L'intervista
(foto: @HerveBarmasseOfficial/Facebook

Hervé Barmasse: "Anche in quota cerco il vento tra le foglie"

L'alpinista nato e cresciuto ai piedi del Cervino racconta la magia degli alberi. "Segnano il cambio delle stagioni, la vita che nasce e che se ne va". E spiega: "La salvaguardia dei boschi è di vitale importanza e si realizza solo se cambiamo atteggiamento"

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Ci sono alberi monumentali di strabiliante bellezza in tutta la Valle d’Aosta. A Courmayeur nella frazione Ermitage la "planta de Talampon" venne piantata agli inizi del Novecento dal nonno dell’attuale proprietario della Baita Ermitage. Nessuno ne ha mai misurato l’altezza o il diametro, ma i rami di questo abete hanno dimensioni eccezionali pari a quelle di grandi tronchi. Anche nella Valtournenche, ai piedi del Cervino, possenti abeti punteggiano la conca dove si estende il Lago Blu. In questa zona è di casa Hervé Barmasse, alpinista e guida alpina del Cervino. Nato nel 1977 in una famiglia di guide, è cresciuto imparando ad osservare e conoscere gli alberi del bosco.

La loro presenza che cosa ha significato nella sua vita di montanaro?
Per un bambino e un ragazzino di montagna gli alberi significano tutto. Segnano il cambio delle stagioni, la vita che nasce e che se ne va momentaneamente come ci mostrano i larici, l’avvicinarsi della neve, i colori dell’autunno. L’albero è sempre un po’ onnipresente nell’esistenza di un montanaro. Quelli a cui sono più legato rimangono sicuramente l’abete, il pino, il larice, anche gli arbusti, perché sono pur sempre piante, penso a quelle di mirtilli che adesso sono tutte colorate di un rosso acceso che contrasta in modo deciso con il verde intorno. Diciamo dunque che un bambino in montagna impara il calendario e l’alternarsi delle stagioni prima attraverso gli alberi e poi con le date.
(foto: @HerveBarmasseOfficial/Facebook

Che impressione ha avuto della condizione dei boschi nelle sue uscite a piedi durante l’estate?
Quest’anno mi sono accorto per la prima volta, complice purtroppo il periodo di lockdown e di restrizioni imposti dall’emergenza del Covid, di come anche la natura in realtà sia diversa, sia stata modificata. Per esempio quando si è tornati a poter camminare di nuovo liberamente, era in corso un’impollinazione importante nel bosco che non avevo mai visto prima o che comunque non ricordavo, questo perché la natura al posto di rimanere ferma ha continuato a vivere e a vivere meglio di prima. Ed era incredibile, quando tirava vento forte, vedere la pioggia di polveri sottili che si creava con questa impollinazione. Perciò la domanda che mi pongo è: conosciamo davvero la vita di un bosco? C’è sempre qualcosa di magico, di inafferrabile, che si può percepire nel bosco. Ricordo quando ero piccolo, mi piaceva giocare e perdermi tra gli alberi, volevo scoprire tutti i segreti.

Gli alberi segnano anche un confine in montagna?
Certo, quello tra il bosco, la prateria alpina e le montagne, però i boschi rappresentano anche qualcosa di più, perché ad esempio i boschi della Patagonia non sono come quelli alpini. Pensiamo ai faggi della Patagonia che, anche se sono bagnati, possono comunque andar bene per accendere un fuoco. E’ una cosa incredibile, ma è proprio un altro tipo di bosco, aldilà poi delle forme del bosco stesso, degli alberi, dei tronchi, dei rami.
(foto: @HerveBarmasseOfficial/Facebook

Oltrepassati i boschi si spalanca il mondo dell’alta montagna che è fatto di rocce, ghiacciai e sfasciumi. Da alpinista che effetto le fa ogni volta superare quella soglia?
E’ proprio il passaggio da una montagna con una vita rigogliosa a una montagna più spoglia che possiede comunque una sua vita. Il confine di distinzione è molto netto. Quando si va in Himalaya o in certi posti un po’ in quota, viene proprio voglia ad un certo punto di vedere gli alberi, il verde, ma soprattutto di sentire il rumore del vento tra le foglie, qualcosa che dopo un po’ ti manca. La salvaguardia dei nostri boschi è una cosa di vitale importanza e si realizza solo se c’è un cambiamento di atteggiamento nell’uomo.