I riscaldamenti delle case inquinano più delle auto

L'arretratezza degli impianti è responsabile di più del 50% delle emissioni di biossido di carbonio (CO2) e sino al 30% delle emissioni di particolato (PM)

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ATTENZIONE, i nostri edifici inquinano più delle automobili. La qualità dell'aria nelle nostre città, infatti, è influenzata non solo dal traffico, come comunemente si crede, ma sempre più dall'arretratezza del patrimonio edilizio, responsabile di più del 50% delle emissioni di biossido di carbonio (CO2) e sino al 30% delle emissioni di particolato (PM). Gli interventi, anche limitati, sui sistemi di riscaldamento e condizionamento degli edifici, nei soli 20 capoluoghi di Regione ridurrebbero le emissioni dal 10% al 50% e determinerebbero ricadute positive sulle imprese italiane attive nella filiera dell'efficienza energetica sino a 1 miliardo di euro di volume d'affari; l'Italia potrebbe conseguire una leadership industriale, catturando la forte crescita internazionale attesa nel settore delle tecnologie efficienti. E' quanto emerso al Forum Energia promosso anche quest'anno da Engie - tra i principali operatori mondiali del settore energetico con la collaborazione di Anci, The European House-Ambrosetti e Politecnico di Milano. In Italia, il 55% delle abitazioni ha oltre 40 anni di età, percentuale che sale al 75% nelle città metropolitane. Questo ha conseguenze sia ambientali che economiche. Solo per l'edilizia pubblica (scuole comprese), ad esempio, il costo del riscaldamento è quasi di 2 miliardi annui (in crescita: 1,6 miliardi nel 2007). Il tema inquinamento è associato automaticamente alla mobilità.

Eppure, sul totale dei consumi di energia, il segmento "residenziale" pesa per il 29%, vicino al 33% dei trasporti e comunque di molto superiore al 23% di tutta l'industria, al 13% del terziario, al 2% dell'agricoltura. Nella città di Milano, ad esempio, come ha evidenziato lo studio presentato dal Politecnico, sostituendo il 10% circa degli impianti più vecchi e meno efficienti con impianti più moderni si otterrebbe una riduzione delle emissioni pari al blocco del traffico per ben 6 settimane. Inoltre, mentre il trend delle emissioni di polveri sottili da trasporto su strada ha subito negli anni un forte rallentamento (adozione veicoli "euro"), riducendosi negli ultimi vent'anni del 60%, quello legato al riscaldamento degli edifici è aumentato, doppiando i livelli del 1990 e risultando tre volte superiore ai valori del trasporto su strada. E non potrebbe essere diversamente se il 56% degli edifici Italiani è nella classe di efficienza energetica più bassa (G) e solo il 2% in classe A.

Se si ponesse finalmente al centro delle sue scelte strategiche il tema del "riscaldamento sostenibile" l'Italia rafforzerebbe ulteriormente la sua posizione tra i leader mondiali dell'efficienza energetica, che già oggi la vedono, complessivamente, al secondo posto dopo la Germania e a pari merito con il Giappone; o al primo posto per efficienza energetica nei trasporti (a conferma della focalizzazione delle politiche nazionali su questo aspetto). Una grande leva per attivare politiche virtuose, in sinergia con le esperienze dei privati, è rappresentata dall'impegno delle città italiane di fronte alle sfide della sostenibilità energetica. Oltre 3.000 comunI hanno aderito al Patto dei Sindaci, per la maggior parte presentando i loro PAES-Piani d'Azione per l'Energia Sostenibile. Oltre 1.000 comuni hanno inserito criteri di efficienza energetica nei regolamenti edilizi, con aumento del 600% rispetto al 2008. Sui 1.311 progetti smart (edilizia, mobilità, ict) sono riconducibili al tema efficienza energetica 139 progetti, in 55 Comuni, per un investimento totale di 642 milioni di euro.