Ma il futuro è riciclare

Da alleati a pericolosi distruttori: il rischio che si avverino le profezie della fantascienza e i batteri prendano il sopravvento ci impone di riutilizzare i nostri rifiuti

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UN BATTERIO che mangia il Pet, una plastica molto resistente. E' la notizia che arriva dal Giappone. Una buona notizia? Se immaginiamo un aereo che sorvola il Pacifico e libera l'oceano dall'enorme isola di plastica nata per il gioco delle correnti tra le Hawaii e la California utilizzando questo strumento di igiene marina, si tratta di una splendida notizia. Se immaginiamo lo scenario descritto da Michael Crichton in Andromeda, con un microrganismo che arriva dallo spazio e muta struttura fino ad assumere le sembianze letali di un killer della plastica che attacca ogni oggetto composto con questo materiale, entriamo in un mondo di incubi.

La cronaca finora ha indicato la prima opzione. Esistono giù vari microrganismi che attaccano la plastica, compreso un fungo, e finora i tubi che portano l'acqua in molte delle nostre case non sono stati aggrediti. Questo nuovo batterio, del genere Ideonella, risulta particolarmente efficace (dalle 5 alle 120 volte più degli altri) ed è specializzato nella distruzione del Pet, un osso duro.

I ricercatori giapponesi sono riusciti a isolarlo usando molta pazienza. Sono andati in discariche con un alto tasso di questo tipo di plastica e hanno prelevato 250 campioni di terreno. Poi hanno selezionato le comunità di microrganismi che li abitavano ed hanno trovato quello che cercavano, un batterio che, agendo in un ambiente a 30 gradi, in sei settimane ha seriamente intaccato una pellicola di Pet.

Questo sistema - Andromeda permettendo - potrebbe rivelarsi molto utile come bioremediation, per bonificare terreni inquinati. Ma è il corrispettivo di un'azione chirurgica pensata per asportare un male. Un rimedio estremo. L'obiettivo della medicina invece è prevenire. Distruggere il Pet comporta uno spreco colossale perché si tratta di una materia preziosa per due motivi.

Il primo è che è molto versatile: serve a produrre contenitori, maglioni, moquette, interni per auto, lastre per imballaggi (nel mondo se ne producono più di 50 milioni di tonnellate l'anno, circa un sesto del totale delle plastiche). Il secondo motivo è che deriva dal petrolio. E rappresenta un uso del greggio molto più intelligente e utile rispetto alla combustione: se bruciamo il petrolio produciamo i gas serra che stanno minando l'equilibrio climatico e la nostra sicurezza collettiva; se costruiamo oggetti di plastica e li usiamo in maniera appropriata non facciamo danni.

La via maestra per trattare il Pet non è distruggerlo: è riciclarlo. Non si tratta solo di un buon consiglio ambientale. Con il pacchetto sull'economia circolare l'Unione europea ha fissato parametri sempre più stringenti per gli obblighi di recupero delle merci, che devono evitare di trasformarsi in rifiuti. Certo, il passato va sanato, ma da ora in poi la parola d'odine è "riciclo".
 
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