Non solo gli oceani: la microplastica sta inquinando anche il suolo

Una ricerca americana ha calcolato la quantità di microplastiche provenienti dal lavaggio di capi sintetici prodotte negli ultimi 70 anni, rivelando che circa la metà è stata riversata nel suolo, con effetti impossibili da prevedere
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Volenti o nolenti, ogni volta che accendiamo la lavatrice contribuiamo a inquinare il pianeta. I capi sintetici, in particolare, sono una fonte importante di microplastiche, che si staccano dai vestiti ad ogni lavaggio e finiscono per accumularsi nei mari e negli oceani, dove si trasformano in un pericolo silenzioso e invisibile per animali, ecostistemi, e persino per la salute umana. La scienza ha lanciato da tempo l’allarme, ma un nuovo studio pubblicato su Plos One dai ricercatori dell’Università della California di Santa Barbara rivela che l’inquinamento acquatico rappresenta solamente metà della storia. Una quantità enorme di microplastiche viene infatti riversata ogni anno anche nel suolo, con effetti a lungo termine che potrebbero rivelarsi altrettanto dannosi.
 
“Le emissioni di microplastica sulla terraferma sono un fenomeno noto – chiarisce Jenna Gavigan, coordinatrice della nuova ricerca – ma fino ad oggi non era chiara l’entità del problema”. Nello studio, i ricercatori americani hanno calcolato la quantità di microfibre plastiche prodotte durante i lavaggi negli ultimi 70 anni, utilizzando informazioni sulle caratteristiche delle lavatrici in commercio, sul loro utilizzo a livello globale, e sulle procedure di bonifica delle acque reflue. Stando alle loro analisi, tra il 1950 e il 2016 le lavatrici del globo hanno prodotto 5,6 milioni di tonnellate di microplastiche. Di queste, 2,9 sono finite nei mari e negli oceani, mentre altri 2,5 hanno raggiunto il suolo di campi e altri ambienti terrestri, e 0,6 sono custodite nelle discariche.

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Il fenomeno inoltre è accelerato rapidamente negli ultimi anni: metà del totale delle microplastiche derivanti dai lavaggi di capi sintetici prodotte a partire dagli anni ‘50 è stata generata nell’ultima decade. Come arriva nel suolo questa enorme quantità di plastica? È presto detto: le microplastiche vengono intercettate nei fanghi dei depuratori per impedire che raggiungano mari e oceani, ma poi, spessissimo, vengono reintrodotte nell’ambiente. “Il filtraggio delle acque reflue non è realmente il punto finale del ciclo degli inquinanti, perché i fanghi dei depuratori vengono utilizzati per creare biosolidi con cui poi si producono fertilizzanti e ammendanti per il suolo”, spiega Gavigan. Senza accorgercene abbiamo quindi finito per trasformare un problema in un altro: per risolvere l’inquinamento dei mari abbiamo iniziato ad inquinare la terraferma. L’unica soluzione – almeno secondo gli autori dello studio – sarebbe quella di bloccare le emissioni di microplastica alla fonte, attraverso filtri appositi da applicare sulle lavatrici, scegliendo materiali non sintetici per i vestiti o utilizzando programmi di lavaggio delicati. I rischi in caso di inazione? Non sono chiari, ed è proprio questo a spaventare gli scienziati.
 
“Ci sono moltissime incognite in questo momento”, conclude Sangwon Suh, uno dei ricercatori che ha partecipato allo studio. “La quantità di microplastiche e microfibre che stiamo generando è enorme e in continuo aumento. Se le cose continueranno così ci saranno grandi cambiamenti nell’ambiente, che avranno conseguenze di cui ancora non possiamo essere certi. Ed è questo che rende preoccupante la situazione”.