Un milione di specie a rischio estinzione in tutto il mondo

La stima su un totale di 8 milioni di specie viventi, ricorda l'Ispra. E sottolinea come sia rimasto "intatto" solo solo il 5% degli ecosistemi terrestri e marini della Terra

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ROMA - "A livello globale il quadro peggiora: circa un milione di specie viventi (su un totale stimato di oltre 8 milioni) rischia di sparire per sempre, processo che potrebbe completarsi per molte di queste specie entro pochi decenni, ricorda l'Istituto Superiore per la Protezione e la Ricerca Ambientale (Ispra) citando lo studio dell'Intergovernmental Science-Policy Platform on Biodiversity and Ecosystem Services.


Ispra sottolinea che "negli ultimi 120 anni l'abbondanza media di specie autoctone nella maggior parte degli habitat terrestri è diminuita di almeno il 20%; dal XVI secolo a oggi almeno 680 specie di vertebrati sono state forzate all'estinzione; oltre il 9% di tutte le razze di mammiferi domesticati si sono estinte e almeno mille razze sono minacciate di estinzione. La struttura, la composizione, il funzionamento degli ecosistemi di ogni angolo del pianeta, da cui la nostra e tutte le specie dipendono, si stanno deteriorando rapidamente. E' rimasto 'intatto' solo il 5% degli ecosistemi terrestri e marini della Terra. E ancora, tre quarti dell'ambiente terrestre e circa il 66% dell'ambiente marino sono stati significativamente modificati dalle attività umane. Più di un terzo della superficie terrestre del pianeta e quasi il 75% delle risorse di acqua dolce sono ora destinate alla produzione di colture o all'allevamento del bestiame".


 Sempre a livello globale - spiega l'Ispra - dal 1970 a oggi il volume della produzione agricola è aumentato di circa il 300%, il prelievo di legname del 45%, mentre, dal 1980 a oggi, l'estrazione di risorse naturali, rinnovabili e non rinnovabili, è quasi raddoppiato e ha raggiunto circa 60 miliardi di tonnellate l'anno. Il degrado del suolo ha, inoltre, ridotto la produttività del 23% della superficie terrestre globale. Le aree urbane sono più che raddoppiate dal 1992 a oggi e l'inquinamento da plastica è aumentato di dieci volte dal 1980. Attualmente, tra 300 e 400 milioni di tonnellate di metalli pesanti, solventi, fanghi tossici e altri rifiuti provenienti da impianti industriali vengono scaricati ogni anno nelle acque del mondo. I fertilizzanti che entrano negli ecosistemi costieri hanno prodotto più di 400 "zone morte" oceaniche, per un totale di oltre 245.000 km2, un'area appena inferiore al territorio italiano (300.000 km2).

"Con la crisi della biodiversità - osserva l'Ispra - è a rischio la fornitura dei servizi ecosistemici, dagli alimenti al legno, dall'acqua ai medicinali, dalla regolazione del clima al controllo dell'erosione del suolo, dai valori ricreativi a quelli culturali. Le attuali tendenze negative dello stato della biodiversità e degli ecosistemi stanno minando il progresso dell'80% (35 su 44) degli obiettivi per lo sviluppo sostenibile, relativi a povertà, fame, salute, acqua, città, clima, oceani e terra. La comunità scientifica avverte: nonostante gli importanti progressi a scala locale globale, gli obiettivi mondiali ed europei, per conservare e utilizzare in modo sostenibile la natura e distribuire in maniera equa i benefici derivanti dalla natura, per il 2030 e il 2050 non potranno essere raggiunti.