Cibo italiano, firmato a Colonia il primo accordo “Stoppa falsi” in Ue

"Parmero Vecchio" con bandiera italiana, formaggio prodotto da un'azienda olandese

 
Via libera a un’intesa necessaria in un momento in cui le nostre eccellenze sono sempre più sotto il tiro incrociato di nuovi protezionismi e della tarocco-mania, un giro d’affari che oggi vale nel mondo 100 miliardi di euro
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Rapporti sulla diffusione del fake italian nelle principali fiere mondiali di settore, attivazione di un help desk dedicato agli operatori internazionali che vogliono approfondire i valori del vero Made in Italy, supporto legale in caso di rilevazione di concorrenza sleale, attività di sensibilizzazione e supporto per i partner che vogliono partecipare a fiere all'estero, messa in atto di attività in collaborazione con ICE per aumentare i visitatori internazionali e professionali alle fiere e renderli consapevoli dei valori di autenticità e distintività del cibo italiano grazie all'apporto di tutta la filiera.”L'eccellenza della produzione agricola del nostro Paese rappresentata da Coldiretti, alleata alla migliore industria alimentare nazionale e alla distribuzione, stringono un'alleanza con ICE e con la fiera di Colonia per un contrasto capillare all'Italian sounding nelle manifestazioni internazionali«, dice Luigi Scordamaglia coordinatore di Filiera Italia. 

Si tratta di un accordo ”stoppa falsi« necessario in un momento in cui le nostre eccellenze sono sempre più sotto il tiro incrociato di nuovi protezionismi e della tarocco-mania, un giro d'affari che oggi vale nel mondo 100 miliardi di euro. Per non parlare degli ultimi dazi imposti dall'amministrazione Trump, che prendono di mira anche le nostre eccellenze come il Parmigiano Reggiano, e che, sotto la spinta dell'industria alimentare statunitense, rischiano  addirittura di fare arrivare in Europa le imitazioni dei prodotti Made in Italy più tipici. Un accordo che racchiude in sé una doppia novità ricordano da Filiera Italia ”Innanzitutto produzione agricola e industria sono insieme per contrastare un fenomeno che ruba ricchezza e distintività al mondo dell'agricoltura e dell'industria del Made in Italy«. Per Scordamaglia, ”per la prima volta sale a bordo il più grande operatore fieristico al mondo nel settore dell'agroalimentare, che si impegna a contrastare il diffondersi dei tarocchi al suo interno, che prolifica alle spalle del Made in Italy alimentare«.

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Alla base di Filiera Italia c'è un nuovo concetto di filiera ”rafforzata da un commitment economico di lungo termine tra produzione e trasformazione – dice l'imprenditore - e che diventa oggi anche protagonista a livello internazionale«. L'iniziativa, infatti, è sulla linea di quanto già sperimentato da Filiera Italia e Coldiretti in termini di internazionalizzazione, con grandi brand dell'agroalimentare italiano presenti a livello internazionale non solo con i propri storici marchi, ma  facendo della propria supply chain, a partire dalla produzione agricola, un valore, portandoli a distinguersi anche in termini di sostenibilità e di lavoro etico.

”Non basta essere italiani per conquistare i mercati - aggiunge Scordamaglia – bisogna costantemente dimostrare la qualità distintiva e i valori aggiuntivi che solo la nostra filiera insieme può dare«. Ecco perché in apertura dell'evento la ministra delle Politiche agricole alimentari e forestali, Teresa Bellanova, ha ricordato nel suo messaggio introduttivo che ”la lotta al falso cibo italiano anche all'estero per noi è fondamentale«, ed ha espresso apprezzamento per un accordo ”a tutela delle Indicazioni geografiche italiane, che ci aiuta ad informare meglio il consumatore sull'origine, la provenienza e le reali caratteristiche dei prodotti alimentari«.

”Passi in avanti importanti a livello di protezione dop ed IGP  sono stati fatti – dice ancora Scordamaglia - molto meno nel contrastare quella più generica evocazione di italianità che per prodotti con denominazione non protetta vengono presentati come italiani senza esserlo«.  Va proprio in questo senso lo strumento che Filiera Italia ha lanciato a livello internazionale, e va di pari passo, secondo l'associazione ”con l'indicazione di origine della materia prima in etichetta«. Ecco perché per Scordamaglia ”su quei mercati in cui gli accordi bilaterali non ci sono o non sono in grado di tutelare le nostre eccellenze, bisogna evidenziare anche con procedimenti legali il fatto che ingannare il consumatore di quei paesi con una falsa origine italiana, danneggia non solo le aziende italiane, ma direttamente chi acquista«. Insomma, conclude il coordinatore di Filiera Italia, ”le battaglie vanno fatte dimostrando l'ingannevolezza verso il consumatore. E si vincono con l'indicazione di origine«.

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