Il campione delle rinnovabili negli Usa ora vale in Borsa più di ExxonMobil

(afp)
NextEra Energy ha superato per capitalizzazione di Borsa la "big oil company" per eccellenza a livello mondiale: la dimostrazione di come la green economy si stia imponendo sugli idrocarburi
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ROMA. In comune hanno il fatto che si occupano di energia. E che per un attimo, nell’ultima seduta di Wall Street le curve delle loro quotazioni in Borsa si sono incrociate. Così come le loro storie, che per motivi diversi sono l’esempio manifesto di cosa significhi transizione energetica. NextEra Energy, il principale operatore nelle energie rinnovabili del nord America, l’altro giorno ha superato per capitalizzazione di Borsa ExxonMobil, la big oil per eccellenza negli Stati Uniti, una delle sette sorelle che ha fatto la storia degli idrocarburi e che affonda le sue radici nella Standard Oil fondata nel 1870 da John D. Rockefeller.
 

I grafici delle due società si sono incrociati, ma quello di NextEra Energy – un nome che è di per se un manifesto programmatico – è tutto in salita: secondo i dati di S&P Global Market Intelligence (citati dal Financial Times) durante gli scambi di venerdì, il valore di mercato ha raggiunto 138,6 miliardi di dollari, all’apice di una crescita che l’ha vista guadagnare oltre il 66% per cento negli ultimi due anni.
 
Al contrario, ExxonMobil è salita sul piano inclinato della transizione energetica che sta penalizzando sempre di più le società specializzate nella ricerca e produzione di petrolio (soprattutto) e gas naturale: complice il calo delle quotazioni del greggio, dopo il crollo della domanda dovuta a Covid-19, venerdì il gruppo texano è arrivato a quotare 137,9 miliardi, molto lontano dal suo massimo storico del 2007 quando la capitalizzazione aveva superato i 500 miliardi.
 

Il passaggio di consegne è reso ancora più significativo se si pensa che ExxonMobil (74 mila dipendenti, con sedi operative in tutti i continenti tranne l’Antartide) è stata nel 2011 la prima società al mondo per capitalizzazione. Ovviamente, prima dell’esplosione definitiva delle società hi-tech legate ai business via internet.
 
Ma ancora di più, spiega come gli investitori stiano scommettendo sempre di più sulle energie rinnovabili, abbandonando lentamente (ma nemmeno troppo) le big oil al loro destino: cambiare sponda la causa e il business della green economy o perire da qui a qualche anno. Nemmeno tanti, visto che la Ue ha deciso di tagliare a zero le emissioni di CO2 al 2050 e anche la Cina ha fissato finalmente una data, impegnandosi a farlo entro il 2060.
 

Ecco spiegato il successo di NextEra Energy, 14 mila dipendenti, sede principale in Florida dove è nata negli anni venti e che si è sempre occupata del business dell’energia. Sotto varie forme: ora è il principale operatore nell’eolico e nel fotovoltaico negli Usa e in Canada, ma è anche un trader di energia. Nel primo semestre dell’anno ha dichiarato un utile di 1,7 miliardi di dollari, mentre ExxoMobil – a causa delle ricadute negative di una economia frenata dalla pandemia – nei primi sei mesi ha dichiarato una perdita pari proprio a 1,7 miliardi. E anche questo lo si può prendere come un segno del destino.