Gli itinerari del cicloturismo
Un tratto del 'Sentiero Valtellina'. 

Pedalando in Valtellina, con vista su salite leggendarie

Il tratto Tirano-Bormio del 'sentiero Valtellina' è lungo 40 km, con un dislivello di 784 metri. Una lingua d'asfalto paesaggisticamente bellissima e con deviazioni leggendarie (ma solo per scalatori di razza): dal Mortirolo in cui nacque la leggenda di Pantani al Passo dello Stelvio, cima Coppi (a 2.758 m) del Giro d'Italia

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Si chiama Sentiero Valtellina: 115 chilometri che vanno da Colico, sull’estrema punta nord del lago di Como, fino a Bormio, cuore pulsante della Valtellina e meta del turismo sia invernale che estivo. Si arriva cioè in bici fino all’imbocco del Parco Nazionale dello Stelvio, ai piedi del celebre passo, la Cima Coppi per antonomasia del ciclismo: ovvero la vetta più alta toccata dal Giro d’Italia (2.758 m). L’ultima occasione lo scorso anno, nel mese di ottobre anziché a maggio, a causa della pandemia.

Da non molto è possibile raggiungere l’attacco del valico più ambito da ogni cicloamatore che si rispetti, partendo addirittura dal livello del mare, o quasi. Il tutto grazie al Sentiero Valtellina. Lo scorso 24 luglio si è tenuta l’edizione zero della Duomo-Stelvio. Una ciclo-maratona di 256 chilometri che dalle guglie del Duomo di Milano ha condotto i primi pionieri fino al valico carrozzabile più alto d’Italia. E lo ha fatto sfruttando proprio la ciclabile che costeggia l’Adda. Starter, per l’occasione, anche il sindaco Beppe Sala.

L’itinerario che proponiamo noi si limita, ben più “umanamente”, al solo tratto finale della Sentiero Valtellina. Quello che però, a nostro avviso, è anche paesaggisticamente il più bello nonché il più impegnativo: i 40 chilometri che da Tirano conducono fino Bormio, ormai in montagna. In tutto si copre un dislivello positivo di 784 metri. Non pochi se rapportati alla ridotta distanza. Si pedala sempre su fondo asfaltato e questo percorso è adatto a qualsiasi tipo di bici, purché provvista di cambio. Diversi tratti sono appena stati inaugurati: ce ne si accorgerà subito, perché la ciclabile lì si trasforma in autentico biliardo e la staccionata che la delimita profuma ancora di legno. La lingua d’asfalto riservata ai ciclisti si incunea leggera e gentile in mezzo ai boschi, ben lontana dalla trafficata statale.

Uno dei ponti che attraversano l'Adda. 

Punto di partenza del nostro itinerario è il centro di Tirano. Inizieremo a pedalare sulla destra orografica dell’Adda in direzione Grosio. Il percorso è ben segnalato: sarà sufficiente seguire i cartelli marroni “Sentiero Valtellina” per non perdersi mai.
Tirano è la località da cui parte il famoso Trenino Rosso del Bernina, che conduce in Svizzera ma è celebre anche per il Santuario di Madonna, importante attrazione per il turismo religioso, e per i suoi palazzi nobiliari, tra cui spicca Palazzo Salis con le sue cantine cinquecentesche restaurate. Consigliamo una visita prima di mettersi in sella.

Lungo il percorso si incontrano numerose aree di sosta. Sono ideali per fermarsi ad ascoltare lo scrosciare dell’Adda, magari sgranocchiando una barretta o un panino: se non avete con voi alimenti, niente paura. Nei pressi del Parco Adda Lovero c’è un piccolo bar che farà al caso vostro. Questo primo tratto di ciclabile,12 km, non prevede difficoltà particolari: il dislivello è minimo, 170 metri. All’altezza di Mazzo, si incontra però una celebre indicazione che non può sfuggire. E quella per la salita del Mortirolo. È questa l’ascesa (in alcuni tratti fino al 20% di pendenza!) che diede i natali a Marco Pantani. Il “Pirata” di Cesenatico proprio su queste rampe, nel 1994, durante la tappa del Merano-Aprica, costruì la sua impresa forse più bella di sempre.

Noi, però, il Mortirolo lo lasciamo volentieri ai grimpeur di razza. Per tutti gli altri ciclisti terrestri consigliamo di proseguire dritti, seguendo le indicazioni del Sentiero Valtellina.

Superato l’abitato di Grosio, dove si consiglia una sosta per visita al Parco delle incisioni rupestri e al Castello Visconti Venosta, la musica cambia. Fino a Bormio - 24 chilometri – ci attende quasi solo salita: in tutto, in questo tratto, si coprono 570 metri di dislivello. Armatevi di pazienza e preparatevi a faticare. La prima parte, fino a Sondalo, è anche la più dura; la seconda, quella che conduce a Valdisotto e poi a Bormio, più pedalabile. Qui il paesaggio cambia radicalmente: da quello dolce e collinare, tutto coltivato, dei primi chilometri, si passa a quello alpino.

Da segnalare il tratto che costeggia la frana di val Pola del 1987. Uno degli eventi più drammatici nell'ambito dell'alluvione che ha segnato la storia della Valtellina e dei suoi paesi, in particolare di Valdisotto e di Tartano. La montagna erosa e precipitata a valle in seguito alle piogge anomale di quelle settimane di luglio, si trova alla nostra sinistra: impossibile non vederla. Uno spettacolo impressionante, che mette i brividi e che ci fa riflettere su quanto la natura sia più potente dell’uomo. Lungo il Sentiero è posto un monumento che ricorda l’accaduto e le vittime.

La frana della Val Pola. Sentiero Valtellina 

Da qui ci attendono 10 chilometri su un tratto promiscuo, in comune cioè con le auto: prestate attenzione e procedete in fila indiana. Ma ormai si pedala senza fare fatica, percorrendo un leggero falsopiano prima di rientrare nel tratto protetto. Il Sentiero Valtellina termina proprio nei pressi del Pentagono, il centro sportivo di Bormio. Siamo giunti a 1.225 metri sul livello del mare, dopo essere partiti da 441. Non poco. Ma chi ne ha voglia (e gambe), può continuare a salire: attacca qui la sua maestà lo Stelvio. Valutate bene però il vostro grado di allenamento e forma: stiamo parlando di 21,5 chilometri con una pendenza media del 7% e una massima del 14%. Salita da grimpeur. Eppure chi porta a termine l’impresa fin lassù – dicono - non sarà più il ciclista di prima.

 

Il percorso

Distanza: 40 km

Dislivello: 784 m

Tempo di percorrenza: circa 2 ore e mezza

Dove: da Tirano (441 m) a Bormio (1.225 m)

Livello: medio

Bici: qualsiasi, purché con marce