Biodiversità

La Romania conta i suoi orsi. E l'Europa ringrazia

La Romania conta i suoi orsi. E l'Europa ringrazia
Il Paese affronta in modo scientifico il problema dei frequenti conflitti con l'uomo con un censimento mai tentato prima. I precedenti dell'Italia e l'importanza di queste campagne per la conservazione delle specie selvatiche nella Ue
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La Romania ha lanciato il più grande censimento di orsi mai tentato al mondo per identificare, con tecniche genetiche, tutti gli oltre 6.000 individui che vivono nei Carpazi, circa il 40% di tutti gli orsi che vivono in Europa. Un censimento di dimensioni mai tentate prima in nessuna parte del mondo.

Attraverso l’analisi del DNA recuperato da peli e feci lasciati dagli orsi sul terreno, sarà possibile creare un profilo genetico unico per tutti gli individui, che potrà permettere non solo di stimare il numero di animali, ma anche di tracciarne i movimenti sul territorio, calcolare il rapporto maschi/femmine nelle diverse aree, identificare i rapporti di parentela e accertare le dinamiche della popolazione: nascite, morti e dispersioni degli esemplari. Per realizzare questo piano ambizioso, verrà creata una banca dati del DNA che, grazie a un codice a barre inserito su ogni provetta, permetterà di tracciare migliaia di campioni collegandoli ai singoli individui. Questa mole di informazioni permetterà di capire come gestire gli orsi nei diversi contesti, sia nelle zone dove l’orso è a rischio di estinzione, sia dove invece la priorità è gestire meglio i conflitti tra questo predatore e l’uomo.

In Romania, gli orsi entrano spesso in conflitto con le comunità locali, perché si avvicinano ai paesi per cercare cibo tra i rifiuti e perché predano pecore o altri animali. Il Paese ha quindi scelto una strada virtuosa per cercare di gestire meglio i problemi, migliorando le conoscenze sulla specie, in modo da capire quanti e quali siano gli individui che scendono nei villaggi, quali siano le densità e le capacità riproduttive nelle diverse aree. Il progetto, realizzato attraverso una collaborazione tra organismi scientifici e istituzioni rumene, raccoglierà un altissimo numero di campioni, richiedendo un impegno senza precedenti, anche per le difficoltà che si incontrano quando si lavora con DNA ricavato da feci e peli che, proprio a causa della permanenza sul terreno, è maggiormente soggetto a degradazione rispetto a quello che si estrae da sangue o da altri tessuti.

Anche in Italia, dove gli orsi sono molti meno, circa un centinaio sulle Alpi e una cinquantina in Appennino, da anni si sta lavorando al censimento di questo carnivoro con tecniche biomolecolari. Proprio nel nostro Paese è stato condotto il più lungo monitoraggio degli orsi tramite DNA mai realizzato al mondo: partito sulle Alpi agli inizi della reintroduzione che ha riportato l’orso in Trentino, è proseguito per due decenni senza mai interrompersi. Condotto con l’attiva partecipazione di ISPRA, ha permesso di monitorare con grande accuratezza gli andamenti della popolazione, di capirne le dinamiche e di individuarne i problemi. Oramai da 20 anni lo stesso approccio è stato utilizzato da ISPRA nel monitoraggio genetico dell’orso marsicano, un taxon unico al mondo, ridotto a poco più di 50 individui. Questo monitoraggio ha permesso di ottenere stime aggiornate degli individui e di verificare la perdita di variabilità genetica, un rischio particolarmente critico per una popolazione come quella del centro Italia, isolata da secoli dalle altre popolazioni.

Il miglioramento tecnologico che ha caratterizzato anche la genetica applicata alla conservazione e gestione delle specie selvatiche l’ha resa parte essenziale oramai di molti progetti; per avere un quadro chiaro delle popolazioni di specie che vivono tra più Paesi, come nel caso dell’orso sulle Alpi, è però necessario uniformare le metodologie tra i laboratori e assicurare una costante condivisione dei dati. Per questo ISPRA ha aderito a un progetto promosso e coordinato da Finlandia, Norvegia e Svezia che ha come scopo quello di applicare nei laboratori di tutta Europa protocolli allineati per la caratterizzazione genetica degli orsi. L’idea ambiziosa del progetto è di sviluppare e condividere una tecnica in grado di analizzare molti più geni in un campione di DNA usando delle microscopiche sonde (contenute in uno SNP-chip) dalle quali si potranno ottenere informazioni accurate e confrontabili sugli individui di orso di tutta Europa, costruendo una base di conoscenza che, come nel censimento lanciato dalla Romania, possa permettere di proteggere le diverse le popolazioni e di gestire meglio i conflitti con l’uomo.

*Piero Genovesi è responsabile del servizio per il coordinamento della fauna selvatica di Ispra

*Nadia Mucci è responsabile dell'area per la genetica della conservazione (BIO-CGE) dell'Ispra

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