Economia
Un classico cottage a graticcio nel Sussex. Kenneth Rittener/Hulton Archive/Getty Images 

Countryside addio? BoJo vuole dare il via libera alle costruzioni nelle campagne inglesi

Nuovo capitolo della sfida tra cittadini e campagnoli. Il premier britannico vuole costruire 300 mila case all’anno, in particolare nel Sussex. I costruttori festeggiano, gli ambientalisti, e il suo serbatoio elettorale di inglesi benestanti e rurali protesta vivacemente

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LONDRA – In Inghilterra il partito conservatore è sempre stato il difensore del “countryside”, inteso come concetto ancora più che come campagna vera e propria: l’idea di una società rurale, fatta di casette con giardino, vecchie fattorie e aristocratici chiusi dentro un castello nel proprio latifondo. Ma Boris Johnson, che dei Tories è il leader, ha lanciato un piano che semina panico e proteste nelle verdi terre degli inglesi benestanti, tradizionalmente la sua roccaforte elettorale: il progetto per costruire 300 mila case all’anno, compromettendo la pace di boschi, prati e torrenti, in particolare nella contea del Sussex, tra Brighton sul canale della Manica e Londra.

Il primo ministro vuole rispondere a un problema reale: la carenza di alloggi, specialmente a prezzi alla portata della classe media. Il Sussex sarebbe una zona perfetta, perché permette di raggiungere la capitale in circa un’ora di treno, dunque interessante per l’esercito di pendolari che, passata la pandemia e diminuito lo smart working, riprenderanno a fare ogni giorno il viaggio di andata e ritorno per il lavoro. E i costruttori immobiliari festeggiano: in pratica si tratta di erigere non soltanto delle unità abitative, ma autentiche nuove cittadine. Insomma un affare da miliardi di sterline.

Non celebrano per niente, tuttavia, i residenti, coloro che in Sussex ci vivono già, godendone l’atmosfera bucolica e la tranquillità. Temono che la propria vita sarà sconvolta da colossali piani edilizi durante il periodo di costruzione e poi da un traffico molto aumentato a causa dell’influsso di centinaia di migliaia di nuovi abitanti.

Per ragioni differenti protestano anche gli ambientalisti: il progetto minaccia gli obiettivi che lo stesso governo Johnson si è impegnato a fissare, promettendo di salvaguardare la biodiversità in ogni programma di sviluppo urbano e riservando il 30% di tutta il territorio pubblico alla natura.

Fra le regioni che rischiano di essere danneggiate dal boom del mattone spicca il South Downs National Park, un grande parco nazionale che è fra le aree protette, attraversato da un fiume in cui prospera una specie geneticamente particolare di trota. Una delle nuove città da costruire da zero, rivela il Financial Times, dovrebbe essere composta da 3 mila case su 250 ettari di terreni agricoli di proprietà di Eton College, per combinazione l’esclusiva scuola privata in cui ha studiato l’attuale primo ministro. Il quale, nella sfida tra città e campagne, fra necessità di avere più case e necessità di proteggere l’ambiente, corre seri pericoli, come ha dimostrato la recente sconfitta del candidato conservatore nell’elezione per un seggio diventato vacante alla camera dei Comuni, in una circoscrizione a nord-est di Londra in cui i Tories vincevano da cinquant’anni.

Nel tentativo di togliere voti ai laburisti, offrendo migliori condizioni ai ceti deboli che in passato votavano Labour e alle ultime elezioni lo hanno in parte abbandonato, Johnson rischia infatti di perdere il consenso del proprio tradizionale elettorato.

È la riproposizione di una sfida vecchia come l’Inghilterra, quella tra cittadini e campagnoli, evocata da una celebre frase dell’allora premier conservatore John Major: “Tra cinquant’anni la Gran Bretagna sarà ancora il paese delle ombre che si allungano sui campi da cricket, della birra tiepida, degli invincibili sobborghi verdi, degli amanti dei cani e, come diceva George Orwell, di vecchie cameriere che pedalano per andare a fare la Comunione nella foschia del mattino”. Lo disse nel 1993 e quattro anni dopo era disoccupato, avendo perso le elezioni, sconfitto dal laburista Tony Blair. Succederà qualcosa di simile al suo successore Johnson, nello scontro tra città e campagne?