Le aziende

La conceria diventa sostenibile. "Trasformiamo la pelle da scarto a lusso green"

Gli stabilimenti di “Be Green Tannery”, a Solofra (Avellino) 
Nei capannoni di “Be Green Tannery”, a Solofra (Avellino), il ceo Felice De Piano: "Produciamo pelli ecosostenibile utilizzando il 30% di acqua e il 33% di energia elettrica (da rinnovabili) in meno"
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Cambiare il punto di osservazione della realtà per migliorarla. Il mercato della pelle ha raggiunto nel mondo un valore di 4,9 miliardi nel 2018, l’Italia rappresenta il 65% della produzione europea e il 22% di quella mondiale. Per scoprire le nuove frontiere della conceria italiana andiamo nel distretto industriale di Solofra, provincia di Avellino. Entriamo nei capannoni della “Be Green Tannery”; la nostra guida è Felice De Piano, ceo e fondatore dell’azienda oggi leader in Italia per la realizzazione di pelle sostenibile e 100% metal free. Qui la pelle dei più grandi marchi del lusso mondiale è una pelle green.

Nella conceria sostenibile: la pelle, da rifiuto speciale a prodotto green


Il primo punto di vista da cambiare è il concetto diffuso di lavorazione della pelle come un settore del superfluo e un mercato del lusso fine a sé stesso: “Il semplice fare conceria vuol dire riciclare. Noi lavoriamo la pelle in quanto scarto. L’animale viene ucciso per la carne (food), per la lana (settore tessile), per le budella (insaccati), negli anni ’60-'70, per esempio, la pelle in eccesso veniva sotterrata perché portava virus e malattie o in Brasile nel 2020 in pieno lockdown le concerie sono rimaste aperte come aziende indispensabili per il controllo della diffusione di malattie. Noi prendiamo uno scarto e gli ridiamo vita, lo rendiamo un prodotto nobile e di lusso, ma il lusso non deve essere l’obiettivo, il lusso è un mezzo”, dice De Piano mentre entra nel capannone e attraversa la sala con i grandi bottali della concia in movimento. Cammina veloce, ma si ferma ad accarezzare le pile di pelle bianca, ancora grezza, prima di sedersi nel suo ufficio.


“Dal 1980 esistono più di 3000 brevetti per le pelli metal free, il nostro è l’unico che non solo produce pelli ecosostenibili, ma anche pelli per tutte le destinazioni (pelletteria, calzature, abbigliamento) e in tutti i colori. Utilizziamo un 30% di acqua in meno e un 33% di energia elettrica in meno e comunque proveniente da fonti rinnovabili”.


La concia tradizionale utilizza il cromo, con altissimo rischio di trasformazione in cromo esavalente, altamente tossico per l’uomo, la terra, l’acqua. Ed ecco il secondo “punto di vista” inaspettato. Alla domanda: perché trasformare una conceria tradizionale in una conceria green? De Piano risponde: “Per differenziarci”. “I prodotti in pelle mi sembravano tutti uguali - dice De Piano, guardando fuori dalla finestra, oltre la piantina poggiata sul davanzale – Il Made in Italy non era più un valore aggiunto. Agli inizi del 2000 il settore era sotto l’attacco delle concerie estere che facevano prodotti molto simili ai nostri e a prezzi più bassi. La sostenibilità non è la moda, ma è il futuro… e allora ho deciso di dare vita a un’azienda rompendo gli schemi”. La Be Green Tannery è la prima industria conciaria italiana Pmi innovativa, con un team di sviluppo interno e numerosi brevetti.

Solofra è il distretto conciario italiano più importante per la lavorazione delle pelli ovi-caprine, poi c’è quello di Santa Croce in Toscana per le pelli bovine e Arzignano per bovine più industriali.
 

La “Be Green Tannery” ha fatturato 3 milioni e 7 nel 2019 e nel 2020 a fronte di una contrazione del mercato mondiale del – 38%, si è attestata su – 16%. E nel 2021 la nuova sfida è un crowdfunding, sulla piattaforma Mamacrowd, per rendere l’azienda ancora più eco compatibile.

“L’idea è nata perché ancora una volta volevamo aprire una porta diversa – spiega De Piano - Potevamo quotarci in borsa, invece abbiamo deciso di chiedere alla gente di entrare in azienda per aiutarci a risparmiare sui costi, sulla materia prima, sui prodotti chimici… con macchinari all’avanguardia, mantenendo però l’anima artigianale dell’azienda”.


Felice De Piano ha 49 anni, è la terza generazione in azienda. La sua idea è quella di cambiare il concetto della conceria: “Il Sud è sempre visto con diffidenza, è invece può essere motore di innovazione e di una visione diversa”. E mentre la quarta generazione si divide tra università e apprendistato, De Piano ha un obiettivo: “Dimostrare che le cose se fatte per bene possono riuscire”. Anzi, ne ha due di obiettivi: “La sostenibilità è ormai abusata, va di moda. Noi crediamo nella sostenibilità come forma di economia vincente. E vorremmo dimostrarlo con i fatturati e non con le parole”.

De Piano si alza, lascia l’ufficio con il grande tavolo di lavoro e torna nei capannoni, con le pelli bianche stese sul soffitto per l’asciugatura naturale, che sembrano stalattiti. Siamo nel magazzino dove ci sono i bancali con le pelli accatastate. Ne prende una, poi due e tre. “Sono tutte diverse - e le mostra - la pelle racconta la storia di ogni animale: ognuna è unica. Noi tentiamo di renderle conformi senza perderne la storia e questo non lo potrà fare nessuna macchina. Ma soprattutto se riusciamo a farlo senza inquinare, tutto il nostro lavoro avrà più valore, e anche la pelle lavorata avrà una sua storia da raccontare”.