Cibo

Una dieta sostenibile contro lo spreco che affama il mondo

Un terzo del cibo globale prodotto per l'uomo viene gettato via ogni anno (Fao). Secondo le stime del Global Nutrition Report 2020 oggi quasi 690 milioni di persone sono affamate e rischiano di diventare 840 milioni entro il 2030. Occorre rivedere il sistema alimentare, dall'agricoltura ai consumi. Passando per le buone pratiche a tavola

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Cambiare abitudini alimentari per alimentare tutti. La pandemia e la crisi hanno invertito il trend positivo di riduzione della fame nel mondo e dopo decenni di miglioramento dal 2015 ha ripreso a crescere nel mondo il numero delle persone che soffrono di malnutrizione o non hanno accesso costante al cibo. Secondo il Global Nutrition Report 2020, quasi 690 milioni di persone sono attualmente affamate (+60 milioni negli ultimi 5 anni) e altri 265 milioni rischiano di peggiorare le loro condizioni e diventare vulnerabili alla scarsità di cibo a causa della pandemia. Se le tendenze rimarranno tali, entro il 2030 circa 840 milioni di persone saranno affamate.


Le diete sostenibili per la salute e il pianeta



La mobilitazione per la Giornata mondiale dell’alimentazione, che si tiene il 16 ottobre, non può che partire da questa considerazione e da un altro dato: a fronte dell’aumento della fame nel mondo, come sottolinea il Wwf con l’iniziativa della "Food week", una settimana di sensibilizzazione sull’alimentazione partita venerdì scorso contemporaneamente circa 2 miliardi di persone sono considerate sovrappeso o obese e i sistemi alimentari globali hanno un altro paradosso, lo spreco e perdita di cibo che se ridotti potrebbero compensare i bisogni alimentari anche in futuro. 

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Lo spreco nel mondo: un terzo del cibo all'anno

 
La Fao stima infatti che la produzione alimentare necessaria al 2050 richiederebbe un aumento nella produzione agricola del 60-70%, considerati l’incremento previsto della popolazione umana (che dovrebbe raggiungere per quell’anno quasi 10 miliardi di persone) e i cambiamenti attesi nella dieta e nei livelli di consumo associati all’incremento dell’urbanizzazione. Circa 1/3 del cibo prodotto per il consumo umano (circa 1,3 miliardi di tonnellate) viene perduto o sprecato ogni anno e il 14% della produzione alimentare mondiale va persa o sprecata tra le fasi della filiera comprese tra il raccolto e la vendita al dettaglio, con perdite per 400 miliardi di dollari.

 

In italia: sprecati 27,5 kg di cibo all’anno pro capite


 
In Italia, secondo l’indagine "Cibo e Innovazione sociale", condotta da Fondazione Giangiacomo Feltrinelli in collaborazione con l'Osservatorio Cirfood, si perdono 27,5 kg di cibo sprecato all’anno per persona, che corrispondono a una impronta di 62 kg di CO2eq, 73 m2 di suolo agrario, 2,5 m3 di acqua. Nei punti vendita lo spreco alimentare nel nostro Paese è di 220.000 tonnellate/anno, che corrispondono a circa 2,89 kg all’anno a persona. Il 35% di questo spreco è ancora commestibile.

 

Agricoltura e pesticidi


 
Da questi dati parziali è evidente come lo spreco di cibo non incida soltanto sulla possibilità di sfamare il Pianeta, ma anche sul suo inquinamento e sia strettamente connesso al risparmio di risorse non rinnovabili. Come sottolineato nel rapporto "Invertire la rotta: il potere delle diete amiche del Pianeta", diffuso nei giorni scorsi dal Wwf, in Europa e in Italia la minaccia principale per la biodiversità è appunto l’agricoltura, a causa dell’uso di sostanze chimiche di sintesi, della semplificazione degli agroecosistemi e dell’abbandono delle pratiche tradizionali.

I danni alla biodiversità

 

Non si tratta dunque soltanto di non sprecare, ma anche di produrre meglio, dato che, soltanto per citare un dato, tra i principali imputati per la perdita di biodiversità connessa all’agricoltura c’è l’uso di pesticidi: iI loro danno sulla biodiversità, così come quello che riguarda la nostra salute, ha anche un forte impatto economico. Uno studio statunitense del 2014 (Environmental and Economic Costs of the Application of Pesticides, ma da allora i dati non aggregati sono peggiorati) ha valutato in 284 milioni di dollari l’anno il solo danno diretto legato alla scomparsa delle api e degli altri insetti impollinatori.

 

Le abitudini e i consumi

 

La lotta alla fame e allo spreco di cibo ha dunque due aspetti: uno macro, che implica un cambio di rotta delle politiche economiche e dei consumi a livello nazionale, e uno micro, che auspica un mutamento delle abitudini dei singoli, perché prendano coscienza dell’impatto dei loro gesti quotidiani e perché impongano a governi e istituzioni di impegnarsi per diverse politiche agricole e di distribuzione alimentare.
 

Sottolinea Simone Garroni, direttore generale di Azione contro la Fame, organizzazione umanitaria internazionale che lotta da oltre 40 anni contro le cause e le conseguenze della fame, "Dopo la significativa assegnazione del premio Nobel per la Pace al World Food Programme, occorre adesso sostenere, concretamente, i programmi promossi da chi opera con l'obiettivo di ridurre l’insicurezza alimentare determinata non solo dai conflitti in corso ma anche dai cambiamenti climatici, dalle disuguaglianze socioeconomiche e dall’attuale emergenza Covid-19. Occorre condividere una road map decennale, con un programma condiviso da comunità internazionale, 'umanitarie' e governi locali capace di dare vita a un mondo più equo, sostenibile e nutrito".
 


Le buone pratiche


 
In attesa di un’azione internazionale, il Wwf  invita però a consumare correttamente evitando di sprecare cibo e il principio generale è quello di ottimizzare gli sprechi in casa pianificando la spesa, controllando le date di scadenza, facendo attenzione a una corretta conservazione dei cibi e facendo attenzione, quando si cucina, a fare porzioni contenute e imparare a riutilizzare gli avanzi.