Persone e ambiente al centro, al posto del profitto: le speranze dei Millennial per il dopo-Covid

Gli italiani i più stressati, secondo un'indagine di Deloitte condotta sui giovani di tredici Paesi. Il 60% spera che lo smart working diventi "la nuova normalità". Solidarietà e attenzione degli altri valori che il Covid 19 ha fatto riscoprire

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Un futuro c'è. È solo da costruire, ma la crisi economica seguita alla pandemia se da una parte preoccupa i giovani, dall'altra li induce a essere resilienti. Sperano, i giovani, che governi e imprese si concentrino finalmente su temi che loro hanno sempre avuto a cuore: l'ambiente, il lavoro, la salute, anche quella mentale. Millennial e Generazione Z (i fratelli più piccoli) sia in Italia che nel mondo vedono la pandemia come un'opportunità per cambiare registro. Confidano che aziende e governi pongano finalmente questi temi e non il mero profitto sotto la lente. Lo chiedono apertamente. Solo così, mettendo le persone e l'ambiente al centro del dibattito, sperano di poter vivere in un mondo migliore.

È quanto emerge dalla Millennial Survey di Deloitte Global, che ha raccolto le risposte di queste classi d'età prima della pandemia e eccezionalmente quest'anno, anche dopo, raccogliendo così speranze emozioni e paure di chi questo mondo avrà in eredità. Certo i pesanti strascichi di una crisi economica senza precedenti recenti ci sono tutti: il Covid ha spaventato le nuove generazioni, ma la speranza che qualcosa possa cambiare in meglio è un sentimento forte.

Tredici i Paesi dove è stata condotta l'indagine (Stati Uniti, Canada, Brasile, Uk, Spagna, Francia, Germania, India, Corea del Sud, Giappone, Cina, Australia) compresa l'Italia. E qui le cose non vanno tanto bene. Mentre a livello globale lo stress è leggermente calato anche grazie al lockdown che ha avvicinato le famiglie, l'Italia va in controtendenza. Sono cresciuti in numero i Millennial che dichiarano di essere stressati o ansiosi. E a generare questo malessere sono anche le prospettive finanziarie a lungo termine e il restringersi delle opportunità lavorative. La pandemia ha frenato l'economia. E questo li preoccupa. I Millennial italiani e i loro fratelli minori insomma, sembrano più preoccupati e più stressati. Prima del Covid 19, circa un terzo del campione tra Millennial e Generazione Z aveva preso una pausa dal lavoro a causa dello stress. Ma per gli italiani questa percentuale sale dal 30 al 40%. Forse gli chiediamo troppo, dopo aver loro lasciato anche il debito pubblico in eredità.

E lo smart working? Come lo hanno preso? I più, bene, visto che il 60% vorrebbe che il lavoro da remoto diventasse la "nuova normalità". Ma è la protezione dell'ambiente a essere la priorità per queste generazioni. La pensa così il 75% del campione che già adotta comportamenti green (l'84% in Italia). La speranza è che finalmente aziende e governi si impegnino, ma molti sono i pessimisti. Circa tre quarti del campione pensano che la crisi economica allontani istituzioni e aziende dal proseguire le politiche verdi. La bella notizia? La pandemia ha fatto scoprire ai Millennial e ai loro fratelli minori che la solidarietà è un valore importante. Solidarietà e cura degli altri.