Diamond: “Abbiamo 30 anni per evitare danni irreparabili. Dobbiamo consumare meno”

I premio Pulitzer e storico difensore dell’ambiente avverte: “Siamo su una strada insostenibile”

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Per Jared Diamond è come puntare sul rosso o sul nero alla roulette: abbiamo circa il 50 per cento delle possibilità che il pianeta cambi irrimediabilmente entro 30 anni. Classe 1937, originario di Boston, Diamond è stato professore di fisiologia per poi diventare linguista, ornitologo, antropologo, geografo. E ha vinto il premio Pulitzer nel 1997 con il saggio Armi, acciaio e malattie. Difensore dell’ambiente, di civiltà che si autodistruggono ha scritto spesso mentre girava per il mondo studiando l’umanità e imparando una decina di lingue, fra le quali l’italiano, il russo e finlandese.   

Professore, se non le dispiace, inizierei dalla fine: è ancora convinto che ci sia una probabilità del 49 per cento che il mondo come lo abbiamo conosciuto finisca entro il 2050 a causa dei danni ambientali?

“Sì. Con quella battuta intendevo dire qualcosa di serio. La nostra società oggi è su una strada insostenibile: esauriremo le risorse e i danni saranno irreversibili se non cambiamo rotta. Ma le possibilità che il mondo finisca entro pochi decenni non sono del 100 per cento perché potremmo ancora rimediare se scegliessimo di farlo. Non sono però nemmeno lo zero, dato che siamo condannati se non scegliamo di agire, né del 51 perché spero che decideremo di smettere di distruggere la Terra. Ecco perché parlo del 49 per cento”.

Nel suo ultimo libro, Crisi. Come rinascono le nazioni, analizza sette casi di sette Paesi. Da questa crisi, dalla pandemia, quale lezione non dovremmo sprecare?

“La lezione più importante è che i problemi globali richiedono soluzioni globali. Nessun al mondo sarà al sicuro dal Covid se ci sarà ancora un Paese in cui infuria. A causa dei viaggi, del commercio e della comunicazione nel nostro mondo globalizzato, anche se il Covid fosse eliminato all'interno dei confini dell'Italia, ma non in Albania o in Libia, l'Italia si infetterebbe di nuovo. E’ una lezione generale: oltre al Covid, altri grandi problemi globali che richiedono soluzioni globali includono il cambiamento climatico, l'esaurimento delle risorse, la disuguaglianza e le armi nucleari”.

In passato, uno degli elementi che lei ha citato come critico nella nostra società è il declino delle interazioni sociali faccia a faccia a favore di quelle digitali, dove l’imbarbarimento è molto più frequente. Ma ora quel digitale ha permesso a parte della popolazione di continuare a lavorare durante la pandemia spostandosi di meno e permettendo al pianeta di respirare. Non dovremmo mantenere qualcosa di questo nuovo equilibrio?

“Si, dovremmo mantenere qualcosa ma buttare via il resto. Abbiamo scoperto che ci sono molte cose che possono essere fatte in modo efficiente con Zoom, senza sprecare tempo e carburante per prendere la macchina o l’aereo e partecipare ad una riunione. La parte da evitare è la perdita dell’incontro di persona perché ha reso la maggior parte di noi decisamente più infelice”.

Uno dei suoi professori all’Università, nati all'inizio del Novecento, le ha raccontato che l'avvento delle auto e del motore a scoppio venne visto con speranza: niente più strade insozzate dai cavalli e meno rumore. È andata in un altro modo. Oggi si fa affidamento sulla tecnologia per risolvere la crisi climatica, ma non rischiamo di scegliere gli strumenti sbagliati proprio quando non possiamo più permetterci errori?

“Tutti gli strumenti della tecnologia sono sbagliati se, con strumenti tecnologici, si intendete l'illusione che tecniche come la geoingenerizzazione possano contribuire a risolvere la crisi climatica. L'unica soluzione sicura è consumare meno energia, specie se viene dai combustibili fossili. La tecnologia può dare un contributo, escogitando mezzi più efficienti per generare energia rinnovabile, con l'eolico, il solare, sfruttando le maree, l'idroelettrico e il nucleare. Ma mettere mano all'atmosfera è pericoloso e dovrebbe essere vietato. Anche perché le innovazioni hanno regolarmente effetti collaterali imprevisti. Basti pensare ai Cfc, i gas refrigeranti introdotti negli anni 40 per sostituire quelli usati in precedenza che erano velenosi. I chimici che avevano testato i Cfc avevano garantito loro sicurezza, non avevano però previsto che nell'atmosfera avrebbero impoverito lo strato protettivo di ozono”.

Il suo saggio Collasso. Come le società scelgono di morire o vivere si chiude con una speranza: “Abbiamo la possibilità di imparare dagli errori commessi da popoli lontani da noi nel tempo e nello spazio. Nessun'altra civiltà ha mai avuto questo privilegio. Ho scritto questo libro nella speranza che un numero sufficiente di noi scelga di approfittarne”. Pensa che ne stiamo approfittando?

“Alcune persone stanno approfittando, in particolare i molti giovani che sono più preoccupati di quel che sta accedendo al pianeta e attivi nel tentare di risolvere i problemi del mondo. Ma includerei anche il crescente numero di imprese che prendono sul serio i problemi ambientali”.

Accettare l'idea di essere in crisi è il primo passo per superarla, ha sempre dichiarato. Ma c'è anche l'accettazione delle responsabilità. Conosce bene l'Italia, dove ha insegnato, e ovviamente conosce bene gli Stati Uniti dove è nato e dove vive. Ritiene che sia stata compresa la responsabilità che abbiamo?

“Ovviamente la responsabilità è compresa da alcuni ed è negata da altri. Pensi al 49 per cento degli americani che hanno votato per Trump alle elezioni di novembre, e ai molti politici americani che ancora oggi stanno perseguendo folli politiche di negazione sul cambiamento climatico. A voi italiani viene per caso in mente qualche politico simile che ancora nega quel che sta accadendo?”

La transizione verso un'economia più sostenibile ha dei costi che dovranno essere pagati e non tutti sono disposti a farlo. È un processo costoso, pieno di opportunità economiche, ma anche di pericoli che potrebbero portare ad un aggravamento delle disuguaglianze. Le variabili in gioco sono tante e il tempo stringe. C’è mai stata un'altra crisi simile nella storia che è stata superata brillantemente?

“Non c'è mai stata una crisi globale altrettanto vasta che è stata brillantemente superata, ma ci sono state alcune crisi globali meno grandi che sono state risolte: l'eliminazione del vaiolo, della peste bovina, l'accordo per imporre alle petroliere il doppio scafo, quello per vietare la produzione di Cfc fra le altre”.

Cosa si può fare a livello personale per evitare di contribuire alla crisi climatica?

“E’ semplice: sostenere e votare per i politici che vogliono mettere mano alla situazione”.