, le scelte che contano di più sono quelle industriali e politiche ma “dal basso” può venire una spinta determinante: “Non bisogna stancarsi di cogliere ogni occasione di discussione pubblica per pronunciare commenti a favore delle energie rinnovabili, del controllo dell’inquinamento dell’aria e dell’acqua, e poi non si deve smettere di fare lobbying instancabile a favore dei comportamenti corretti”. C’è ancora molto di più che si può fare: trasferire i propri risparmi presso fondi d’investimento in possesso di un chiaro impegno a favorire le aziende coinvolte nella transizione ecologica (che così verrebbero finanziate a dispetto di quelle non chiaramente impegnate in tal senso), smettere di acquistare beni e servizi da aziende che danno l’impressione di resistere da azioni pro-clima, e poi mangiare meno carne, sostituire gli apparecchi a gas con quelli elettrici, usare il trasporto pubblico o andare al lavoro in bici. E l’elenco prosegue a lungo: il quotidiano della capitale americana, il più impegnato politicamente del mondo fin dai tempi del Watergate, lancia un clamoroso e vibrato appello ai cittadini del pianeta perché tutti adottino comportamenti anche minimi che possano contribuire alla causa.

Del resto l’alternativa è straziante. Se il mondo continuerà nell’attuale traiettoria, scrive il WP riprendendo il rapporto degli scienziati dell’Ipcc, probabilmente alla data fatidica di metà secolo non verrà conseguito il risultato di 1,5 gradi sopra l’era preindustriale, ma la temperatura sarà aumentata in media di 2 gradi. E arriverà a 4 gradi dopo pochissimi anni ancora. Allora i grandi temporali porteranno il 10% in più di acqua, le siccità saranno quattro volte più frequenti, le possibilità di “eventi composti” quando multipli disastri naturali si “alleano” tra loro con conseguenze devastanti, diventeranno “molto più alte”, scrive il quotidiano. Con, tra l’altro, uno degli eventi più temuti, cioè la scomparsa della corrente del Golfo. Questo porterebbe inverni tremendamente rigidi in Europa e alcune parti degli Stati Uniti, distruggerebbe i ritmi di piogge e monsoni che danno acqua a enormi parti del mondo, insomma determinerebbe uno squilibrio irreversibile e gravissimo.

Ma anche qui c’è una parola di speranza: in realtà non sappiamo ancora a quale livello di temperatura la corrente del Golfo si “fermerà”. Meglio non saperlo però, è il messaggio del giornale Usa. Tutti questi sconvolgimenti dipendono da noi, dal più basso al più alto livello. “Forse siamo ancora a un livello al quale con qualche sofferenza potremmo adattarci”, conclude il WP. “Lo scenario peggiore è al di fuori delle nostre conoscenze, la cosa più sensata da fare è non arrivare a sperimentarlo direttamente”.