Packaging

Così l'imballaggio diventa più sostenibile

Siamo circondati di imballaggi, che la pandemia ha ulteriormente aumentato: quelli messi sul mercato ogni anno in Italia sono circa 13 milioni di tonnellate (oltre mille volte il peso della torre Eiffel). Ma c'è chi prova a cambiare rotta sperimentando nuove soluzioni
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C’è quello che fa prevenzione contro il cancro, l’altro che nella sua vita precedente era uno scarto agricolo o un rifiuto disperso in mare, l’altro ancora che ha aiutato i bambini dei Paesi poveri a studiare. Il mondo degli imballaggi è complesso e spesso sottovalutato. Partiamo dai dati. Siamo circondati di imballaggi, che la pandemia ha ulteriormente aumentato: quelli messi sul mercato ogni anno in Italia sono circa 13 milioni di tonnellate (oltre mille volte il peso della torre Eiffel).

“Il packaging, spesso accusato di essere responsabile di inquinamento e di impatto ambientale negativo, è invece un prodotto di design carico di valori e funzioni, come stiamo vedendo anche durante la pandemia, oggi molto attento anche alle questioni di sostenibilità”, ci spiega Paolo Tamborrini del Politecnico di Torino, coordinatore del master in eco packaging design e anima, con Silvia Barbero, dell’Osservatorio Eco-Pack (OEP). 

Dalla collaborazione tra Dipartimento di Architettura e Design del Politecnico e il Club della comunicazione d’impresa dell’Unione industriale di Torino nel 2015 prende vita una mostra, “Nudi o vestiti?”, e poi una pagina Facebook e un profilo Pinterest per raccontare, con una selezione giornaliera, il mondo del packaging sostenibile.

Alcuni esempi. Acquistando una barretta di cioccolato The Other Bar, grazie al progetto dell’olandese FairChain Foundation e dell’UNDP, si aiutano i coltivatori di cacao ecuadoriani (che ricevono solo il 3% circa del valore del prodotto): basta fotografare la confezione, dotata di QR code, e una quota della spesa per l’acquisto andrà all'associazione locale dei coltivatori di cacao per piantare nuovi alberi.

Le confezioni Spreafico di pere Abate vendute a sostegno della fondazione AIRC per la ricerca sul cancro sono riutilizzabili e poi compostabili e biodegradabili. Hanno impressi i consigli del Fondo mondiale per la ricerca sul cancro e, scansionando il QR code, forniscono le ricette a base di pere dello chef Sergio Maria Teutonico.

I flaconi di alcuni detersivi della multinazionale tedesca Henkel sostengono il progetto Plastic Bank per Haiti: i rifiuti raccolti sull’isola diventano merce di scambio per ricevere denaro, beni o servizi di prima necessità o anche per pagare la retta scolastica. Vengono riciclati per diventare “social plastic” e tornare nelle filiere produttive.

I casi censiti sono, per fortuna, moltissimi. Ci sono le bottiglie riutilizzabili e compostabili For The Better Good, realizzate con materie prime vegetali, o gli imballaggi Ecovative Design ottenuti da scarti agricoli. Queste e le oltre 1500 buone pratiche che si possono leggere nella pagina Facebook e su Pinterest “Nudi o vestiti?” – grazie anche al lavoro di Eleonora Fiore, Cristina Marino, Amina Pereno e Chiara Remondino – sono solo un assaggio del packaging sostenibile. Che, spiega Tamborrini, “migliora dal punto di vista ambientale quando riesce a ragionare progettualmente su un sistema produttivo e distributivo diverso nel suo complesso, altrimenti si perfeziona la materia, la comunicazione, ma non si innescano veri processi innovativi”.