IL LIBRO

"Nel mondo che brucia". Ma una via di uscita c'è

Dall'economista Rebecca Henderson una difesa limpida del libero mercato e del ruolo e potere positivo che le imprese possono avere per creare un mondo migliore
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Rebecca Henderson per metà della sua vita professionale si è occupata di strategie tecnologiche e cambiamento organizzativo, ha collaborato con decine di aziende e multinazionali, ha insegnato all’MIT. Per l’altra metà ha dedicato le sue energie al problema della sostenibilità, ha collaborato con imprese, governi e Ong e ha insegnato ad Harvard. E probabilmente è proprio l’aver fatto la consulente di imprese al massimo livello, e l’averne studiato a fondo l’organizzazione, che le ha consentito di capire i meccanismi del modello attuale di capitalismo così a fondo da farle vedere con rara chiarezza il muro verso il quale rischia di andare a sbattere portandosi dietro tutti noi.

 

Rebecca Henderson non è una ambientalista radicale né tantomeno una anticapitalista, è una economista pragmatica che ha capito come e perché quello che conviene a tutti noi, istituzioni democratiche solide, un ambiente tutelato, una società equa, sia anche nel massimo interesse delle imprese e dei loro azionisti. Il suo ultimo libro, Nel mondo che brucia è una difesa limpida del libero mercato e del ruolo e potere positivo che le imprese possono avere per creare un mondo migliore. Quello di oggi (e anche di prima che il Covid diventasse il padrone dei nostri pensieri) non sta affatto bene, afflitto com’è da tre malattie gravi contemporaneamente: l’inquinamento ambientale, le disuguaglianze economiche, il collasso delle istituzioni.

 

La prima tesi di Nel mondo che brucia è che queste malattie possono essere curate e che è nell’interesse del settore privato far sì che lo siano, la seconda è che le imprese perseguendo il loro interesse più vero e profondo possono essere esse stesse con i loro comportamenti virtuosi parte essenziale della cura. Non è teoria. Rebecca Henderson presenta una serie di casi di aziende di tutte le dimensioni che hanno aumentato produttività e profitti rispettando e remunerando bene i dipendenti, prendendosi cura dell’ambiente e del territorio nel quale operano. E trae il suo ragionato ottimismo dalla constatazione che la ricerca assoluta del profitto per gli azionisti, imperativo unico dominante negli ultimi quarant’anni, non è più così unico. 

 

Nel mondo che brucia
di Rebecca Henderson (Sustain)
(pag 274, euro 22)

 

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