Energia

Nucleare, il reattore cinese che non ha bisogno di acqua

(Reuters) 
A Wuwei, nel deserto della provincia del Gansu, l'impianto a sali fusi alimentato a torio liquido anziché da uranio, attivo dal 2030. "Più sicuro, efficiente e flessibile"
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PECHINO - Un reattore nucleare che funzioni senz’acqua. E’ il progetto svelato qualche giorno fa dai ricercatori cinesi: il primo al mondo. Un nuovo modello a sali fusi alimentato a torio liquido anziché da uranio: perfetto per evitare reazioni a catena incontrollate e risolvere in un colpo solo il problema della sicurezza e dell’approvvigionamento energetico specialmente nelle vaste aree desertiche del Paese.


Il reattore, che non avrà bisogno dell’acqua per il raffreddamento, in caso di perdite infatti permetterà al torio fuso di raffreddarsi e solidificarsi più rapidamente, disperdendo così meno radiazioni nell’ambiente. Se la tabella di marcia verrà rispettata, sarà operativo nel 2030. Pronto per essere esportato anche al di fuori dei confini del Dragone, in quei Paesi entrati a far parte della Nuova via della seta lanciata da Pechino ormai otto anni fa.

“Reattori più piccoli, come questo - tre metri di altezza e due e mezzo di larghezza - hanno vantaggi significativi in termini di efficienza e flessibilità”, ha commentato il professor Yan Rui in un articolo pubblicato la settimana scorsa sulla rivista cinese Nuclear Techniques e firmato assieme ai colleghi dell’Istituto di Fisica applicata di Shanghai che stanno portando avanti il progetto. “Possono svolgere un ruolo chiave nella futura transizione verso l’energia pulita”. Del resto è anche con il nucleare che la Cina punta a raggiungere quella neutralità carbonica entro il 2060 annunciata lo scorso anno dal presidente Xi Jinping.

Assieme alle centrali eoliche e a quelle solari, i reattori impiantati nelle zone scarsamente popolate dell’Ovest riusciranno a fornire in modo stabile elettricità alle gigantesche metropoli dell’Est.

Da almeno dieci anni gli scienziati cinesi ci provano. Il via libera a un prototipo del genere venne dato da Pechino nel 2011 per la sua costruzione a Wuwei, nel deserto della provincia del Gansu. Ora i lavori sono praticamente finiti e a settembre partiranno i primi test.  Funziona consentendo al torio di fluire attraverso il reattore, partecipando a una reazione nucleare a catena e trasferendo il calore a un generatore di vapore esterno prima di tornare al reattore per un altro ciclo.

Problemi di approvvigionamento, del resto, non dovrebbero essercene. La Cina ha, infatti, una delle riserve più grandi al mondo di torio. Abbastanza grande, dicono le statistiche, per soddisfare il proprio fabbisogno energetico almeno per i prossimi 20 mila anni.