Lo studio

Cannabis e CO2, le emissioni crescono con le serre indoor

(foto: Juan Mabromata/Afp via Getty Images) 
I ricercatori dell'Università del Colorado hanno misurato le emissioni climalteranti legate alla coltivazione di marijuana a uso ricreativo o terapeutico. Con il boom negli Usa il maggior impatto deriva dalle serre a causa del consumo di energia
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In Colorado, non è detto che l'erba del vicino sia sempre più verde. Almeno se per "green" intendiamo l'impronta ecologica, o più precisamente quella delle emissioni climalteranti legate al business della cannabis. Se da un lato negli ultimi dieci anni negli Stati Uniti c'è stato un vero e proprio boom della legalizzazione della marijuana a uso ricreativo o terapeutico, dall'altra dopo anni di sviluppo di un business che contribuisce per esempio ad abbassare diversi livelli di criminalità, esiste un problema ambientale che un gruppo di ricercatori della Colorado State University (Csu) ha provato a tracciare.

Quanto inquina, a livello di emissioni, l'industria della cannabis? Stimarlo non è affatto semplice ma in uno studio pubblicato su Nature Sustainability i ricercatori della CSU Hailey Summers, Jason Quinn e Evan Sproul, hanno provato ad anlizzare in maniera approfondita il fenomeno. Come sottolineano gli esperti, il settore della cannabis è in continua espansione e in Colorado, dopo le prime leggi del 2012, sono ormai quasi dieci anni che il business non conosce freni in termini di domanda da parte dei consumatori. Di conseguenza, sono sempre di più le coltivazioni indoor, magari vicine o nei pressi di farmacie e negozi dove la cannabis viene venduta. Queste serre, enormi magazzini attrezzati con strutture che comprendono un forte uso di acqua, ventilazione, deumidificatori e riscaldamento, e soprattutto lampade adatte per la coltivazione indoor, richiedono un elevatissimo consumo di energia. E' soprattutto questo consumo al centro dell'impronta, in termini di emissioni, lasciata dal settore cannabis negli States, un'industria da 13 miliardi di dollari.
 
Con la domanda sempre crescente, i ricercatori si sono chiesti dunque quante e quali emissioni, nel ciclo di vita delle operazioni legate alla crescita della cannabis indoor, possano diventare significative e impattanti soprattutto in futuro.
 


Come spiegano gli esperti, le emissioni di gas serra dalla produzione di cannabis sono attribuibili al consumo di elettricità e gas legati al fabbisogno nel ciclo di crescita delle piante e la successiva essicazione. In generale si notano grandi differenze, a livello di emissioni, fra le coltivazioni in serra e all'aperto e naturalmente c'è una grande differenza a livello di enormi coltivazioni indoor in magazzini dove si sviluppa un mercato focalizzato sul fiore destinato sia ad uso ricreativo che terapeutico, rispetto per esempio all'industria della canapa di varie zone del mondo dove il ciclo di vita e la crescita delle piante (soprattutto all'aperto) sembra essere più amica dell'ambiente.
 

Lo studio. Partendo dalla realtà del Colorado, i ricercatori hanno  tracciato una mappa degli Usa soffermandosi sui 36 Stati che hanno legalizzato l'uso terapeutico della cannabis e i 15 che hanno legalizzato l'uso ricreativo per tentare di tracciare le emissioni. Le emissioni variano a seconda di dove viene prodotta e coltivata la cannabis, se outdoor o indoor, e la mappa mostra con colori che vanno dal giallo al rosso i quantitativi di emissioni, definite come emissioni per chilogrammo di fiori di cannabis.

Dalla mappa emerge che la coltivazione indoor di cannabis negli States produce emissioni di gas serra comprese tra 2.283 e 5.184 chilogrammi di anidride carbonica per chilogrammo di fiore essiccato. Netta la differenza fra le emissioni derivate dall'uso di elettricità legate a coltivazioni all'aperto e in serra, rispettivamente di 22,7 e 326,6 chilogrammi di CO2.

In generale la ricerca sottolinea come la maggior parte delle emissioni climalteranti, che hanno un impatto sull'ambiente, dipendono da sistemi di energia, riscaldamento, ventilazione e condizionatori d'aria, valori che variano da stato a stato a seconda del clima: per esempio in Florida serve molta energia per la deumidificazione, mentre in Colorado per il riscaldamento. Sempre in Colorado, sostiene un rapporto del Denver Department of Public Health and Environment, l'uso di elettricità per la coltivazione di cannabis è cresciuto dal 1% al 4% tra il 2013 e il 2018.
 

Senza mai puntare il dito contro l'industria della cannabis, i ricercatori del Colorado sottolineano quindi l'importanza di nuovi studi e attenzioni legate anche a questo settore che è in continua espansione, con lo scopo di cercare soluzioni per tutelare l'ambiente e ridurre l'impatto sul Pianeta. E' importante, secondo gli esperti, agire in questo momento di nascita e crescita dell'industria della cannabis, che sta diventando pian piano realtà anche in altri Paesi, per condurla il primo possibile verso sistemi di sostenibilità e riduzione delle emissioni. "Vorremmo provare a migliorare gli impatti ambientali" chiosano i ricercatori, sottolineando in particolare l'esigenza di "trovare soluzioni soprattutto per la crescita indoor che richiede un forte uso di elettricità".