Un paese al microscopio

La sorprendente promessa verde cinese al microscopio

Il presidente cinese Xi Jinping (ansa)
Il presidente cinese Xi Jinping ha dichiarato all'Assemblea delle Nazioni Unite di voler annullare le emissioni nei prossimi 40 anni. Vediamo cosa comporta questa promessa
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La dichiarazione di Xi Jinping all'assemblea generale dell'Onu di voler annullare le emissioni della Cina nei prossimi 40 anni ha lasciato tutti sorpresi. È stata accolta come una svolta nella crisi climatica, ed applaudita come una scelta politica strategica. Ma cosa comporta veramente la promessa verde della Cina, e che impatti avrà sul paese e sul mondo?

Cosa ha detto il presidente. Xi Jinping ha affermato che la Cina si prefigge di raggiungere la neutralità carbonica prima del 2060, e di raggiungere il picco di emissioni di CO2 prima della fine del decennio. La seconda promessa è una revisione solo marginale degli impegni già presi nell'accordo di Parigi del 2015, sostituendo "intorno" al 2030 con un generico "prima". Il secondo è invece totalmente nuovo, e potenzialmente rivoluzionario. Per neutralità carbonica si intende che le emissioni nette di CO2 della Cina arriveranno a zero; la formula è ispirata al progetto Europeo, con due differenze solo apparenemente sottili. L'Europa si prefigge la neutralità climatica - quindi non solo della CO2 ma di tutti i gas clima-alteranti - e la anticipa di dieci anni, vale a dire a metà secolo.

Cosa significa. Annullare le emissioni in 40 anni richiederà una trasformazione totale. La Cina è il più grande emettitore del mondo, responsabile per circa un terzo dei gas serra mondiali. Il sistema energetico è quasi interamente basato su combustibili fossili, in particolare carbone, il più inquinante di tutti. L'economia cinese cresce velocemente, e produce per il resto del mondo. Trasformare una economia di queste dimensioni significherà mettere in piedi investimenti enormi. La Cina non ha rivelato come intende raggiungere il suo obiettivo, ma una cosa è certa. Le fonti rinnovabili, l'efficienza energetica e l'energia nucleare saranno chiamate a sostituire le fonti attuali a ritmi di crescita mai visti prima.

Si può fare? Il primo grande ostacolo sarà proprio il carbone. Qui la svolta deve essere repentina: la Cina sta continuando a costruire centrali a ritmi sostenuti. Anche se sono poco utilizzate. Questo è  incompatibile con una politica di riduzione delle emissioni. Peraltro, visto l'enorme numero di centrali esistenti il successo cinese dipenderà dallo sviluppo di tecnologie di cattura della CO2, attualmente troppo costose. La svolta di Xi Jinping ha dunque lo scopo di evitare forze centrifughe e assicurare la centralità di Pechino nelle scelte energetiche. L'adozione, ancora una volta dall'Europa, di un sistema di scambio di permessi di inquinamento dimostra la volontà di usare politiche economiche moderne. Rimane la questione regionale e dei lavoratori del carbone, che dovranno essere riconvertiti alle fonti low carbon. E della trasformazione di settori, come quello dei trasporti e dell'industrial pesante, dove la decarbonizzazione è difficile.

Le conseguenze. Non c'è dubbio che se il piano annunciato sarà effettivamente portato a compimento avrà ripercussioni profonde, sia domestiche che internazionali. La Cina è un paese particolarmente esposto ai rischi climatici e afflitto da problemi ambientali. Si stima che la neutralità carbonica risparmierà al pianeta 0.2-0.3 gradi centigradi di temperatura: non poco, visto dove siamo. E mette la Cina in linea con gli obiettivi di Parigi: una assunzione di responsabilità che isola ancora di più la corrente amministrazione statunitense. Inoltre, la scala della sfida tecnologica aiuterà la competitività delle fonti alternative. Il recente progresso tecnico delle rinnovabili e batterie ha dimostrato la sua forza, quando ben indirizzato: un appello a Pechino a scegliere bene le sue politiche.

*L'autore è direttore dell'Istituto Europeo per l'Economia e l'Ambiente (EIEE)