Conservazione

Bando alle creme solari, così la Thailandia protegge la sua barriera corallina

Multa di circa 2500 euro a chi non osserverà il divieto imposto dal Dipartimento dei parchi nazionali di una delle destinazioni più popolari in epoca pre-Covid. Il processo di sbiancamento accelerato dalle sostanze chimiche che proteggono dai raggi nocivi. Ma ci sono le alternative
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Se andate in Thailandia al mare, non portatevi i soliti prodotti solari. Il Dipartimento dei Parchi Nazionali ha infatti appena vietato il loro uso. Destinazione popolare per molti turisti, in epoca pre pandemica erano oltre 35 milioni, il Paese ha deciso di bandire le creme in base all'evidenza che provocano danni alle barriere coralline. Chi ne verrà trovato in possesso rischia una multa di circa 2.500 euro. In precedenza, per proteggere l'ecosistema marino, Maya Bay, nell'isola di Phi Phi Leh, era stata chiusa dal 2018 perché la vita nei suoi fondali stava morendo.

Lo sbiancamento dei coralli è un problema che preoccupa da tempo i naturalisti. È il processo attraverso il quale perdono la simbiosi con le microalghe che vi coabitano, non ottengono più i prodotti fotosintetici da loro forniti e si trasformano in scheletri bianchi. Ogni anno, nelle aree tropicali, vengono immesse nel mare circa 5mila tonnellate di creme solari, 14 mila in tutti i mari. Non si tratta dunque di minime quantità. Si è scoperto che i filtri chimici possono favorire lo sviluppo di virus e provocano stati patologici. In particolare, sono stati vietati i prodotti che contengono oxybenzone, octinoxato, metilbenzildiene e butylparabene.

Queste sostanze distruggono le larve e interagiscono col sistema riproduttivo, danneggiano il sistema endocrino e fanno si che le larve si trasformino diventando incapaci di nuotare, uno dei meccanismi fondamentali per la riproduzione. Si fermano e iniziano un processo di autofagia. Soprattutto l'oxybenzone agisce in condizioni di illuminazione intensa, come quella dei Paesi tropicali, agendo come tossico genetico e interferendo con il Dna. Normalmente l'imbiancamento è connesso con l'elevata temperatura dell'acqua, in particolare quando supera i 27 gradi. L'oxybenzone però abbassa il limite e lo porta a 25 gradi. Agisce anche a concentrazioni bassissime: solo una goccia di oxybenzone su 16 milioni di litri d'acqua è in grado di uccidere.

La Thailandia non è il primo Paese a intervenire per la protezione dei coralli. La prima isola è stata Palau, nel Pacifico, nel 2020, dove alcuni studi avevano dimostrato la loro presenza in molti animali marini. Dal 2021 anche nelle Hawaii non è possibile portare creme solari chimiche ed è stata seguita da Bonaire, nelle Antille. Anche alcuni Parchi in Messico hanno posto il divieto.

Sono però ormai disponibili numerose alternative, che contengono estratti di piante, come il Poligono e l'olio di vinaccioli, tocoferolo, melanina e filtri minerali, che riflettono e non assorbono i raggi ultravioletti, come ossido di zinco e biossido di titanio. Vanno però evitate quelle che li contengono in forma di nano particelle. L'ossido di zinco induce uno sbiancamento veloce. Il biodssido di titanio provoca l'espulsione delle zooxantelle, le alghe simbiontiche. In questo caso però il danno non è irreversibile, e dopo un periodo di stress il corallo riesce a riprendersi.