Il progetto

Green Factory, l’aria più pulita in fabbrica. "E’ al lavoro che si respirerà meglio"

La sperimentazione di Losma, azienda alle porte di Bergamo, per ridare ossigeno dentro gli stabilimenti filtrando le emissioni nocive
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Lo smog annebbia i cieli del Nord Italia. Soprattutto nel cuore industriale della pianura padana. Ed è lì che si sta sviluppando un sistema integrato di tecnologie che migliori la qualità dell’aria nei luoghi di lavoro. "Mi pare significativo che questo progetto sia nato nella Bergamasca. Un’area tra le più produttive, ma anche tra le più inquinate d’Europa". Matteo Assolari è il direttore operativo di Losma, azienda specializzata nel settore della depurazione dell’aria con sede a Curno. Alle porte di Bergamo, appunto. Il progetto a cui fa riferimento si chiama Green Factory, è entrato in fase di sperimentazione concreta all’inizio di marzo e il suo obiettivo è ridare ossigeno a chi sta dentro alle fabbriche. Con Losma collaborano altre due aziende del territorio, Fae Technology di Gazzaniga e Ma.El di Presezzo, ma l’orizzonte a cui guardano è più ampio della provincia orobica.


La qualità dell'aria dentro (e fuori) la fabbrica. Respirare aria pulita è un diritto che troppo spesso non viene garantito a chi lavora in fabbrica. Dall’Eternit di Casale Monferrato all’ex Ilva di Taranto, in Italia le esigenze di occupazione e produzione talvolta mal si conciliano con la salvaguardia di salute e ambiente. Non solo. Nella classifica delle città del Vecchio Continente dove l’inquinamento atmosferico causa il maggior numero di morti premature, il nostro Paese si aggiudica 19 posizioni tra le prime 30; questa lista, pubblicata a gennaio su The Lancet, mostra che a registrare i dati peggiori relativi alle polveri sottili nel 2015 sono state Brescia e Bergamo. E la situazione è preoccupante in vari centri nel bacino del fiume Po. Del resto, in base ai rapporti dell’Agenzia europea dell’Ambiente, siamo lo Stato con più vittime da esposizione a particolato, ozono e biossido di azoto.

Dentro agli stabilimenti, a rendere l’aria pesante sono le emissioni generate dai cicli di produzione industriale: PM10, composti organici volatili (VOCs), CO2, prodotti cancerogeni, cattivi odori, ma anche spore, muffe, batteri e virus. Naturalmente esistono e vengono adottate soluzioni per la sanificazione, ma il problema non è risolto. E la pandemia lo ha reso ancor più evidente. Perciò, “Green Factory” mira a realizzare un sistema che unisca e potenzi tecnologie nuove e consolidate con lo scopo di ridurre del 99% il particolato, del 65% i gas e dal 30 al 90% i VOCs; il tutto con un abbattimento del 30% del consumo di energia.

Il progetto Green Factory. Per il suo carattere innovativo, il progetto rientra tra quelli di durata triennale cofinanziati dall’Unione europea attraverso il programma Life, dedicato a tutela dell’ambiente e lotta ai cambiamenti climatici. "Sin dalla nascita nel 1974, il core business di Losma è vendere aria pulita – riprende Assolari con una battuta – nell’aprile 2019 abbiamo deciso di partecipare al bando con la proposta messa a punto dopo un lungo studio e nell’estate dell’anno successivo abbiamo ricevuto il responso positivo. Siamo orgogliosi di essere tra le 25 realtà italiane premiate, su 1.700 candidature arrivate da tutta Europa". Il valore complessivo del progetto ammonta a oltre un milione e 300 mila euro e sarà coperto per il 55% dai fondi europei, che sono già stati erogati nella misura del 40% e che saranno condivisi tra le aziende partner.
 

Ciascuna delle tre, infatti, fornisce specifiche competenze a Green Factory. Losma costruisce gli impianti di filtrazione dell’aria che utilizzano congiuntamente l’ossidazione fotocatalitica e la radiazione ultravioletta germicida, cioè processi in grado di rendere inattivi gli organismi di batteri, spore e virus. Gli strumenti, poi, sono collegati in rete tramite sensori gestiti da Fae con la tecnologia Internet of Things (IoT) per raccogliere e trasferire dati. Così è possibile monitorare costantemente l’efficienza del sistema e i parametri di qualità dell’aria, ma anche effettuare operazioni di manutenzione predittiva (fondata sull’analisi di modelli matematici per prevedere i guasti e intervenire in anticipo). Infine entra in gioco Ma.El, il cui capannone ospita l’installazione-pilota del progetto.
 

"Abbiamo individuato in questa azienda meccanica l’attività ideale per collaudare i nostri sensori – spiega Assolari – come in ogni fabbrica, al suo interno si possono rilevare quelle sostanze potenzialmente pericolose o tossiche sprigionate dal funzionamento dei macchinari o dall’impiego di determinati materiali. Inoltre, Ma.El si trova in una zona industriale e l’aria inquinata arriva anche da fuori; sarà interessante verificare come riusciremo a purificarla e a rimetterla in circolo pulita". Per rispettare le scadenze, l’impianto-pilota dovrà essere completato entro l’inizio del 2022. Nel frattempo, Fae sta sviluppando un proprio apparato di sensori e punta a implementare sia una piattaforma per i dati sia un algoritmo per attivare le singole parti del sistema. Il quale, un domani, potrebbe ambire a un brevetto.
 

L’impatto sociale e ambientale. Bisognerà anche valutare l’impatto sociale, economico e ambientale di Green factory, a cominciare dall’influsso sulle condizioni di vita dei lavoratori, perché il bando Life impone la rendicontazione di fasi e risultati. "Ora la sfida è portare a termine il test, dimostrarne il successo e comunicarlo per allargare la sperimentazione su scala europea – continua il direttore operativo – in questo modo potremo diffondere il nostro sistema e gettare le basi di un futuro mercato. Non sarà un percorso breve, occorre conquistare la fiducia delle aziende: dobbiamo convincerle a offrirci il loro tempo e i loro spazi per un’impresa di cui non conoscono l’esito e poi ad acquistare l’impianto. Una prima buona risposta, comunque, l’abbiamo avuta dai tanti fornitori che ci hanno contattato".

Se depurare l’aria è la missione naturale di Losma, Green Factory rappresenta un’occasione di crescita: "Il progetto affronta un problema comune a tutte le industrie – conclude Assolari – ma vuole anche andare incontro alla sensibilità sempre più forte per la sostenibilità, il rispetto dell’ambiente e la salute; vuole coinvolgere i giovani, che nutrono un’attenzione spontanea e particolare verso questi temi".